Mas

di Ettore Ferrari

Enric Mas “salva” il suo bilancio (e quello della Movistar che, verosimilmente, rimarrà anche l’anno prossimo nel World Tour) conquistando al termine di tre settimane da protagonista un altro podio alla Vuelta. Dopo un Tour fortemente negativo (era 11° dopo 18 tappe) e concluso peggio (con un ritiro per Covid), lo spagnolo si è ritrovato sulle strade di casa.

La regolarità, la sua dote migliore – La sua è stata una Vuelta sempre in prima linea, pochi attacchi e tanta regolarità, in linea con quelle che sono le sue caratteristiche peculiari. Giunto terzo nella quarta tappa (vittoria di Roglic), ha ottenuto un altro terzo posto nella sesta frazione, quella che ha esaltato le doti di Evenepoel, che si è vestito di rosso. Quel giorno, Mas è salito al terzo posto anche nella Generale: un podio che non ha più mollato sino a Madrid dove, complice anche il ritiro di Roglic, è salito sul secondo gradino del podio.

Terza volta sul podio: sempre secondo! – Il problema per il classe 1995 non è solo il fatto che trovi sempre qualcuno più forte, che finora gli ha negato di salire sul gradino più alto (prima di Evenepoel, Simon Yates nel 2018 e Primoz Roglic nel 2021), quanto una certa timidezza agonistica che non gli consente di osare di più. Parliamo pur sempre di uno dei migliori interpreti dei GT di questi ultimi anni che, però, non riesce a firmare l’acuto. Da quella Vuelta 2018, in cui vinse al penultimo giorno una bellissima tappa (che permise a lui e a Miguel Angel Lopez di scalzare dal podio Alejandro Valverde, che poi si rifece ampiamente dominando il Mondiale di Innsbruck) e che gli consentì di conquistare il secondo posto finale, primo podio in un GT, Mas ha chiuso in top-ten tutti i Grandi Giri delle ultime tre stagioni: 5° al Tour e alla Vuelta 2020; 6° al Tour e 2° alla Vuelta 2021; ancora 2° alla Vuelta 2022 (ha fallito solo il Tour di quest’anno che, come scritto in precedenza, ha chiuso anzitempo con un ritiro). Il 7 gennaio 2023 compirà 28 anni, quella che un tempo veniva considerata la maturità psicofisica per un corridore da corse a tappe, una verità messa in discussione in questi ultimissimi anni dai nuovi fenomeni del ciclismo contemporaneo (Bernal, Pogacar, lo stesso Vingegaard e ora anche Evenepoel). Basterà per salire quell’ultimo gradino?

Di Ettore Ferrari

Sono nato a Catania il 14 aprile 1971. In redazione dicono sempre che sono troppo preciso, da qui il nomignolo "nessun capello fuori posto". Sono la "Memoria storica" del ciclismo.