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di Ettore Ferrari

Egan Bernal, per la prima volta in questo Giro, va in crisi negli ultimi chilometri della 17esima tappa che arride al generoso Daniel Martin, finalmente vincitore di una tappa. A trarre profitto della defaillance della maglia rosa è soprattutto Simon Yates, che torna sul podio della classifica. Bene Caruso, che arriva con Bernal. Salta Ciccone (attardato pure da una caduta).

Cronaca – Dopo l’eliminazione di due dei tre colli in programma lunedì, anche oggi la tappa subisce una modifica con la cancellazione della salita del Mottarone, in segno di rispetto nei confronti delle 14 vittime della terribile tragedia della funivia di domenica scorsa. Partenza da Canazei per arrivare a quota 1.246 di Sega di Ala, al termine di una salita davvero brutale. Come da copione, la fuga con un gruppo numeroso prende il largo in vista del primo gran premio della montagna. Tra i primi c’è la maglia azzurra (leader degli scalatori) Geoffrey Bouchard che, però, non ci stancheremo mai di dirlo è, come tante volte successo nel passato recente di questo sport, un re senza corona di questa nobile specialità che ha avuto ben altri vincitori. Sarebbe molto più attraente vedere il leader degli scalatori battagliare nelle salite più dure e negli arrivi in salita. Tornando alla cronaca, la fuga prende il largo e poi si frantuma nella seconda ascesa di giornata, il Passo San Valentino (14,8 km al 7,8%), dove passano nell’ordine Bouchard, Dan Martin, Gianni Moscon e Antonio Pedrero. Sono i quattro che si involano verso il gran finale.

In discesa caduta per Nibali, Ciccone ed Evenepoel – Il gruppo è tirato dalla BikeExchange di Simon Yates. Mancano circa 30 km alla conclusione e in curva finiscono a terra Nieve, Ciccone, Nibali ed Evenepoel. Il talentuoso belga, dopo la bruttissima caduta al Lombardia, sembra non dover riprendere e, invece, fasciato ad un braccio riprende dopo qualche minuto. Ciccone ha abrasioni, ma soprattutto ha problemi alla bici. Mentre Nibali, ancora una volta bersagliato dalla sfortuna (la frattura al polso prima del Giro e ben 3 cadute in questa edizione) riprende anche lui la corsa. Ci si avvicina all’ultima salita e i fuggitivi hanno oltre 2’ di margine.

Martin saluta tutti per inseguire un sogno – Sui quattro di testa tornano sotto Giovanni Carboni e Simone Ravanelli. Inizia la salita di Sega di Ala: sono 11,2 km al 9,8% con pendenza massima del 17%! Daniel Martin (nipote di Stephen Roche) attacca con grinta. L’irlandese, da sempre un lottatore con vittorie di prestigio alla Liegi-Bastogne-Liegi 2013 e al Lombardia 2014, e un’infinità di piazzamenti importanti, stacca i compagni d’avventura a caccia di un successo che gli consentirebbe di chiudere il cerchio vincente nei GT, dopo 2 successi di tappa sia al Tour che alla Vuelta.

Bernal in una botte di ferro – Si sale e il gruppo maglia rosa perde vagoni metro dopo metro. Davanti, sono i “granatieri” della Ineos a scandire il ritmo: Jonathan Castroviejo, poi Daniel Martinez e quindi Bernal. Un plauso alla splendida condotta di Dani Martinez in questo Giro, i suoi “occhi della tigre” nel fare un lavoro encomiabile per il proprio leader, ma anche capace lui stesso di una classifica di tutto rispetto visto che è ottimamente piazzato (8°). Ciccone, dopo essere rientrato non ce la fa più, logorato dal lungo inseguimento post caduta. Salta anche Aleksandr Vlasov (4° stamane) e poi Bardet e il terzo in classifica Hugh Carthy. Tiene alla grande Damiano Caruso.

Primo scatto di Yates, Bernal c’è. Sul secondo affondo dell’inglese, la maglia rosa va in crisi – Bouchard e Moscon vengono ripresi (-4,8) e il trentino ha ancora energie per mettersi in testa e dare l’ultimo contributo per i suoi. Joao Almeida accelera senza scattare, è il primo segnale della sfida imminente. Rientrano Yates, Bernal, Martinez. Caruso non risponde. Si alza sui pedali Yates e proprio mentre viene raggiunto Pedrero, Bernal improvvisamente si accartoccia sulla bici, attanagliato da una crisi profonda. Il britannico insiste con Joao Almeida (se il portoghese non avesse perso 4’ ad inizio Giro starebbe lottando per il successo finale), mentre Martinez si ferma ad attendere il connazionale. Martin, intanto, resiste con i denti e conserva un margine risicato ma sufficiente a conquistare l’agognata vittoria di tappa. Secondo è Almeida (a 13”), terzo Yates a 30”. Occhio al cronometro con un sorprendente Diego Ulissi che precede Caruso a 1’20”, il tandem Martinez – Bernal a 1’23”. Alla fine, la maglia rosa cede ma non crolla, rendendo 53” a Yates tornato sul podio della classifica. Questi i ritardi degli altri uomini della generale: Bardet a 2’52”, Vlasov a 3’08”, Carthy a 3’52”, Ciccone a 7’58”.

Yates si avvicina, ma Bernal è ancora sul tetto del Giro – La classifica viene ridisegnata con Egan Bernal sempre in rosa con 2’21” su Caruso e 3’23” su Yates; decisamente più staccati tutti gli altri con Vlasov a 6’03”, Carthy a 6’09”, Bardet a 6’31”, Martinez a 7’17”, Joao Almeida a 8’45”, Foss a 9’18” e Ciccone a 11’26”. Dopo l’arrivo, da valutare le condizioni di Nibali (giunto a 24’45”) che non riesce ad abbassare il braccio destro.

Di Ettore Ferrari

Sono nato a Catania il 14 aprile 1971. In redazione dicono sempre che sono troppo preciso, da qui il nomignolo "nessun capello fuori posto". Sono la "Memoria storica" del ciclismo.