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Con la stagione 2023 ormai ampiamente in archivio e con il 2024 dietro l’angolo, uno dei quesiti più ricorrenti è cosa farà nella stagione dei suoi 30 anni Wout Van Aert? Il poliedrico campione fiammingo viene dall’ennesima annata da protagonista, ma con poche vittorie e, soprattutto, da una striscia incredibile di podi e piazzamenti in top-10 nelle corse che più gli si addicono, vale a dire: mondiali (in linea, a cronometro e ciclocross), europei (in linea e a cronometro), classiche monumento e olimpiadi. Una sequenza senza eguali da settembre 2020 a settembre 2023. WVA riuscirà, finalmente, a prendersi quanto tutti gli riconoscono, ma che per una serie infinita di motivi non è stato in grado di mettere a frutto in un così ampio arco di tempo?

No al mondiale di cross – Partiamo dalla specialità che lo ha consacrato prima di diventare uno dei migliori su strada. Nel ciclocross il belga di Herentals (la stessa località di nascita del leggendario Rik Van Looy, prossimo ai 90 anni), dopo aver duellato sin da ragazzo con Mathieu Van der Poel, ha firmato una tripletta consecutiva (2016-17-18) al campionato del mondo. Ma, pur correndo e vincendo sovente, da tanti, troppi anni assiste quasi impotente ai ripetuti trionfi del suo eterno rivale nella prova più importante: argento nel 2019, ’21 e ’23, sempre battuto da Van der Poel! Con la motivazione di dover puntare maggiormente alla strada (a cui non crediamo), Van Aert ha deciso di ridurre gli appuntamenti nel cross e di evitare l’ennesima (probabile) sconfitta dal fuoriclasse orange. Brucia ancora l’ultimo secondo posto (2023), quando era favorito e invece fu battuto da una impressionante progressione in volata dal nipote di Poulidor.

Forfait anche alla Sanremo – Anche questa sembra una scelta poco felice. Van Aert ha vinto l’unica Monumento proprio sulle strade della classicissima di primavera, ed è stato spesso grande protagonista (6° nel 2019; 3° nel ’21; 8° nel ’22; ancora 3° nel ’23). Saltare una corsa che può rivincere, non convince. Poi, spazio alle classiche del Nord dove, a parte acuti in quelle di minor prestigio (Harelbeke, Gand, Amstel), ha uno 0 alla voce primi posti nelle Monumento Fiandre, Roubaix e Liegi. La strada che porta all’immortalità ciclistica per Van Aert passa da quei sentieri e, se ancora dovesse collezionare sconfitte, la sua parabola potrebbe davvero prendere una direzione discendente.

Il Giro obiettivo primario – Più volte, in questi ultimi due mesi, WVA ha lasciato intendere non solo la presenza alla corsa rosa, ma di provare addirittura la classifica. Libero di farlo, ma non dimentichiamo che disputare il Giro per la Generale comporterebbe la necessità di snaturare parte delle sue doti di poderoso passista per le classiche di primavera. Ne vale veramente la pena? Provare a 30 anni (li compirà a settembre 2024) per ottenere magari ad una top-5 che non aggiungerebbe granché al suo curriculum, così deficitario di classiche monumento e mondiali.

Tanti, quindi, i dubbi di Van Aert in vista di quella che dovrebbe essere l’anno della consacrazione solo se riuscirà a conquistare le tanto sospirate classiche Monumento o il mondiale, oppure un oro olimpico.

Di Ettore Ferrari

Sono nato a Catania il 14 aprile 1971. In redazione dicono sempre che sono troppo preciso, da qui il nomignolo "nessun capello fuori posto". Sono la "Memoria storica" del ciclismo.