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5 nomi per una maglia iridata

di Ettore Ferrari

Il momento più atteso è arrivato, poche ore e sapremo chi vestirà la maglia di campione del mondo nella categoria Elite per i prossimi 365 giorni. L’Australia, che da una settimana ha accolto i mondiali 2022, si appresta a vivere il suo ultimo atto. Scopriamo i possibili protagonisti.

Van Aert – Partiamo dal campione fiammingo che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è un atleta “totale” per la sua incredibile versatilità e completezza. Fortissimo ovunque, però… c’è un però. Il classe 1994, pur avendo già un palmarès di tutto rispetto (senza dimenticare il curriculum nel ciclocross, dove spiccano 3 mondiali consecutivi), ha una lunga serie di piazzamenti nelle classiche/mondiali delle ultime tre stagioni. Proprio dopo l’acuto nella Milano-Sanremo 2020 (edizione estiva per via del covid), ha inanellato tanti, troppi secondi/terzi posti. 2020: 2° al mondiale a cronometro e in linea; 2° al Giro delle Fiandre (battuto al fotofinish dal nemico storico Van der Poel). 2021: 2° al Mondiale di ciclocross (indovinate dietro chi?); 3° alla Milano-Sanremo; 6° al Fiandre e 7° alla Roubaix; 2° alle Olimpiadi in linea a Tokyo (e 6° a cronometro); 2° al Mondiale a cronometro. 2022: 2° alla Parigi-Roubaix; 3° alla Liegi-Bastogne-Liegi. Tra mondiali, olimpiadi e classiche Monumento sono 9 podi in poco più di un anno e mezzo! Pensate se anche solo la metà di queste piazze d’onore fossero state vittorie (con quello che ha vinto altrove) di cosa staremmo parlando. Il concittadino dell’immenso Rik Van Looy da due mesi ha in testa un chiodo fisso: la maglia di campione del mondo da riportare ad Herentals 60 anni dopo il bis consecutivo del leggendario Rik II (per distinguerlo da Rik Van Steenbergen).

Van der Poel – Il nipote del mai dimenticato Raymond Poulidor (che in 18 partecipazioni non vestì mai la maglia iridata, ma conquistò un argento e tre bronzi) ha un conto aperto con il mondiale, dopo l’incredibile black out nel finale di Harrogate 2019. Al Tour ha pagato le fatiche del Giro, ha tirato il fiato e si è ripresentato alla sua maniera: vincendo. Tre semiclassiche belghe, tra fine agosto e metà settembre sono finite nel suo carniere. Sarà sicuramente della partita.

Pogacar – Il fenomeno sloveno ha vinto tanto in questo 2022 (14 successi), ma ha perso il Tour. E se allarghiamo l’orizzonte alla primavera, Sanremo e soprattutto Fiandre erano alla sua portata. Sulla carta non è un tracciato adatto a lui, ma con Tadej, si sa, non si può mai sapere. Inavvicinabile la sua classe, può benissimo vincere anche allo sprint (al recente G.P di Montreal ha battuto Van Aert!) e una maglia iridata sarebbe il miglior viatico per riprendersi il Tour l’anno venturo.

Girmay – Il primo talento del Continente africano che può, al primo tentativo, ambire al bersaglio grosso. Il ragazzo ha appena 22 anni, ma ha imparato in fretta e quest’anno ha portato a casa la Gand-Wevelgem e una bellissima tappa al Giro, annichilendo Van der Poel. Nell’ultimo mese è stato 6° alla Bretagne Classic, 4° al Tour du Doubs, 3° al G.P. del Québec e 2° al G.P. de Wallonie, avvicinandosi sempre più alla vittoria.

Alaphilippe – Dopo il clamoroso bis iridato del 2021, ha avuto tanta sfortuna: la rovinosa caduta alla Liegi, il covid, una nuova caduta alla Vuelta. Torna a correre dopo il ritiro in Spagna, nessuno sa cosa può fare, ma il fatto che domani sarà ai nastri di partenza con il numero 1 è quasi una garanzia. Lou-Lou andrà a caccia del terzo mondiale consecutivo per eguagliare il record di Peter Sagan.

Nel lotto degli outsiders, vanno considerati Michael Matthews (campione del mondo under-23 proprio in Australia nel 2010 e già argento e bronzo tra gli Elite), Remco Evenepoel, che dovrebbe essere al servizio di Van Aert (oltre che in calo dopo i trionfi nella Clasica San Sebastian e soprattutto alla Vuelta) e gli Azzurri del c.t. esordiente Daniele Bennati. Matteo Trentin e Alberto Bettiol si candidano ad un ruolo primario.

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