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Dumoulin sarà alla partenza da Bologna

Verso il Giro 102 – Dumoulin: Il Rosa sempre nel cuore

Tom Dumoulin sogna il bis al Giro d’Italia, dopo essere stato, nel 2017, il primo corridore olandese a vincere la grande corsa a tappe italiana.

Il feeling con il Giro – Dopo un primo assaggio nel 2016, concluso con un ritiro all’undicesima tappa, il nativo di Maastricht ha sbancato la concorrenza l’anno successivo. Presa la maglia rosa dopo la tappa a cronometro (vinta) Foligno-Montefalco, ha palesato grande autorità vincendo pure sul traguardo in salita di Oropa, poi ha mollato il primato a Nairo Quintana nella frazione di Piancavallo per poi riprendersi lo scettro nella crono conclusiva di Milano. Un trionfo convincente che lo ha proiettato tra i big dei GT: con lui sul podio Quintana (secondo a 31”) e Nibali (terzo a 40”). Lo scorso anno prima si è avuta l’esplosione di Simon Yates, dominatore assoluto per 2/3 di gara, quindi l’impresa leggendaria di Froome, che di fatto ha consegnato il Giro al keniano bianco. E Dumoulin? Dopo essersi vestito subito di rosa nel cronoprologo di Gerusalemme, alla fine è stato il più costante lungo l’arco delle tre settimane, chiudendo sul secondo gradino del podio a 46” da Chris Froome. Per lui il rammarico di non essere riuscito a seguire Froome sul Colle delle Finestre, quando ha preso il via la spettacolare azione solitaria del leader della Sky. Un secondo posto comunque di alto spessore, che ha confermato la sua crescita nelle corse a tappe.

2018: secondo al Giro e al Tour (e al mondiale crono…) – Stretto nella morsa dell’imbattibile armata Sky, “Dumo” ha disputato un grande Tour (vittoria nella cronometro del penultimo giorno) chiudendo sul podio degli Champs Élysées al secondo posto a 1’51” da Geraint Thomas e davanti a Froome. Secondo al Giro e al Tour nello stesso anno, impresa riuscita in passato solo a Gino Bartali (1949), quando grandissimo campione toscano dovette arrendersi alla superiorità del campionissimo Fausto Coppi. Ma per Tom Dumoulin le piazze d’onore non sono finite a Parigi e nel mondiale a cronometro ha ceduto la maglia iridata conquistata l’anno prima a Rohan Dennis. Una continuità rimarchevole per il capitano della Sunweb, che poi si è fermato ai piedi del podio (quarto) al mondiale in linea.

Punti di forza – La consapevolezza dei suoi eccezionali mezzi atletici completa un quadro di un atleta quasi perfetto nelle movenze in corsa. Il percorso gli si addice con ben tre frazioni contro il tempo, anche se brevi: la prima a Bologna con la brutale ascesa sul San Luca (8 km); la seconda è la più lunga (34,8 km), da Riccione a San Marino (a 40 anni dal trionfo di Beppe Saronni), con arrivo anche qui in salita; infine la conclusione a Verona (17 km) in una tappa che potrebbe non essere solo una passerella (visto il precedente trionfale a Milano nel 2017). 

Punti di debolezza – Forse la squadra potrebbe non essere all’altezza, ma anche due anni fa non era un punto di forza eppure vinse, quindi… Certo non va sottovalutato il fatto che l’Astana di Miguel Angel Lopez, la Bahrain-Merida di Nibali, la Mitchelton-Scott di Simon Yates, la stessa Jumbo-Visma di Roglic e anche la Movistar di Landa e Carapaz sembrano più attrezzate.

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