di Ettore Ferrari

Con lo strepitoso trionfo (alla media record di 45,792) di Dylan van Baarle salgono a sette i successi olandesi alla Parigi-Roubaix. Rivisitiamo i precedenti a partire dall’acuto di Peter Post fino all’ultimo di Niki Terpstra.

1964 – Un’edizione caratterizzata dalla “folle” andatura di 45,129! Primato che ha resistito fino al 2017 (1° Greg Van Avermaet). A giocarsi la vittoria sono l’iridato Benoni Beheyt e Yvo Molenaers (Wiel’s-Groene Leeuw), Peter Post e Willy Bocklant (Flandria-Romeo). Lo sprint è dominato da Post, che interrompe l’egemonia dei belgi che durava da ben 7 anni. Alle spalle del grande seigiornista (e futuro d.s. della mitica Ti-Raleigh prima e della Panasonic dopo) Beheyt, Molenaers e il compagno di squadra Bocklant.

1967 – Dopo appena 26 km si ritira Jacques Anquetil febbricitante. Il primo attacco lo firma Italo Zilioli (2° negli ultimi tre Giri d’Italia). Intanto, si succedono le forature, a fine gara se ne contano addirittura 224. Cade Zandegù, fresco vincitore del Giro delle Finadre, tre forature tagliano fuori dalla lotta Felice Gimodi (dominatore l’anno prima). Un giovanissimo Eddy Merckx (22 anni non ancora compiuti) screma il gruppo con le sue potenti progressioni, ma è il campione del mondo Rudi Altig a promuovere l’azione decisiva poco prima di Mons-en-Pévèle. Con il teutonico rimangono Merckx, Van Looy, Janssen, Sels, Poulidor, Willy Planckaert, De Cabooter, Vandenberghe e il nostro Gianni Motta. Un drappello grandi firme, con il grandissimo Rik Van Looy, quasi 34enne, a caccia del poker. Una foratura mette fuori causa Motta a soli 7 km dalla fine. La volata è lanciata da Jan Janssen, che va in testa quando ancora mancano 500 metri. L’olandese controlla gli avversari e li batte con una splendida progressione contenendo il ritorno di Van Looy e Alti, solo 7° Merckx. Per l’occhialuto ex iridato (già 3° nel ’63 e 2° nel ’66) una grande vittoria in mezzo ad un curriculum ricco di perle.

1982 – Bernard Hinault è il grande protagonista di questa 80esima edizione, Jan Raas l’astuto vincitore. Ai -25 parte in avanscoperta Ludo Peeters, fido scudiero di Raas nella Raleigh di Post. Hinault è il più generoso nell’inseguimento, mentre rimangono al coperto l’emergente sprinter Eddy Planckaert, l’eterno Roger De Vlaeminck e l’irlandese Sean Kelly. A 6 km dal velodromo, Hinault riprende Peeters, ma Raas è in agguato, pronto per portare a compimento il suo piano. Sfruttango un allungo dell’elvetico Mutter, parte in contropiede Raas in un tratto di lieve ascesa. Hinault indugia un attimo di troppo e non trova collaborazione. Grande cacciatore di classiche, tra i più prolifici della storia, si presenta tutto solo nella pista in cemento di Roubaix, andando a cogliere una delle poche classiche che ancora mancava alla sua collezione. Hinault è solamente 9° e dice addio all’odiato pavé.

1983 – La spietata e crudele battaglia sulle pietre lancia cinque atleti: il grande Francesco Moser (a caccia del poker per eguagliare De Vlaeminck), Kuiper, Gilbert Duclos Lassalle, Marc Madiot e il semisconosciuto Ronan De Meyer. Moser corre senza risparmiarsi. Ai -18, Kuiper coglie una leggera flessione del trentino e va via in progressione senza scattare. Il potente tulipano ha tanta birra in corpo e sfiora il minuto di vantaggio, ma la Roubaix nasconde insidie fino all’ultimo metro di pavé. Così, ai -11 Kuiper entra in una curva con troppa velocità e non s’avvede di una pozzanghera d’acqua, nella quale finisce la ruota posteriore. Risultato: tubolare fuori dal cerchio, con quest’ultimo anch’esso danneggiato. Sul suo volto aleggia una smorfia di paura e smarrimento, sono attimi interminabili, ma per sua fortuna un meccanico lo soccorre e gli sostituisce la ruota. Uno sguardo alle proprie spalle, non si intravede nessuno e subito si lancia a completare l’opera. La Roubaix è sua, dopo l’Olimpiade (da dilettante), il Mondiale, Fiandre e Lombardia e prima della Sanremo (che vincerà due anni dopo a 36 anni suonati). Duclos Lassalle (già 2° nell’80) supera Moser nella volata per completare il podio.

2001 – Fango e pioggia rendono ancora più dura una corsa ai limiti dell’umano. Sono in sette a giocarsi la vittoria. Quattro sono della stessa squadra (la Domo): Museeuw, l’iridato Vainsteins, Wilfried Peeters e Knaven; con loro Hincapie, Wesemann e Diercksens. Museeuw, quasi miracolato dopo un brutto incidente in moto nell’agosto precedente, è il grande favorito e invece il colpo di mano riesce a Servais Knaven. Festa completa della Domo con Muesseuw secondo e Vainsteins terzo.

2014 – A lungo all’attacco Tom Boonen (che cerca la “cinquina”), poi sale in cattedra Peter Sagan, generoso protagonista prima del Carrefour de l’Arbre, quindi entrano in scena Sep Vanmarcke e Fabian Cancellara (rispettivamente secondo e primo nell’edizione precedente), che riprendono lo slovacco portandosi dietro Degenkolb e Stybar. Negli ultimi 10 km rientra un gruppetto con Boonen e Wiggins. Infine, l’assolo di Niki Terpstra che coglie a quasi 30 anni il primo acuto in una monumento.     

Di Ettore Ferrari

Sono nato a Catania il 14 aprile 1971. In redazione dicono sempre che sono troppo preciso, da qui il nomignolo "nessun capello fuori posto". Sono la "Memoria storica" del ciclismo.