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Van Aert alla ricerca del tempo perduto

L’ascesa di Wout Van Aert si è arrestata bruscamente il 19 luglio scorso, mentre era impegnato nella tappa a cronometro (dove era uno dei favoriti) di Pau. In una curva a destra andò a sbattere violentemente contro le transenne, procurandosi una profonda lacerazione alla gamba destra. Il Tour, il suo primo Tour, lo stava disputando da protagonista: dopo il successo con la sua squadra (Jumbo-Visma) nella cronosquadre del secondo giorno, il belga si è piazzato 9° ad Epernay, 2° a Colmar (battuto solo da Peter Sagan), quindi ha conquistato la decima tappa con arrivo ad Albi, imponendosi con autorità al cospetto delle migliori ruote veloci della Grande Boucle: Viviani, Ewan, Matthews e Sagan, mica male!

Il salto di qualità a giugno-luglio 2019 – Dopo i trionfi nel ciclocross (ben 3 titoli mondiali consecutivi, nonostante Van der Poel…), il classe 1994, nelle ultime due stagioni si è sempre più orientato alla strada e, dopo piazzamenti (con prove convincenti) nelle classiche e alcune vittorie in gare minori, ha fatto un netto salto di qualità all’inizio dell’estate scorsa. Che fosse un talento per il pavé e per le corse di un giorno lo si sapeva, ma a partire dal Critériun del Delfinato ha dimostrato di essere migliorato sensibilmente in volata e a cronometro. Nella prestigiosa corsa a tappe d’oltralpe ha dispensato spettacolo allo stato puro, dominando la cronometro di Roanne (26,1 km) relegando uno specialista come Tom Dumoulin a 47”; poi ha vinto in volata la tappa successiva bruciando Sam Bennett e Julian Alaphilippe. Ha chiuso il Delfinato in maglia verde (classifica a punti) e una decina di giorni dopo ha conquistato la maglia di campione del Belgio a cronometro battendo Lampaert, Evenepoel e Campenaerts, praticamente il meglio del suo Paese nelle prove contro le lancette. Un nuovo Van Aert, dunque, che con l’ardore dell’età (24 anni) e la classe cristallina che già disponeva ad iosa si apprestava a disputare il Tour, suo primo GT. Ma la tremenda caduta di Pau ha interrotto l’ascesa del concittadino del grandissimo Rik Van Looy.

La lunga degenza, il lento recupero e il ritorno alle gare il 27 dicembre – Fino ad ottobre l’ex tre volte iridato non è riuscito a salire in bici, c’è voluto pure un mental coach per recuperalo anche sotto il profilo psicologico, visto il trauma della caduta. Così ha ripreso pian piano a riprendere a pedalare fino al ritorno alle competizioni nel suo primo amore, il ciclocross, il 27 dicembre scorso. Buono l’esordio con un quinto posto (vittoria dello straripante Van der Poel), cui ha fatto seguito un altrettanto incoraggiante quarto posto. Dopo un’assenza dalle gare di ben cinque mesi abbondanti (precisamente 161 giorni) non è semplice ritrovarsi, ma Van Aert sembra essersi lasciato alle spalle il periodo buio e si proietta nella nuova annata con rinnovato ottimismo. I punti chiave del 2020 sono le classiche, a partire dalla Strade Bianche (3° nel 2018-19), quindi la Milano-Sanremo (6° nel 2019), per proseguire al Nord: Harelbeke, Gand-Wevelgem, e soprattutto Giro delle Findre e Parigi-Roubaix.

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