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Sono passati vent’anni dalla morte di Gino Bartali

di Turi Barbagallo

Vent’anni fa se ne andava un pezzo della nostra storia. Un uomo, Gino Bartali, che per il suo vissuto, per le sue rivalità, per il significato delle sue vittorie, per il suo operato, mai sbandierato, a favore di chi era oppresso, non riesco a definire diversamente. Il toscano è ricordato soprattutto per la grande rivalità con Fausto Coppi, ma basta addentrarsi un po’ nei meandri della sua esistenza, semplice in apparenza, per rendersi conto di che personaggio è stato, cosa ha dovuto affrontare e cosa ha rappresentato per una intera nazione.

Gli inizi di carriera – Passato professionista a metà degli anni trenta, impiega poche pedalate per conquistare folgoranti successi e lo spazio che era stato di Girardengo, Binda e Guerra. A una settimana dalla vittoria del suo primo Giro, un dolore lancinante: la morte in bici del fratello Giulio fa vacillare le convinzioni sul suo futuro agonistico. In questo doloroso snodo prevale l’amore per la bicicletta che non lo abbandonerà più. I suoi primi successi sono subito significativi, a tal punto che il regime nel 1938 lo obbliga a rinunciare all’amato Giro d’Italia in favore del Tour. Era necessario sbandierare in faccia agli odiati francesi l’orgoglio italico, e chi meglio di Ginettaccio poteva portare il nostro tricolore a sventolare nel velodromo di Parigi?

La rivalità con Coppi – Poi, improvviso, dal nulla spunta Coppi. Il primo scontro, nella primavera del 1940, sembra quasi un brutto sogno che gli riserva al Giro una sconfitta inaspettata. La guerra attraverserà la sua carriera mutilandola degli anni migliori, ma non lo spazzerà. Al ritorno alle gare vi è una morale collettiva da ricostruire, dentro e fuori i nostri confini. Bartali darà il suo importante contributo dando vita ad un braccio di ferro con Coppi che, nel frattempo, si è trasformato nel peggiore avversario che ti possa capitare. Un avversario spesso e volentieri imbattibile. Eppure, prima di rassegnarsi all’anagrafe, coglierà successi ancora più significativi di quelli già in carniere. Dal Giro del ’46 corso sulle macerie, alle bellissime vittorie colte ai Tour de Suisse del ’46 e del ’47 e poi il capolavoro di una carriera stupenda che gli farà guadagnare spazi che neanche il campionissimo di Novi Ligure saprà mai coprire.

Il secondo storico Tour – Per la seconda volta gli viene chiesto di vincere il Tour, questa volta il regime non c’entra, ma una democrazia fragile da puntellare dopo l’attentato a Togliatti. Ancora una volta obbedisce e vince il suo secondo Tour a dieci anni di distanza dal primo, un record che ancora resiste. Tutto ruota attorno ad una telefonata intercorsa fra lui e Alcide De Gasperi, ammantata da un alone di mistero. Cosa si siano detti di preciso non si sa, quel che è certo è che le notevoli tensioni che avevano portato l’Italia sull’orlo di una guerra civile si smorzarono anche grazie alle esaltanti notizie che, in quei caldissimi pomeriggi dell’estate del 1948, raccontavano della fantastica rimonta del toscano ai danni dell’idolo di casa, Bobet. Dopo questo indimenticabile successo, l’onorevole declino dell’uomo di ferro non manca di qualche soddisfazione.

Giusto tra le Nazioni – Passeranno tanti anni prima che venga alla luce il gesto più nobile della vita di Bartali che, nel corso della seconda guerra mondiale, sprezzante del pericolo e sfruttando la sua immagine e carisma, salva diverse centinaia di ebrei da una fine certa. Operato che gli è valso il titolo di Giusto tra le Nazioni.

Gino Bartali, un grande uomo che ha attraversato tutto il ‘900 in modo mai banale. Chissà se lui se n’è mai reso conto.

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