Roglic nell’olimpo della Vuelta con Rominger ed Heras

di Ettore Ferrari

In 86 anni di storia (76 edizioni) solo in tre sono riusciti nell’impresa di vincere 3 volte consecutivamente la Vuelta. Roglic è l’ultimo in ordine di tempo, ed è anche (finora) imbattuto, visto che ha partecipato solamente alle tre edizioni vinte. Prima dello sloveno, la “tripletta” è stata appannaggio di Rominger ed Heras.

Rominger chiude la storia della Vuelta corsa in primavera con un tris d’autore – Corridore già avanti negli anni quando passò professionista (25 anni), l’elvetico alternava prestazioni maiuscole (su tutte il Lombardia 1989) a prove opache. Inoltre, pur essendo uno specialista delle brevi corse a tappe, sembrava avviato a non essere competitivo nei GT per via di fastidiose allergie che ne limitavano le prestazioni nei mesi di tarda primavera e estate. Sappiamo tutti come è andata. Rominger, passato dal gruppo Chateau d’Ax al colosso Mapei, e raggiunta la piena maturità atletica, riuscì ad inanellare quasi un lustro di altissimo spessore, a partire dai 31 anni.

Il primo successo lo firma nel 1992. Dopo una corsa regolare, caratterizzata dalla lunga permanenza in amarillo (12 giorni) dell’outsider Jesus Montoya, Rominger scalza lo spagnolo dalla vetta della classifica con il successo nella cronometro di Fuenlabrada a tre giorni dalla fine. Sul podio con Rominger, Montoya 2° a 1’04” e Pedro Delgado 3° a 1’42” (4° Marco Giovannetti a 5’19”).

L’anno dopo la corsa è animata dallo splendido duello tutto svizzero tra il 32enne Rominger e l’emergente Alex Zulle (24 anni). Tre settimane di colore rossocrociato (Zulle e Rominger i soli ad indossare la camiseta amarillo), con Zulle scatenato a cronometro e Rominger più forte in salita. Risultato? Zulle vince 3 prove contro il tempo (il prologo a La Coruna, Navacerrada e l’ultima a Santiago de Compostela, dove riesce quasi a ribaltare il risultato finale), rimanendo in testa alla classifica per ben 13 giorni. Rominger, dal canto suo, domina il campo sugli arrivi in salita di Cerler, Valdezcaray (dove strappa la maglia al connazionale) e ad Alto del Naranco. Zulle perde la Vuelta per soli 29”! Una sfida davvero appassionante relegati al ruolo di comparse (Laudelino Cubino 3° a 8’54”).

Il 1994 è l’anno dell’ultima edizione della Vuelta disputata ad aprile-maggio. Rominger stravince, dominando dal primo all’ultimo giorno. È l’anno della terribile caduta di Mario Cipollini nella prima tappa in linea. Nessuno riesce solo ad impensierire lo strapotere di Rominger che vince 6 tappe (3 a cronometro e 3 in salita) e indossa la maglia di leader dal primo all’ultimo giorno (21 in tutto)! Lontanissimi tutti gli altri: la meteora Mikel Zarrabeitia a 7’28”, Delgado (all’ultima recita) a 9’27” e Zulle (sottotono) a 10’54”, stracciati dalla furia di Rominger.

Il tris di Heras per completare un poker da record – Classe 1974, scalatore puro, Roberto Heras ebbe una carriera breve (8 anni), stroncata da una controversa positività proprio nell’anno in cui vinse la terza Vuelta consecutiva (quarta in assoluto). Dopo il primo acuto all’alba del nuovo Millennio (2000), Heras abbandona la kelme per approdare alla corte di Lance Armstrong. Il texano è nel periodo d’oro dell’incredibile serie vincente (poi annullata) al Tour ed Heras è un concorrente in meno e un luogotenente in più, soprattutto in salita. Alla Vuelta, però, lo spagnolo può giocarsi le sue carte e dopo i piazzamenti nel 2001 e 2002, torna al successo nel 2003. Questo è l’anno in cui si affaccia prepotentemente alla ribalta un giovane che già nelle categorie minori aveva vinto a raffica, lo chiamano El Embatido: Alejandro Valverde. Il murciano vince 2 tappe e chiude sul podio per la prima volta. Dopo questo successo, Heras torna a correre per una formazione spagnola, la Liberty Seguros di Manolo Saiz (ex d.s. della famosa ONCE). Seguono due Tour del tutto anonimi, ma tra i propri confini, Heras si trasforma e coglie altre due vittorie nel 2004 e 2005. L’ultima, in particolare, al termine di una bella sfida con il russo Denis Menchov. Dopo quel trionfo, che gli vale il record di 4 vittorie, la tegola della positività all’Epo e la squalifica con conseguente perdita del successo. Heras, 31 anni, non tornerà più a gareggiare ed esce dal mondo del ciclismo. Dopo una lunga battaglia legale, nel 2012 la giustizia gli ha dato ragione: quella positività all’Epo è stata cancellata e il suo nome è stato di nuovo iscritto nell’albo d’oro della Vuelta 2005.

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