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Roglic – Dopo il tracollo al Tour la rinascita con Liegi e Vuelta

di Ettore Ferrari

Poche chiacchere, Primoz Roglic è un campione. Si alzi in piedi (io per primo) chi pensava che lo sloveno potesse fare un post-Tour come quello che ha fatto solamente il 19 settembre, giorno della dèbacle nella cronometro di La-Planche-des-Belles-Filles, che ha incoronato il suo giovane connazionale Tadej Pogacar. Francamente, era difficile immaginare che un simile tracollo (un Tour condotto sempre in prima linea con la quasi certezza di averlo in tasca) si trasformasse in grande energia positiva, suffragata poi da risultati eccellenti.

LIEGI + VUELTA (poker di tappe e 13 giorni in rojo!) – Appena una settimana dopo l’amarissimo podio di Parigi, Roglic chiudeva il mondiale di Imola al sesto posto nel primo gruppetto inseguitore dal vincitore Alaphilippe. Si pensava che sfruttava ancora l’onda lunga della condizione del Tour, anche se in corsa non aveva certo brillato dopo il lavoro di Pogacar in suo favore. Ma è alla Liegi-Bastogne-Liegi (corsa per la prima volta) che compie il primo capolavoro. Come a Imola, i più forti sono nel gruppetto che si gioca la corsa. Ci sono l’iridato Alaphilippe, Pogacar, l’emergente Hirschi, il rientrante Mohoric e lui l’imperscrutabile Primoz. Volata che Alaphilippe vuole dominare, il francese rovina tutto con la sua veemenza. Prima ostacola Pogacar e Hirschi (e per questo verrà squalificato!), quindi pensa di aver vinto e alza le braccia al cielo, ma non si avvede che alla sua destra con un colpo di reni viene superato sulla linea da Roglic! Il campione della Jumbo-Visma si prende così la sua prima classica monumento, arricchendo un palmarès già importante con una delle corse in linea più gloriose al mondo. Ma non è finita, perché decide di correre la Vuelta, nella quale sulla carta (ma proprio sulla carta…) condivide i gradi di capitano con Tom Dumoulin. Risultato? Basta la prima tappa, vinta con autorevolezza, per dare un chiaro segnale a tutti: è alla Vuelta per vincere. Il resto lo conosciamo, a parte il mezzo passaggio a vuoto nella giornata (Aramon Formigal) in cui Carapaz gli strappa la roja e poi ancora sull’Angliru per una solo giorno, Roglic è protagonista di una Vuelta volitiva, accorta ma culminata da colpi di maestria che gli permettono di conquistare ben 4 successi di tappa e totalizzando complessivamente 13 giorni in maglia rossa (che si sommano ai 12 della scorsa edizione per un totale di 25 giorni in rojo alla Vuelta). Proprio al penultimo giorno di gara, ha rivisto gli spettri del Tour, stavolta però è riuscito a mantenere calma e freddezza per chiudere vincitore nel duello con Carapaz. Per la cronaca, ha chiuso per il secondo anno consecutivo al primo posto nella classifica mondiale dell’UCI World Ranking.

La leggenda del calo dell’ultima settimana… – Un’ultima cosa, Roglic cala nell’ultima settimana di un GT. Vogliamo sfatare questo concetto analizzando i suoi risultati nelle ultime due stagioni. Giro (3°) e Vuelta 2019, Tour (2°) e Vuelta 2020: quattro GT consecutivi sul podio (con due vittorie), ma soprattutto condotti sempre al vertice lottando sempre per la vittoria come evidenziato dai 41 giorni al comando della Generale (25 in maglia rossa, 11 giorni in maglia gialla 5 giorni in rosa) su un totale di 81 giorni di corsa. Numeri imponenti e non chiacchere.

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