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Luca Scinto, dal carattere esuberante, vulcanico, egocentrico per il suo passato di portiere di calcio inizia la carriera ciclistica per caso, prendendo la Bianchi del padre per fare il classico giro con gli amici e staccò tutti. “Iniziai così a correre grazie ad un amico che mi portò in una società ciclistica coniugando calcio e ciclismo da esordiente. Scelsi poi il ciclismo, ma non fu facile. Ero grassoccio, ma da allievo a Santa Croce vinsi la mia prima gara”.

Da Junior poi fece otto secondi posti e 38 vittorie da dilettante. “Nonostante questo non fu facile passare professionista, non era come adesso, ne passavano solamente tre o quattro l’anno. Passai poi alla MG Boys con Ferretti e furono gli anni più belli con Bugno e Sorensen”.

Dopo un anno da professionista nella Asics – CGA, Scinto viene ingaggiato dalla Mapei, squadra formata da un mix di campioni affermati e giovani promettenti che poi hanno fatto la storia del ciclismo come Fabian Cancellara e Pippo Pozzato.  “È un ricordo bellissimo, mi ritengo fortunato per tutto questo. Aldo Sassi ci testava al centro MAPEI, con lui c’era anche Luca Guercilena, un personaggio che è poi diventato uno dei più DS vincenti al mondo”.

Michele Bartoli, Pascal Richard, Johan Museeuw e Andrea Tafi, alcuni degli “animali” con cui Scinto ha corso. 

Cinque le sue partecipazioni al Mondiale, se si conta anche quella da dilettante. Scinto ha preso parte anche alle spedizione azzurra di Zolder 2002, il Mondiale di Cipollini. “Che ricordi, devo tutto al povero Franco Ballerini che mi convocò in quell’occasione. La forza di Mario era il suo carisma, delle persone come lui se ne può parlare bene e male. A Zolder fu il suo carisma ad unirci, eravamo fortissimi, avevamo gli occhi della tigre. Non era un percorso facile – ricorda Scinto, che aggiunge  – provate voi a fare 240 km a 45 – 50 km di velocità costante. La maglia azzurra per me è stata un’avventura incredibile”.

Nel ciclismo non esiste il concetto di bandiera. Le squadre cambiano in continuazione, i corridori cambiano squadra eppure il sodalizio tra Scinto e Citracca è indissolubile. 

In merito al Giro d’Italia 2020 Luca Scinto, Direttore Sportivo della Vini Zabù-Brado-KTM, afferma che questa edizione “è stata una corsa diversa rispetto alla solita alla quale siamo abituati. Credo che il ciclismo abbia insegnato a tutti gli altri sport come si convive con il Covid-19. Siamo stati un esempio per tutti, il meccanismo delle bolle ha retto tanto da permetterci in tutta sicurezza l’arrivo a Milano”. 

Soddisfatto del rendimento della sua squadra. “Devo dire di sì, siamo andati in fuga tutti i giorni e abbiamo sfiorato la maglia azzurra con Giovanni Visconti. Credo che Giovanni non abbia vinto la maglia azzurra perché è stato troppo generoso nella tappa in cui l’ha presa, le cose sarebbero potute andare diversamente, ma si è fatto prendere dalla foga”

Sulla tappa di Morbegno afferma: “E’ stata una decisione presa su una chat tra corridori. Noi non eravamo a conoscenza di nulla, dissi ai miei atleti di presentarsi alla partenza altrimenti venivano cacciati. Fui costretto quel giorno a recuperare i miei facendo un contromano con la macchina poichè mi portai avanti pensando ad una partenza regolare ed a una possibile fuga”.

Ancora non si conosce il luogo di ritiro né la data in cui la Vini Zabù-Brado-KTM andrà in ritiro. “Ancora – conclude Scinto – non vi è nulla di sicuro. Stiamo valutando anche in funzione della sicurezza nostra e dei nostri atleti. Purtroppo è ancora il Covid a dettare i ritmi e i tempi di programmazione dei ritiri”.