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Roglic a UAE Tour

Le pagelle della Vuelta – Cyborg Roglic si merita un 10 pieno

La prima di uno sloveno è da festeggiare col 10 pieno. In archivio la 74esima edizione della Vuelta a España tra conferme, sorprese e clamorose bocciature.

Roglic 10 – Dominatore vero. Non ha concesso neanche dieci minuti storti ai rivali prendendosi il primo GT in carriera. Fenomeno sia a cronometro che in salita. Cyborg.

Pogacar 9,5 – E’ nata una stella! A vent’anni, vincere tre tappe e salire sul podio in una Vuelta così combattuta, è roba da marziani. Lo sloveno lo è. Predestinato.

Valverde 9 – Il primo podio nella corsa di casa, arrivò nel lontano 2003. A distanza di sedici anni, lui è ancora lì, con una maglia iridata sulle spalle. Forse (ripeto, forse) ha perso lo spunto veloce di un tempo, cosa che non gli ha permesso di vincere anche la maglia verde. Ma sarebbe stato davvero troppo. Storico.

Bennett 8 – Vince in volata ed è capace di battagliare anche nelle tappe mosse, senza paura di buttarsi nelle fughe da lontano. L’irlandese è un velocista forte e completo che ha fatto vedere cose importanti in diverse tappe ed ha le carte in regola per essere protagonista al Mondiale. Poliedrico.

Jakobsen 8 – Negli sprint da velocisti puri, ha dimostrato che forse era lui quello con qualcosa in più. Si prende due vittorie di tappa, tra le quali il prestigioso epilogo a Madrid. Spietato.

Bouchard 8 – Una bella sorpresa “a pois” di questa edizione della Vuelta. La sua preoccupazione era quella di “dimostrare di poter stare tra i professionisti”. Altroché, ci sembra un corridore molto interessante capace di tenere in salita e di sprintare in vetta con facilità. Madrazo (voto 6,5) ne sa qualcosa. Generoso.

Gilbert 8 – Anche lui, in quanto a longevità sportiva ad alti livelli, non scherza affatto. Due vittorie di tappa a spettacolari sanciscono che la classe, nel ciclismo, non può essere una qualità di poco conto. Philippe, ne ha da vendere. Regale.

Cavagna 7,5 – Un altro talento sfornato dalla Deceuninck. Passista dalla forza spaventosa, capace di tenere alta la velocità per tantissimi chilometri. La vittoria di tappa è un capolavoro, ma già si era mostrato nella cronometro e con altri piazzamenti di rilievo. Stantuffo.

Hagen 7,5 – Spunta tra l’indifferenza degli addetti ai lavori questo corridore norvegese che fino a pochi anni fa si dedicava ad atletica leggere e sci di fondo. Lotta per le posizioni di rilievo della generale, fatto storicamente insolito per la Lotto-Soudal, cacciatrice di tappe per eccellenza. Beneficia di una fuga per rientrare in classifica ma poi non molla la top 10 mostrandosi tra i più brillanti nelle grandi ascese, subito alle spalle dei big. Scoperta.

Majka 7 – Finale di Vuelta in crescendo per il polacco che, con coraggio, ha anche cercato di prendersi un successo parziale. Per uno con le sue caratteristiche non è semplice mancandogli lo spunto in volata. O stacca tutti o si deve accontentare. Dopo il sesto posto al Giro d’Italia (ed al Tour of the Alps), arriva la medesima posizione nella corsa spagnola. Niente male. Diesel.

Higuita 7 – La vittoria di tappa, la prima in carriera per questo giovane ed interessantissimo colombiano, è un saggio delle sue doti. Un altro che farà parlare di se nei prossimi anni. Coraggioso.

Teuns 6,5 – Non riesce ad alzare le braccia al cielo ma ci prova in più occasioni. Veste la “roja” per un giorno e piomba più volte nella top 10 generale dopo azioni da lontano. Cura la classifica per la prima volta in carriera terminando in dodicesima posizione. Non è poco per un corridore con le sue caratteristiche. Combattente.

Sajinok 6,5 – Dopo aver fatto vedere cose eccezionali su Pista, si è ben disimpegnato tra le strade spagnole con diversi piazzamenti interessanti. La punta di velocità ed il colpo d’occhio, non gli mancano e Madrid ne è un esempio. Ha enormi margini di miglioramento. Frizzante.

Lopez 6 – Qualcuno ha detto che “gli manca sempre uno per fare due”. Ed è vero. Nella prima settimana sembrava indubbiamente il più forte in salita, poi è andato via via spegnendosi subendo le azioni altrui. Termina la sua corsa con un discreto quinto posto, ma le premesse erano ben altre. Attapirato.

Quintana 5,5 – Ci prova, ci riprova, rimbalza, si rialza, va in fuga, tiene duro, respira, si riaggancia, attacca, si arrampica, si ristacca. Ha provato di tutto il buon Nairo in questa Vuelta, ma la gamba non è quella di qualche anno fa, è troppo evidente. Una fuga lo proietta nuovamente nelle zone nobili della classifica garantendogli un quarto posto che, altrimenti, sarebbe stato un sesto o un settimo. Cose non all’altezza del suo blasone. Altalenante.

Sergio Henao 4,5 – Ad un certo punto sembrava aver messo nel mirino la maglia a pois, poi è scomparso. Ci ricordavamo un altro Henao, uno che avrebbe senz’altro lasciato un segno importante in una corsa come quella appena conclusa. Rabbuiato.

Boasson Hagen 4,5 – Ha fatto vedere davvero poco, salvo qualche comparsata interessante. Qualche piazzamento lo ha raccolto pure, ma da uno con la sua classe ed il suo motore ci si aspettava prestazioni differenti. Specie nella tappa di Guadalajara. Ecco, uno che azzecca la fuga giusta in una tappa che presenta un finale del genere, minimo deve contendere il successo a Gilbert. Lui non c’era. Spuntato.

Battaglin 4,5 – In casa Katusha c’era poco da lavorare per un uomo di classifica e poco da sbattersi per un velocista. Lui però non si è mai visto lo stesso. Eppure di tappe buone per lui, dove poteva avere tutta la libertà del mondo, ne erano state disegnate diverse ma, semplicemente, è come non ci fosse mai stato. Inspiegabile.

Chaves 4 – Non cambia la valutazione rispetto alla scorsa pagella. Ci dispiace, ma non può che essere così. Nella prossima stagione deve dare un segnale all’altezza del suo nome. Anonimo.

Mejnties 4 – Nelle ultime tappe mostra una forma leggermente migliore inserendosi in qualche fuga buona, tenendo poi le ruote di alcuni big una volta esaurito il tentativo degli attaccanti. Non è un’attenuante, bensì un’aggravante perchè avere una discreta gamba e non toccare palla, non è una cosa positiva per uno della sua qualità. Respinto.

Gaviria 4 – Per essere soddisfatto lui e la sua squadra, quantomeno doveva tener testa a Bennett e Jakobsen. Gli ha lasciato campo libero quasi sempre. Involuto

Degenkolb 3 – Un pò come Boasson Hagen, con qualche piazzamento in meno. Evanescente.

Poels 3 – Ma è lo stesso che un paio di anni di anni fa è arrivato secondo, dietro Contador, sull’Angliru? Non sembra, specie alla luce del fatto che aveva i gradi di capitano del Team Ineos al pari di Gheogegan Hart (voto 6,5, perchè quantomeno ci prova sempre), cosa che capita raramente e va sfruttata al meglio. Lui non coglie l’occasione. Sprecone.

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