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Le pagelle del Tour – Promossi e bocciati dell’edizione 106

Il Tour de France 2019 ha visto la vittoria storica di Egan Bernal: primo colombiano a salire sul gradino più alto a Parigi e vincitore più giovane della Grande Boucle. Il portacolori della Ineos è stato perfetto, scagliando l’attacco decisivo al momento giusto. Le insufficienze sono per chi annunciato protagonista alla vigilia, non si è mai reso artefice di nessuna azione meritevole di nota.

Bernal 10 – E che altro voto si potrebbe dare a questo straordinario talento? Primo colombiano a vincere il Tour e primo “giovane” a salire sul gradino più alto del podio con gli Champs-Elysées sullo sfondo. Una Grand Boucle in crescendo dopo una prima settimana non brillantissima. Quando si superano i 2000 metri di altitudine ha qualcosa in più degli altri, una qualità importante nei GT. Predestinato.

Alaphilippe 9,5 – Due vittorie parziali, numerosi piazzamenti in tappe dalle caratteristiche differenti, quinto in classifica generale, numero rosso del Tour e una strenua difesa della maglia gialla, con coraggio e volontà, che ha fatto sognare il popolo francese. Aveva già dimostrato di essere un campione, oggi si è scoperto fuoriclasse vero. Chapeau.

Sagan 8 – Settima maglia verde della carriera: è record! E’ tornato il Peter che conoscevamo dopo una campagna del Nord deficitaria che aveva fatto preoccupare i suoi fans. Ha ritrovato se stesso proiettandosi verso un Mondiale che potrebbe farlo entrare ancor di più nella leggenda. Superbo.

Ewan 8 – Si cercava il velocista principe in un contesto caratterizzato dal grande equilibrio? Eccolo! Il tasmaniano ha messo tutti d’accordo con ben tre vittorie di tappa, compresa quella conclusiva di Parigi. La definitiva consacrazione di uno sprinter ancora giovane che, in un momento storico senza un vero padrone delle volate, può prendersi uno spazio molto importante. Frizzante.

Thomas 7,5 – Mezzo voto in più per la signorilità mostrata nel rendere merito al suo giovane compagno. Brillante nel primo arrivo in salita e nella cronometro. In affanno sul Tourmalet dove limita comunque i danni. In generale, una costanza di rendimento notevole che lo colloca sul podio, alle spalle di Bernal, per quella che è una fantastica doppietta Ineos. Coriaceo.

Kruijswijk 7,5 – Primo podio in un grande Giro per l’olandese della Jumbo-Visma. Sempre lì quando conta non mostrando mai cedimenti. Eccezionale anche il lavoro dei suoi compagni, in particolare Bennett e De Plus. Qualcosa di più che due semplici gregari. Ragioniere.

Buchmann 7 – Non si vede quasi mai, ma è sempre stato dove contava esserci. Un quarto posto difficile da pronosticare alla vigilia nonostante l’alto rendimento mostrato in stagione. Questo Tour può essere la svolta di una intera carriera per il tedesco della Bora-Hasgrohe. Rivelazione.

Nibali 7 – Aveva un obiettivo e lo ha centrato: vincere una tappa al Tour. Non alzava le braccia da 16 mesi, da quella straordinaria Milano-Sanremo che lo ha visto trionfare. Ci prova in quasi tutte le occasioni nell’ultima settimana prima di trovare l’azione buona. Resiste al ritorno del gruppo come solo un campionissimo può fare. E lui lo è! Monumento.

Trentin 7 – Si piazza praticamente in tutte le volate con ben nove top 10 di tappa. Il colpo che si è inventato a Gap però, con quella maglia di campione europeo addosso, è qualcosa di memorabile. Cecchino.

Team Movistar 6,5 – Alla partenza, schieravano tre punte (Valverde 7, Landa 7, Quintana 6) da far paura, in una formazione attrezzatissima per far saltare il banco. Nessuno di loro, però, ha terminato la Grand Boucle nei primi cinque della generale. E’ vero che hanno vinto una tappa e la
classifica a squadra, ma ci si aspettava qualche acuto in più che è mancato. Incompiuti.

Viviani e Groenewegen 6 – Una tappa ciascuno e diversi piazzamenti. In un Tour con tantissime occasioni per i velocisti, è il minimo sindacale per due con la loro forza ed il loro talento. Spuntati.

Aru 6 – Al rientro in un GT, tiene duro come la condizione attuale gli consente di fare. Arriva un quattordicesimo posto nella generale che fa ben sperare per il finale di stagione ed il prosieguo della carriera. Per il ciclismo italiano, è troppo importante il suo pieno recupero. Ritrovato.

Bardet 6 – Salva il suo Tour con la conquista della maglia a pois. Ma ci si aspettava ben altro alla vigilia. Nonostante lo sconforto per una classifica che va in fumo, non si perde d’animo e da un senso alla sua corsa. Orgoglioso.

Porte 5 – A corrente alternata. In alcuni giorni sembra poter tenere testa ai migliori, in altri cede secondi e posizioni. E’ uno che ha un conto aperto con la Grand Boucle ma, in questa edizione, non ha lasciato mai il segno. Deludente.

Dan Martin 4,5 – Sempre in difficoltà. Un sistematico spegnersi la luce con i big che vanno via, lasciandolo sul posto. Mancano quei suoi scatti fulminanti, quella sua capacità di sorprendere i rivali, le gambe ed il coraggio. Nel taccuino dei cronisti, nessun particolare degno di nota riguardante l’irlandese. Evanescente.

Mas 4,5 – Doveva farla lui la classifica in casa Deceuninck, non Alaphilippe. A metà Tour cede le ruote dei migliori e abbandona ogni velleità di podio e maglia bianca. Nelle ultime tappe si mette a totale disposizione del “moschettiere” per quel sogno giallo svanito sull’Iseran. Respinto.

Bettiol 4,5 – Dal vincitore del Giro delle Fiandre ci si aspettava un sussulto, una giornata da leone. Invece non ha mai infiammato i tifosi italiani. La speranza è che sia uscito con una buona gamba da questa corsa per programmare un finale di stagione da protagonista. Cosa che non si è verificata al Tour. Impalpabile.

Kwiatkowski 4 – I compagni hanno fatto bene anche senza di lui. L’ex campione del mondo è stato l’arma in meno del Team Ineos. Irriconoscibile.

Adam Yates 4 – Neanche un graffio in questa corsa. Partito con legittime velleità di classifica, ci si aspettava molto da Adam dopo un inizio di stagione da protagonista. Lascia la scena al fratello Simon (voto 8) che si prende due tappe meravigliose. Lui, invece, non batte un colpo. Stralunato.

Kristoff 4 – Soltanto un piazzamento degno del suo nome. Troppo poco in un Tour con questo disegno. Il norvegese avrebbe dovuto sgomitare con i big dello sprint della Grand Boucle. Invece si fa ben presto da parte. Rinunciatario.

Pinot s.v. – Impossibile esprimere un voto. Ci ha anche fatto divertire impreziosendo la sua partecipazione con la vittoria sul Tourmalet. Non sapremo mai come sarebbe andata a finire perchè, quello visto nelle prime due settimane, era il miglior Pinot mai visto in un GT. Sembrava in calo? Forse, ma non c’è la controprova. Di certo ci avrebbe provato ed avrebbe meritato di poterlo fare. Sconsolato.

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