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Le Pagelle del Mondiale – Un’Italia mediocre e poco ispirata

di Andrea Argento

La prova in linea dei professionisti è stata selettiva e combattuta. Il circuito di Imola si è dimostrato selettivo. Alaphilippe ha saputo cogliere il momento giusto arrivando solitario sul traguardo posto all’interno dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari. La Nazionale italiana è stata inconsistente, con Caruso unico a meritarsi la sufficienza.

Alaphilippe 10 – Corre nascosto, senza sprecare la minima energia, fino alle battute finali. Manda in avanscoperta Martin (voto 7,5) per vivacizzare l’ultima tornata e far lavorare le altre formazioni fino alla stoccata decisiva e risolutiva sull’ultima ascesa. Manda tutti al tappeto con uno scatto dei suoi e resiste nel finale prendendosi l’iride. Perfetto.

Hirsci 8 – E’ già solida realtà! Si confronta alla pari con i big cogliendo il bronzo Mondiale mettendo la sua ruota davanti a quella di Kwiatkowski (voto 7), non l’ultimo arrivato allo sprint. Prodigio.

Van Aert 7 – Bissa l’argento della prova a cronometro ma con una sensazione più forte di amaro in bocca. Cede sulla sparata di Alaphilippe e paga il fatto di essere il più forte del gruppo inseguitore scoraggiando gli altri a dare tutto per riacciuffare il francese. Avrà altre chances in futuro, ma questa è stata sprecata. Infilzato.

Fuglsang 7 – Il danese, quando conta, c’è sempre. Tra battistrada e gruppo inseguitore nel finale è l’unico a non aver corso il Tour. Un quinto posto importante per se, il suo Paese e per dimostrare che al Giro si dovranno fare i conti con lui. Solido.

Roglic 6,5 – Gli manca qualcosa nelle gambe e forse nella testa. Con i migliori in salita ma senza mostrare brillantezza e piglio giusto. Forse quello che si impegna meno nell’inseguimento ad Alaphilippe nel finale ed in volata, la sua ruota, è quella che taglia il traguardo per ultimo nel gruppetto che si giocava le medaglie. Appannato.

Pogacar 6,5 – Come al solito, ci piace tantissimo per coraggio e spavalderia. Solo che, probabilmente, era lui l’uomo sul quale la sua Nazionale doveva puntare tutte le fiches nell’ultimo giro. Non sapremo mai come avrebbe risposto allo scatto del francese e come sarebbe andata a finire con lui a dannarsi per inseguire, con la consueta generosità, negli ultimi chilometri. Garibaldino.

Caruso 6,5 – Decimo al Tour e decimo al Mondiale. Un timido tentativo nell’ultima tornata con tanta sostanza e concretezza nel finale. L’unica sufficienza della nostra spedizione per la prova in linea. Certezza.

Nibali 5,5 – Si fa vedere nel finale dove sembra possa recitare un ruolo da
protagonista. Sul più bello, però, cede le ruote dei migliori che poi si giocheranno le medaglie. Non era un Mondiale adattissimo alle sue caratteristiche (lo avremmo voluto vedere ad Aigle-Martigny) ma il gruppo dei migliori doveva essere il suo posto e la dimensione del capitano della nostra Nazionale. Rimbalzato.

Cassani 5 – E’ vero, verissimo che non avevamo un uomo adattissimo per questo percorso, però il nostro ct ci aveva abituati benissimo con tattiche e condotte di gara al limite della perfezione. Invece qui abbiamo visto grande presenza fino alla battute conclusive con una Nazionale in forze, qualche timido tentativo “telefonato” (vedi Masnada) e poca concretezza. Con Nibali che si scioglie sulle accelerazioni dei favoriti, Ulissi non pervenuto (voto 4), Bettiol che sembra star benissimo ed invece
scompare sul più bello, non resta che il solido Caruso e la bandierina dell’Italia che si affaccia, quantomeno, nella top 10. Poco ispirato.

Ganna 10 – Doveroso fare un cenno alla storia, quella che si è compiuta con la crono iridata. Un motore che non sembra avere limiti che può far sognare gli appassionati italiani e far sventolare il tricolore nei grandi appuntamenti. Ha annichilito i rivali più accreditati regalando l’iride, per la prima volta per un cronoman, al nostro Paese. Ed ha ancora margini di crescita. Fenomeno.