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Le pagelle del Giro: l’eccellenza di Carapaz e l’anonimato di Jungels

Con la cronometro conclusiva di Verona il Giro d’Italia 2019 ha emesso i definitivi verdetti, consacrando il talento di Richard Carapaz. Tante le conferme e altrettante le delusioni. Un Giro fallimentare quello di Bob Jungels, mai nel vivo della corsa.

Carapaz 10: Tutto iniziò con una bicicletta trovata dal padre in una discarica. Nessuno però avrebbe immaginato che quel ragazzino che l’ha ricevuta ce lo saremmo trovati in maglia rosa qualche anno dopo al termine di un Giro d’Italia corso da campione vero! Vince a sorpresa a Frascati quando tutti si aspettavano Ewan ed Ulissi, guadagna su tutti a Lago Serrù, bissa il successo con un assolo da dominatore a Courmayeur per prendere la maglia e non mollarla più. Mai in difficoltà sulle salite, controllare gli scatti dei rivali sembra solo ordinaria amministrazione. E’ nata una stella!

Nibali 8,5: A 34 anni, dopo l’incidente sull’Alpe d’Huez nella Grand Boucle 2018, ritrovarlo qui sul podio a poco più di 1′ dal vincitore era tutt’altro che scontato da immaginare. Vincenzo invece si presenta alla partenza in forma smagliante e dimostra la consueta solidità sia a cronometro che sulle salite (poche, diciamolo!) di questo Giro. Forse gli è mancato l’acuto, una vittoria di tappa, una giornata dove mostrarsi insindacabilmente il più forte in gara, però il podio numero 11 della carriera vale oro. Lo aspettiamo al Tour! Ritrovato.

Ciccone 8: Che fosse un gran talento, lo sapevamo e lo sapeva la Trek-Segafredo che ha scommesso su di lui. Essere capace di mostrarsi al mondo intero in un GT è più facile a dirsi che a farsi però. Vince la maglia azzurra con un vantaggio enorme sul secondo e la tappa di Ponte di Legno. Ma è il coraggio, la verve, l’energia, la sfrontatezza di questo ragazzo che ha impressionato gli addetti ai lavori. Ha le carte in regola per fare classifica in una grande corsa a tappe. Rivelazione.

Ackermann 8: Partito per scongiurare l’egemonia di Viviani allo sprint, si rivela ben presto il velocista principe di questa corsa. Due successi di tappa e tanti piazzamenti gli valgono una maglia ciclamino strappata a Demare con pazienza e determinazione, resistendo alle cadute ed alla fatica delle grandi montagne.

Masnada 7,5: Altro giovane italiano che è finito nel taccuino dei DS delle squadre World Tour. Mai domo, ride in faccia alla fatica andando in fuga in ogni occasione possibile. Si regala la vittoria a San Giovanni Rotondo e coglie diversi piazzamenti di prestigio. Aveva fatto già vedere cose importanti al Giro di Sicilia ed al Tour of The Alps. Confermarsi al Giro è tutta un’altra cosa. Indomabile.

Bilbao 7,5: Si presenta come gregario di Lopez in una Astana che ha le sembianze di una corazzata. Quando si concede giornate di libertà mette la sua ruota davanti a tutti. Beffa Gallopin e Formolo a L’Aquila, resiste all’azione degli uomini di classifica per il bis sul Monte Avena per consolidare un bottino niente male. Tra i più forti anche a cronometro. Brillante.

Roglic 7: Diciamoci la verità: alla vigilia era il favorito numero uno e ce lo aspettavamo più performante in salita dove invece, da eccelso cronoman, si è sempre difeso limitando i danni anche quando la giornata sembrava storta. Coglie alla fine il primo podio in un GT della carriera scalzando Landa nella crono di Verona. Dopo il 4° posto al Tour dello scorso anno, questa è comunque una conferma importante per il forte sloveno. Coriaceo.

Landa 7: Ancora una volta ai piedi del podio in una grande corsa a tappe. Nel Tour 2017 non ci salì per 1″ a beneficio di Bardet, Al Giro 2019 è Roglic a lasciarlo ancora fuori per questione di pochi secondi. Sicuramente starà pensando dove li avrà persi, lui che si è dimostrato uno dei più forti scalatori di questa edizione della corsa rosa. Partito male con un distacco significativo già nella prima settimana, è uscito alla distanza quando il terreno è stato a lui congeniale. Con questa gamba però, poteva lasciare il segno in modo ben più evidente.

Mollema 7: Poco appariscente, non si distingue quasi mai ma c’è sempre stato. Un ottimo 5° posto è il massimo al quale poteva aspirare e se lo è andato a prendere con pieno merito. Azzecca la fuga a Ceresole Reale ma Zakarin e Nieve si dimostrano più forti quel giorno. Fieno in cascina però per il suo obiettivo conquistato con dedizione e caparbietà mostrando una costanza di rendimento notevole. Per questo merita un volto alto! Coriaceo.

Lopez 6: Porta a casa la seconda maglia bianca consecutiva e non è poco. Sfortunato come pochi sia nella salita di Lago Serrù, vittima di un guaio alla bicicletta, sia nell’ascesa di Monte Aveva appiedato da un “tifoso” indisciplinato. Però il 7° posto finale non può soddisfarlo e non soddisfa
di certo l’Astana, specie dopo il 3° posto dello scorso anno. Rimane con il colpo in canna. Disinnescato.

Yates 5: I proclami della vigilia gli devono esser stati indigesti. Il vincitore della ultima Vuelta aveva programmi bellicosi in mente, invece ha dovuto alzare bandiera bianca ben presto. Ci prova in qualche tappa ad animare la corsa, ma si vede che la condizione è deficitaria. Il primo deluso sarà lui perchè l’ottavo posto finale è decisamente insoddisfacente. Respinto.

Formolo 5: Ok, ci prova a L’Aquila e pure ad Anterselva ma non lascia mai realmente il segno. Se pensiamo anche al suo 15° posto nella Generale (lo scorso anno fu 10°), resta la sensazione di una prova insufficiente. Incompiuto.

Viviani 4,5: Di lui abbiamo già scritto. E’ tornato a casa senza vittoria di tappa e con il sogno ciclamino sfumato prima ancora di iniziare realmente. Il declassamento nella tappa di Orbetello gli resta dentro e lo blocca. Non è una giustificazione per un Oro Olimpico che avrebbe dovuto saper reagire a quella che, peraltro, era anche una decisione giusta. Confuso.

Jungels 2: Per il campione lussemburghese, la terza settimana si è sviluppata sulla falsariga di quella precedente. Prova l’azione da lontano ma si fa staccare anche dai suoi compagni di fuga. Non riesce a lasciare il segno neppure nella crono conclusiva in un tracciato adattissimo alle sue caratteristiche ma non alla condizione attuale. Davvero un Giro da dimenticare ed un passo indietro rispetto agli anni precedenti. Bocciato.

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