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Le pagelle del 2019: il migliore è Roglic

31 dicembre 2019… è tempo di bilanci. La palma del migliore spetta a Primoz Roglic. Lo sloveno ha avuto poche battute a vuote, in una stagione per lui quasi perfetta. La delusione è l’ennesima anonima stagione di Fabio Aru. L’unico a non poter essere giudicato è Tom Dumoulin: la sua stagione ha avuto un repentino stop nella caduta al Giro d’Italia.

Roglic 9,5 – Mezzo voto in meno della perfezione solo perchè non ha fatto l’en plein con la vittoria al Giro, “accontentandosi” del podio. Al netto della corsa rosa, ha vinto tutte le corse a tappe al quale ha preso parte, condite dalla vittoria alla Tre Valli ed al Giro dell’Emilia. Dominatore.

Bernal 9 – Ad appena 22 anni, vincere Parigi-Nizza, Giro di Svizzera e Grand Boucle, è solo per fenomeni. Lui rientra in questa schiera. Predestinato.

Carapaz 8,5 – Si impone in un Giro d’Italia dove si aspettavano altri nomi. Ha saputo cogliere tutte le occasioni che la strada gli ha presentato coronando un sogno rosa. Rapace.

Alaphilippe 8 – Una Freccia Vallone da grande favorito, buoni piazzamenti nelle Classiche ed un Tour da eroe infiammando i suoi connazionali. Ad un passo dal grande colpo, un segno nella storia. Epico.

Pogacar 8 – Vince al California con prepotenza e si mostra al mondo alla Vuelta battagliando con il suo connazionale Roglic. Il podio finale lo lancia tra i big del futuro. Rivelazione.

Valverde 8 – Qualcuno ha detto che un altro come lui non nascerà più. Dopo la top 10 al Tour e la seconda piazza alla Vuelta con un finale di stagione scintillante, iniziamo a credergli. Eterno.

Van der Poel 8 – Il voto sarebbe ancor più alto se facessimo riferimento a quanto fatto nel Ciclocross ed in MTB. Su strada ha semplicemente vinto ovunque è andato con la perla Amstel Gold Race. Unico neo? Il Mondiale. Avrà tempo per vincerlo e fare la tripletta con le altre due specialità. Alieno.

Pedersen 8 – Dal nulla (o quasi) un arcobaleno. Che vale una stagione. O una vita… Cecchino.

Evenepoel 7,5 – Forse merita anche mezzo voto in più, ma è giovane e teniamo i piedi per terra. Al suo primo anno da professionista, il diciannovenne belga vince a San Sebastian con una azione da fuoriclasse, l’Europeo a cronometro ed una medaglia Mondiale nella stessa specialità. Che si può chiedere di più?

Ganna 7,5 – Tre vittorie, tutte a cronometro ed il podio Mondiale acciuffato con prepotenza. Mettici le imprese su Pista ed iniziamo a goderci un big italiano contro il tempo. Ne avevamo bisogno. Svizzero.

Bettiol 7 – Media tra la vittoria del Fiandre con un buon inizio di 2019 (10) ed il resto della stagione (4). Ha creato altissime aspettative non confermate. Resta in ogni caso la vittoria più importante per un ciclista italiano. Trionfante.

Gilbet 7 – Manca solo la vittoria alla Milano Sanremo per fare il filotto in tutte e cinque Classiche monumento. Il capolavoro alla Roubaix lo avvicina sempre più ai connazionali Merckx, Val Looy e De Vlaeminck. A 37 anni non ha perso la voglia e gli stimoli; il traguardo della Classicissima di Primavera lo attende. Arrembante.

Viviani 7 – Ha deluso al Giro ma poi si è rifatto con gli interessi portando a casa undici successi. La magia all’Europeo di Alkmaar vale la stagione. Bene anche su Pista. Garanzia.

Trentin 7 – Una grande stagione impreziosita dalla vittoria in una frazione al Tour. Sempre lì quando conta con sei successi all’attivo. Il settimo sarebbe stato il più bello di una vita, ma acqua passato. Certezza.

Sagan 6,5 – In un anno che, per i suoi standard, si può archiviare come “negativo”, porta a casa vittorie prestigiose, specie nelle corse a tappe e la sua settima Maglia Verde al Tour. Con il minimo sindacale scrive la storia. Hulk.

Nibali 6 – Il podio al Giro lo iscrive tra i big della storia e la tappa al Tour è una prova da fuoriclasse. Non basta per andare oltre la sufficienza perchè, da un campione come lui, ci si aspetta qualcosa in più. Spuntato.

Pinot 6 – Di stima ed incoraggiamento. Al Tour sembrava l’anno buono, pronto per sparare le cartucce decisive nelle ultime tappe, prima che finisse tutto sul più bello. Jellato.

Landa 5,5 – Quarto al Giro e sesto al Tour. Niente male per uno scalatore come il basco. Il problema è che da sempre la sensazione di essere il più forte, ma non piazza mai il colpo. Rimandato.

Quintana 5 – Top 10 al Tour ed alla Vuelta con vittorie di tappa. Si, ok, ma parliamo di Nairo. Non basta. Insufficiente.

Zakarin 5 – Vince una bella tappa al Giro, centra la top 10, poi scompare e non si vede più. Scostante.

Bardet 4,5 – Tolta la maglia a pois alla Grand Boucle, ben poco. Ci si aspettava ben altro. Bocciato.

Kwiatkowski 4,5 – Spesso al servizio degli altri, ma quando ha spazio non tiene fede alla sua fama. Deludente.

Jungels 4 – Possiamo dire che è lui la delusione della stagione? Dopo un inizio incoraggiante, lo aspettavamo nelle corse a tappe. Respinto dalle salite e nelle cronometro. Affannato.

Porte 4 – L’australiano si mostra belligerante già a Gennaio nelle prove di casa. Si pensava potesse essere il preludio della stagione del riscatto e definitiva consacrazione. Diventa invece quella degli interrogativi, della fatica e dei sogni di gloria (forse) da accantonare. Calante.

Aru 3 – Lontano anni luce dallo scalatore pimpante e grintoso di qualche anno addietro. Gli infortunii saranno anche una motivazione all’improvviso calo, ma non possono essere un’attenuante. Bocciato.

Dumoulin S.V. – Neanche il tempo di poter dimostrare qualcosa, che è finito tutto. Su un ginocchio. Alla prossima.

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