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Prestazione letteralmente mostruosa di Jonas Vingegaard nella 16esima tappa, Passy-Combloux (22,4 km), unica cronometro del Tour 2023. Il danese ha inferto un colpo micidiale nei confronti del suo grande avversario, Tadej Pogacar, battuto di 1’38” (oltre 4″ a chilometro!). Nuove certezze, per la maglia gialla che esce ancora più forte dopo questa incredibile giornata.

Crono verità, si romperà l’equilibrio? – La corsa della verità, l’unica frazione contro il tempo dell’edizione n. 110 e con un tracciato abbastanza difficile, con la durissima cote de Domancy punto nevralgico della prova. Una salita che ci riporta al campionato del mondo 1980, al suo fenomenale vincitore, Bernard Hinault, e alla sua devastante prova di superiorità in quello che unanimemente è stato considerato il mondiale più duro della storia e che ebbe nell’azzurro Gibì Baronchelli il primo dei terrestri. Dieci secondi separano i due grandi rivali di questi ultimi tre Tour de France. Difficile un pronostico, magari Pogacar spera di ripetere l’impresa di La Planche des Belles Filles (2020), quando inflisse una lezione durissima al connazionale Primoz Roglic e gli strappò la maglia gialla per il suo primo incredibile trionfo alla Grande Boucle.

Primo intertempo, primo verdetto: Pogacar primo, poi… Vingegaard spaziale! – Alla pedana di partenza, Tadej Pogacar non si smentisce e addirittura risponde al saluto dei tifosi, non tradendo nessuna emozione, unico. La maglia bianca si lancia benissimo, composto ed efficace come sempre. Due minuti dopo ecco la maglia gialla. Anche Vingegaard parte subito forte. Primo riferimento dopo 7,1 km. Tadej Pogacar transita con il tempo di 10’10” ed è già davanti a tutti. Ma Jonas Vingegaard fa ancora meglio, 9’54”! Sedici secondi di scarto dell’uomo in giallo su quello in bianco. Poi, l’ex due volte campione europeo a cronometro Stefan Kung a 42″, Simon Yates a 44″ e Pello Bilbao a 45″. Distacchi già piuttosto netti.

Secondo rilevamento e Vingegaard raddoppia il vantaggio su Pogi – Prosegue inarrestabile la marcia del campione danese che sembra pedalare sul velluto. Dopo 16,1 km Pogacar deve rendere alla maglia gialla 31″ (time: 19’05”). E ci si avvicina alla temuta erta della Cote de Domancy. Pogacar opta per il cambio bicicletta, passando dalla bici da crono ad una più adatta alla salita, mentre Vingegaard preferisce continuare con la bici iniziale.

La maglia gialla vola anche in salita, Pogacar perde ancora! – Ecco la cote dove Bernard Hinault costruì uno dei suoi trionfi più memorabili. Sono 2500 metri al 9,4% e un pubblico numerosissimo appalude il passaggio dei campioni del Tour. Pogacar lavora un po’ di spalle, ma il suo tempo è comunque il migliore, Van Aert gli rende addirittura 45″. Un distacco rilevante. Ma Vingegaard è veramente mostruoso, fermando il cronometro al terzo intertempo (km 18,9) a 25’52″45. Pogacar è a 1’05”! Van Aert a 1’50”.

Pogacar primo degli umani, Vingegaard fuori concorso – Gli occhi di Pogacar sono un po’ smarriti, sicuramente sa della performance monstre del suo avversario. Eppure, arriva quasi a riprendere Carlos Rodriguez (il terzo della Generale), partito due minuti prima. Lo sloveno chiude con il tempo di 34’14”, ma ecco la locomotiva gialla, che non si alza mai sui pedali e chiude in 32’36″02: 1’38” meglio di Pogacar, un’enormità! Wout Van Aert, 3° a 2’51”, sorride soddisfatto della prestazione superlativa del suo capitano. Scorrendo la classifica di tappa, troviamo nell’ordine Pello Bilbao a 2’55”, Simon Yates a 2’58”, Remi Cavagna a 3’06”, Adam Yates a 3’12”, Mattias Skjelmose a 3’21”, Mads Pedersen a 3’31” (sì proprio l’ex iridato, campione sempre più completo) e David Gaudu. Giulio Ciccone si concetra solo sulla cote de Domancy e fa meglio di tutti, prendendosi i punti del GPM e consolidando la sua maglia a pois.

Vingegaard allunga in classifica – Dopo questa netta vittoria, Vingegaard allontana perentoriamente Pogacar, ora staccato di ben 1’48”. Dopo di loro, il vuoto. Adam Yates torna sul podio, 3° a 8’52”, quindi Carlos Rodriguez a 8’57” (oggi solo 12° a 3’36”), Jai Hindley a 11’15”.

Di Ettore Ferrari

Sono nato a Catania il 14 aprile 1971. In redazione dicono sempre che sono troppo preciso, da qui il nomignolo "nessun capello fuori posto". Sono la "Memoria storica" del ciclismo.