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La consacrazione di Roglic

Dopo l’ottimo quarto posto al Tour de France 2018 (alle spalle di Thomas, Dumoulin e Froome), Primoz Roglic ha alzato l’asticella nel 2019: provare a salire sul podio in un GT e perché no vincerlo. Missione compiuta! Al Giro d’Italia ha a lungo accarezzato il sogno di concludere in maglia rosa a Verona, salvo poi calare nell’ultima settimana per poi comunque riuscire a conquistare il podio (3°); la Vuelta è stata la sua gara perfetta.

Una vittoria mai in discussione – Lo si può affermare senza il rischio di essere smentiti: Roglic ha vinto e convinto in questa Vuelta, mai messa in discussione dagli avversari, che pure hanno tentato a più riprese di attaccarlo. La svolta, nella decima tappa a cronometro (Jurancon-Pau 36,2 km) in territorio francese, dove ha inferto un colpo micidiale a tutti i diretti rivali. Questi i distacchi a Pau di coloro che, nella classifica finale sono arrivati dalla seconda alla sesta posizione: Pogacar a 1’29”, Valverde a 1’38”, Lopez a 2’00”, Majka a 2’26” e Quintana a 3’06”. Conquistata la maglia roja, il capitano della Jumbo-Visma (scortato da forti gregari, su tutti Sepp Kuss) è rimasto concentrato, correndo di rimessa sugli attacchi che gli venivano portati. Sfruttando pure le defaillances che taluni avevano, soprattutto Quintana e Lopez. Il trionfo di Madrid è storico per lui, ex saltatore con gli sci, approdato tardi al professionismo (nel 2013 a 24 anni), maturato anno dopo anno fino a diventare nelle ultime due stagioni uno specialista prima delle piccole e poi anche della grandi corse a tappe.

Primo trionfo per la Slovenia – La vittoria di Roglic e il terzo posto di Pogacar ha sancito la supremazia del Paese dei Balcani sul Giro di Spagna. in un colpo solo sono arrivati il primo storico successo in un GT e il podio del giovanissimo talento emergente.

2019 da incorniciare – Ma è tutta la stagione che Roglic viaggia su livelli di eccellenza: ha vinto tutte le gare a tappe disputate, eccetto il Giro: 4 su 5! Esordio a febbraio negli Emirati Arabi all’UAE Tour con un successo di tappa più la cronosquadre iniziale, la maglia rossa di leader dal primo all’ultimo giorno. Subito dopo ha vinto la Tirreno-Adriatico, scalzando Adam Yates nella crono conclusiva. Quindi a maggio il Giro di Romandia, dove non ha lasciato nemmeno le briciole agli avversari: dopo il secondo posto nel prologo, ha vinto la prima tappa a La-Chaux-deFonds conquistando la vetta della classifica, poi, dopo essere giunto terzo nella terza tappa, ha dominato le ultime due frazioni, rispettivamente un arrivo in salita e una cronometro. Forte di una condizione superlativa, ha iniziato si è presentato al via del Giro d’Italia come l’uomo da battere… L’inizio è stato travolgente con il dominio nella suggestiva crono di Bologna con arrivo in salita sul San Luca (S.Yates a 19” e Nibali a 23”). Roglic ha indossato la prima maglia rosa e l’ha tenuta per quasi una settimana, prima di cederla con l’intento di riprenderla più avanti. Nella cronometro Riccione-San Marino (34,8 km) ha dato un’altra mazzata a tutti, portandosi in seconda posizione nella Generale, preludio ad un possibile ritorno in rosa, invece… Invece il sorprendente Carapaz ha messo nel sacco lui e Nibali. Nella terza settimana è calato, riuscendo, tuttavia, a tornare sul podio nell’ultima tappa. Dopo il Giro, ha corso solamente nel campionato nazionale in linea (4°) il 30 giugno, per tornare alle gare 55 giorni dopo (!) alla Vuelta. Da rimarcare anche i tanti giorni in cui ha vestito le maglie di leader nei GT: 5 giorni in maglia rosa al Giro e 12 in maglia rossa alla Vuelta, unico nel 2019 ad indossare la maglia di capoclassifica in due grandi corse a tappe. Matador.

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