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C'era una Vuelta - Froome e la maledizione spagnola

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Vuelta ancora una volta stregata per Christopher Froome, per la terza volta secondo nella massima corsa a tappe iberica. Il keniano bianco dopo un Tour dispendioso, che lo ha visto trionfare per la terza volta in carriera, ha puntato ancora sulla Vuelta, passando per i Giochi Olimpici dove, come a Londra 2012, si è messo al collo la medaglia di bronzo nella prova a cronometro. Molti lo criticano per il suo stile sgangherato, per l’eccessiva programmazione, e altro ancora; in realtà chi vince spesso è scomodo e lui ha dimostrato di essere una straordinaria macchina da guerra capace di vincere tre volte e arrivare una volta secondo negli ultimi cinque Tour de France! Numeri da fuoriclasse. Alla Vuelta si è rivelato cinque anni or sono. Sembra un’eternità, era il 2011 e Froome era gregario di Bradley Wiggins. Le sue proverbiali “frullate” iniziarono in quell’edizione e, al termine della corsa, fu secondo per l’inezia di 13” (davanti al capitano Wiggins) alle spalle di Juan José Cobo, un carneade finito nel nulla subito dopo quell’insperato trionfo. Dopo essere stato quarto nel 2012, fu ancora secondo nel 2014 battuto da Contador. L’anno scorso il ritiro, e quest’anno la volontà di ben figurare. In realtà, il sogno era realizzare l’accoppiata Tour-Vuelta riuscita in passato solo ai due grandissimi del ciclismo francese: Jacques Anquetil (1963) e Bernard Hinault (1978). La Vuelta di Froome è iniziata con il successo nella crono a squadre, poi ha subito la superiorità in salita di Nairo Quintana, senza però essere messo al tappeto e prendendosi la soddisfazione di vincere, davanti al rivale, sul traguardo di Pena Camarga, lo stesso dove aveva vinto nel 2011. Fino a due terzi di corsa è rimasto a 54” dal colombiano, poi la svolta con la folle fuga iniziale di Quintana e Contador nella tappa di Formigal che, di fatto, ha fatto propendere la bilancia a favore del colombiano. Al termine di quella sciagurata tappa per Froome e la Sky (che non ha coadiuvato il proprio capitano, lasciandolo colpevolmente solo) il divario è salito a 3’37”. A quel punto, e con lo sconto concesso dalla giuria che ha riammesso 91 corridori, fra i quali tutti (!) i compagni di squadra di Froome finiti fuori tempo massimo, per il vincitore del Tour restava la crono di 37 km. Troppo pochi per recuperare un simile divario, e invece lui ha sfoderato una delle migliori prove a cronometro di tutta la carriera andando a rifilare la bellezza di 2’16” al capitano della Movistar. Restava l’ultimo arrivo in salita di sabato per tentare il ribaltare la classifica e recuperare gli ultimi 81” ma, ancora una volta, Quintana si è rivelato imbattibile in montagna in questa Vuelta. L’amaro in bocca per Froome rimane, ma deve recriminare soprattutto per la leggerezza dei suoi nella tappa che ha messo le ali ai piedi di Quintana e Contador. Senza quel black-out avrebbe sicuramente vinto, anche se con i se con i ma non si va da nessuna parte … Un secondo posto (più due splendide vittorie di tappa) che rappresenta l’epilogo di una stagione che lo ha visto protagonista vincente da febbraio a settembre (alla faccia dei detrattori), è che è stata illuminata soprattutto dal trionfo al Tour de France (con due successi parziali), ma anche dal bronzo olimpico, dal successo nel prestigioso Critérium del Delfinato (vinto per la terza volta negli stessi anni dei successi al Tour) e dall’Herald Sun Tour, fino al podio della Vuelta a Espana.

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