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Primo bilancio alla Vuelta. Aru in rampa di lancio

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Il primo giorno di riposo coincide con un primo bilancio delle prime dieci tappe finora disputata in questa Vuelta 2015, che vede grandi protagonisti Tom Dumoulin ed Esteban Chaves, due classe ’90, un anno di nascita pieno zeppo di campioni nel ciclismo. 

Nibali shock. L’espulsione di Nibali per traino nella 2^ tappa ha tolto di scena uno dei protagonisti più attesi e acuito ulteriormente l’annus horribilis del campione siciliano che, se vorrà riprendersi il suo posto tra i grandi dei GT, dovrà ritrovare innanzitutto quella serenità nell’ambiente che gi è mancata in tutta la stagione. Questo aldilà delle responsabilità che Vincenzo ha nel non essere riuscito a trovare quella condizione che gli aveva regalato nelle ultime due stagioni i trionfi al Giro (2013) e al Tour (2014), oltre ad un secondo posto alla Vuelta (2013).

Aru in ascesa. La clamorosa uscita di scena di Nibali e il ridimensionamento di Mikel Landa (sul quale, per la verità, nutrivamo dubbi sin dalla vigilia) uscito di classifica, lanciano in orbita le fiches del sardo. Uno scattino, tanto per saggiare la condizione nell’ultimo chilometro e mezzo della tappa con arrivo a La Alpujarra, hanno fatto capire a tutti che Fabio Aru c’è, eccome. L’anno scorso (all’esordio nella massima corsa iberica) concluse al 5° posto finale centrando due vittorie significative in salita al cospetto dei grandi, quest’anno aspira almeno al podio. Anzi, dopo il secondo podio consecutivo al Giro, i gradini più bassi gli stanno stretti, vuole vincere! Oltre che con gli avversari, dovrà superare l’assenza del suo gregario più fidato (Paolo Tiralongo, ritiratosi dopo una brutta caduta).

Valverde&Quintana. Lo spagnolo si è espresso sui soliti livelli, ha vinto una tappa è sempre con i primi (nonostante la caduta di domenica che ha fatto temere per una frattura alla clavicola). Indecifrabile il colombiano, dal quale ci si aspetta sempre il colpo in salita ma che, come alla Vuelta 2014 e al Tour di quest’anno, si conferma troppo abulico. Il tappone di mercoledì chiama Nairo Quintana, lì se avrà gambe, ma soprattutto lo spirito giusto, potrebbe spaccare il mondo. Vedremo...

Froome. Il keniano bianco è in Spagna per vincere. Ha sofferto nella tappa in cui Aru ha fatto selezione, ma si è ripreso domenica con le sue solite “frullate” che per poco non gli regalavano la seconda vittoria di tappa alla Vuelta, dopo quella che lo ha lanciato nel 2011. L’accoppiata Tour-Vuelta, mai riuscita (mentre Vuelta-Tour era stata centrata da due super campioni come Anquetil, nel 1963, e da Hinault, nel 1978), è alla sua portata.

Purito pungerà? Difficile, il catalano ormai sente il peso degli anni (36) e le sue prestazioni nei GT sono in calando. Un colpo d’ala da un campione come lui è più plausibile, ma anche il podio ci sembra difficile che riesca a raggiungerlo.

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Chaves e Dumoulin

Rivelazioni. Ed ecco i due volti nuovi: Esteban Chaves, vincitore di due tappe e titolare della maglia roja per ben 6 giorni, ha dato spettacolo e ha dimostrato di essere cresciuto tantissimo; Tom Dumoulin, conosciuto come buon cronoman, si è superato sulle prime salite ed ha vinto pure una tappa con arrivo all’insù. L’olandese, dal cognome francese, è in maglia rossa e non vuole mollare, sicuramente tra i favoriti per la tappa a cronometro, difficilmente reggerà sulle salite più lunghe.

sbaragli10^ tappa - Sbaragli regala all'Italia la prima vittoria

Sagan, Degenkolb, e i velocisti. Lo slovacco ha proseguito sulla scia del Tour: sempre piazzato, ha vinto una tappa, era saldamente in maglia verde (leader della classifica a punti), prima del ritiro conseguente al capitombolo causatogli da un motociclista (ci risiamo con gli incidenti dei mezzi al seguito della corsa …). La condizione c’è, la continuità ad alti livelli pure, il mondiale, per la consacrazione, è dietro l’angolo. Discorso diverso per John Degenkolb ancora a secco (due secondi e un terzo posto) sulla falsariga del Tour. Ma il tedesco è là, pronto a colpire e al mondiale vorrà rendere stratosferico il suo 2015 dopo le gemme alla Sanremo e alla Roubaix. Un’altra rivelazione è stato Caleb Ewan, che a soli 21 anni ha lasciato di stucco campioni affermati e navigati come Sagan e Degenkolb, prima di salutare tutti. Ieri il premio alla costanza (dopo ben 25 top-ten in questa stagione) per il nostro Kristian Sbaragli, che ha vinto la sua prima tappa in un GT e regalato la prima vittoria italiana in questa Vuelta.

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