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Vuelta 2014 - Le pagelle

podio vuelta 2014

Come nel 2012, anche quest'anno i primi quattro posti della Vuelta sono stati monopolizati dai Fab Four. Allora come adesso il trionfo è andato ad Alberto Contador, poi Froome (4° due anni fa), Valverde (2° nel 2012) e Joaquin Purito Rodriguez (3° nel 2012). Ottima la spedizione italiana, con quattro successi parziali (2 Aru, De Marchi e Malori nella cronometro conclusiva) e due top-ten, con lo stesso Aru (5°) e un ritrovato Damiano Caruso (9°).

Alberto Contador: 10. La sua storia è ben nota a tutti, caduto nella 10^ tappa del Tour e abbandonato ogni sogno di gloria sulla Grande Boucle per una microfrattura alla tibia, sembrava dovesse dire addio anche alla Vuelta e al resto della stagione. E invece? Cosa ti combina il pistolero di Pinto? Non solo prende il via alla massima corsa a tappe iberica con un recupero quasi miracoloso, ma è pure in condizione, come dimostrano le prime tappe in cui, pur soffrendo, non perde terreno dai rivali in classifica. Poi, dopo il primo giorno di riposo, conquista la roja, al termine della cronometro di Borja, per portarla sino a Santiago de Compostela con un contorno di due tappe vinte, dall’andamento analogo: Froome attacca, fa selezione, ma Alberto agile e funesto lo inchioda con un unico scatto letale negli ultimi mille metri, per vendicarsi dalle pesanti sconfitte patite dall’anglo-keniano al Tour 2013. Il Tour è solo un ricordo (amaro), la stagione è raddrizzata.

Christopher Froome: 8,5. Anche lui era uscito con varie ammaccature dal Tour, e puntava dritto al bersaglio pieno. A differenza di Contador, è stato più incostante: in affanno sulle prime salite, si staccava, poi recuperava, a volte perdeva secondi preziosi. La cronometro, che doveva mettergli le ali ai piedi è stata un fallimento (solo 10° a 1’32” dallo specialista Tony Martin), battuto da Uran, Contador, Samuel Sanchez, nonno Evans e persino Valverde. Nell’ultima settimana è cresciuto di condizione ed a lui si deve il grande merito di aver attaccato seriamente la maglia rossa di Contador. Si è arreso agli scatti di Contador a Lagos de Somiedo e a Puerto de Ancares, ma prima con le sue “frullate” aveva levato di ruota tutti gli altri; a Monte Castrove è riuscito (è stata l’unica volta) a staccare di una dozzina di secondi Contador, arrendendosi solo ad Aru per la vittoria di tappa. La sua lunga corsa verso il podio è stata premiata con un secondo posto meritato, anche se non ha mai messo in seria difficoltà il leader della corsa. La Vuelta 2011 lo lanciò con un secondo posto insperato, la Vuelta 2014 lo conferma tra i migliori dei GT (in mezzo il 2° posto al Tour 2012, il 4° alla Vuelta 2012 e il trionfo netto al Tour 2013).

Aleandro Valverde: 8,5. Una premessa, il corridore della Movistar corre a tutta da febbraio, anche per contro chi lo ha sommerso di critiche per l’ennesimo mondiale buttato alle ortiche l’anno scorso a Firenze.  Lui, non si è scomposto ed ha risposto nell’unico modo in cui un campione deve fare, con i fatti. La primavera gli aveva regalato grandi emozioni (Roma Maxima, il ritorno al successo in una classica nobile come la Freccia Vallone, e altre vittorie e piazzamenti di contorno), poi il Tour con l’uscita di scena di Contador e Froome, sembrava potesse, finalmente, appropriarsi dell’agognato podio inseguito da una vita. Risultato? Quarto… e tanti saluti al podio. Alla vigilia della Vuelta i piani in casa Movistar erano chiari: capitano Quintana, Valverde jolly per le tappe. Il vero capolavoro il murciano lo ha realizzato nella frazione di La Zubia, primo arrivo in salita; ha lavorato, irato per tutta la salita per Quintana, per poi andare a vincere autorevolmente davanti ai grandi della generale. Questo è Valverde, imprevedibile campione. L’uscita di scena per infortunio di Quintana, gli ha messo il sale per continuare a correre in prima linea e conquistare un podio (il sesto in carriera alla Vuelta, eguagliato il record di Heras) che vale, preceduto solamente da Contador e Froome.

Joaquin Rodriguez: 6,5. Una stagione no per l’ex gregario di Valverde. Sfortunato nelle classiche ardennesi, sfortunato al Giro (su cui puntava molto), ha corso il Tour inseguendo vanamente una tappa e la maglia a pois. La Vuelta doveva rappresentare il rilancio, sperando in cuor suo di poter salire sul gradino più alto del podio di un GT, suo grande cruccio di una carriera comunque luminosa. Questa Vuelta lo ha respinto per l’ennesima volta, poche le sue sparate sulle rampe da garage. L’unica azione degna di nota, a 7 km dall’arrivo dell’ultima tappa con arrivo in salita il penultimo giorno, prima di essere risucchiato dal ritorno di Froome e Contador, lasciato sul posto e poi ripreso e staccato pure da Valverde, che lo ha staccato con facilità irrisoria. Non era questo il Purito ammirato nel 2012 e nel 2013. Il quarto posto, ma lontano dal podio, sono un premio alla carriera.

Fabio Aru: 8,5. Al Giro si era affermato conquistando un 3° posto (più un successo di tappa) che ne evidenziava le grandi doti, alla Vuelta era venuto per testarsi. È lui cosa ti combina? Con una gara accorta scala posizioni nella top-ten, termina in quinta posizione dopo aver vinto 2 tappe con arrivo in quota; la prima lasciando ad una manciata di secondi nell’ordine Valverde, Rodriguez, Contador e Froome, roba da brividi; la seconda al termine di un attacco a due con Froome. Il sardo se non è già un campione dei GT, poco ci manca. A 24 anni è già maturo al punto giusto. Bravo!

Samuel Sanchez: 7. Dopo aver lavorato per Gilbert nelle classiche ardennesi, per Evans al Giro, si allineato ai nastri di partenza senza clamori. Lui, zitto zitto, pur senza acuti (a parte qualche spericolata discesa delle sue) ha raggiunto un sesto posto comunque positivo, anche in considerazione dell’età (36 anni).

Daniel Martin: 6,5. L’anno scorso gli andava tutto per il verso giusto, quest’anno mille sfortune e disavventure (ricordate la caduta al Giro nella crono a squadre del primo giorno?). in questa Vuelta voleva testarsi per entrare nella top-ten. Ci è riuscito con un settimo posto. Bene Ryder Hesjedal voto: 7) spesso all’attacco e vincitore sul durissimo arrivo di La Camperona, quando ha fulminato negli ultimissimi metri Zaugg, ormai sicuro della vittoria.

Warren Barguil: 7. L’anno scorso si era rivelato alla grande con due belle vittorie di tappa, quest’anno ha spesso attaccato in salita, prima di essere puntualmente ripreso e staccato dai primi cinque della generale. Ma lui non si è arreso, conquistando un buon 8° posto nella classifica finale. Deve ancora compiere 23 anni, da dilettante ha vinto il Tour de l’Avenir, le premesse per un futuro radioso ci sono tutte.

Damiano Caruso: 7. Finalmente all’altezza delle sue potenzialità. Il ragusano della Cannondale ha ottenuto il suo miglior risultato in un GT, entrando nella top-ten con un 9° posto che ne rilancia le ambizioni per la prossima stagione.

Daniel Navarro: 7. Non un campione (lo sapevamo), coriaceo e vincitore di una tappa (successo più importante tra i pochissimi ottenuti in carriera) con un 10° posto niente male.

John Degenkolb: 9. Quattro tappe e la classifica a punti e il suo biglietto da visita per il mondiale di Ponferrada. Gli avversari sono avvisati…

Nacer Bouhanni: 8. Tutta la stagione è da otto. Tre tappe al Giro e due alla Vuelta, dando segnali di tenuta anche su strappi sui quali fino ad un paio di anni fa mai si sarebbe sognato di essere competitivo. Altro cliente scomodo per Ponferrada.

Michale Matthews: 7,5. Dopo il Giro (in maglia rosa per una settimana) si conferma ad alto livello nella competizione che lo aveva lanciato dodici mesi fa (2 tappe): una bellissima vittoria e re giorni in rojo.

Nairo Quintana: s.v. Era il grande favorito della vigilia. Correndo coperto, e con una spalla d’eccezione (Valverde) aveva già preso la maglia di leader, poi nella cronometro una svista gli è stata fatale. Ha perso minuti, il primato e la convinzione. Il giorno dopo è nuovamente caduto con annessa frattura alla spalla. Tanti saluti e un arrivederci al 2015.

Adam Hansen: 8. Encomiabile lo stakanovista australiano, per il terzo anno consecutivo ha portato a termine Giro, Tour e Vuelta nello stesso anno! In più ha vinto una tappa.

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