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C’era una Vuelta - Quintana scaccia il complesso Froome

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Le potenzialità di Nairo Quintana sono note a tutti, da non pochi addetti ai lavori viene considerato il più forte arrampicatore al mondo, ma fino alla vigilia della Vuelta 2016 aveva subìto la personalità di Chris Froome. Sì, perché se si analizza dettagliatamente la carriera del colombiano, si nota che la figura del capitano della Sky lo ha limitato, in parte soggiogato in quello che è il suo sogno: vincere il Tour de France.

Primo podio al Tour e il trionfo rosa. Rivelatosi al mondo al Tour 2013, dove conquista una tappa alpina per poi salire tre volte sul podio di Parigi (maglia bianca di miglior giovane, maglia a pois di re della montagna e secondo assoluto … dietro Froome), Nairo Quintana trionfa al Giro d’Italia dell’anno successivo a soli 24 anni bruciando le tappe; salta poi il Tour per correre la Vuelta, dove perde ogni chance di vittoria per una sciagurata caduta a cronometro, quando era già in maglia rossa.

L’involuzione delle ultime stagioni. Negli ultimi due anni la sua ascesa si arresta, anzi si manifesta una brusca involuzione, non tanto nei risultati che raccoglie in importanti corse a tappe (Tirreno-Adriatico 2015, e un bel trittico quest’anno: Catalogna, Romandia e Route du Sud) quanto nel modo di correre negli appuntamenti topici, segnatamente al Tour de France. Nel 2015 si ripete la storia di due anni prima: Froome domina la prima parte, per poi calare nell’ultima settimana. Ma se nel 2013 Quintana era all’esordio nella Grande Boucle, spalleggiato da una squadra forte (con un brillante Valverde al suo fianco, poi terzo assoluto) non riesce a recuperare il gap patito nelle prime due settimane. Nelle ultime due tappe alpine attacca a ripetizione e recupera alla maglia gialla 30” a La Toussuire e 1’26” all’Alpe d’Huez, riuscendo a risalire in seconda posizione nella generale. Si ripete così lo stesso podio di due anni prima per quanto riguarda le prime due posizioni. Al Tour di quest’anno (che aveva preparato con cura, avvicinandosi al grande appuntamento con le convincenti vittorie in ben tre corse a tappe) è andata ancora peggio. Mai un attacco, mai un’azione degna di nota, nonostante Froome appariva meno forte in salita. Risultato? Ancora un podio a Parigi (dopo due secondi è arrivato terzo), ma senza brillare, al cospetto dello stesso vincitore, Chris Froome. In mezzo a queste due esperienze francesi, ricordiamo la Vuelta dell’anno scorso, dove si è fermato ai piedi del podio (quarto) al termine di una condotta abulica e senza acuti (nessun piazzamento nei primi tre).

Vuelta vittoria convincente, 29 anni dopo Lucho Herrera. È storia recentissima, Quintana ha corso in maniera perfetta, ostentando sicurezza e tempismo in tutti i momenti cruciali della competizione. In rojo a La Camperona, al termine dell’8^ tappa, poi dopo il blitz di De La Cruz il giorno dopo, si è subito ripreso la leadership ai Laghi di Covadonga (10^ tappa), dove ha staccato tutti per giungere solitario al traguardo centrando il primo successo parziale in carriera nella corsa iberica (dopo aver già vinto sia al Tour che al Giro). Una maglia rossa che non ha più mollato sino a Madrid, passando per la folle fuga (con Contador e altri) nella tappa di Formigal, che in pratica gli ha messo in cassaforte il trionfo. Nemmeno la straordinaria cronometro di Froome (in cui ha recuperato ben 2’16” dei 3’37” che pagava al condor) ha scalfito la forza mentale del piccolo scalatore della Movistar, che ha poi controllato agevolmente le timide sparate del keniano bianco nell’ultima tappa con arrivo in salita. Così, finalmente, Quintana è riuscito a salire sul gradino più alto del podio di un GT al cospetto di un ottimo Froome, che ha dovuto accettare la sconfitta e la superiorità dell’avversario in salita. Adesso manca il Tour per completare la tripla corona nei Grandi Giri, Froome permettendo …

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