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LE PAGELLE - Un Tour con nessuna eccellenza

tour de FranceDa Froome a Kittel, da Sagan a Kristoff. Ecco i giudizi positivi e negativi della 103esima edizione del Tour de France.

Chris Froome: 9 – Per la terza volta re di Parigi. Questo lo pone tra i grandissimi. La concorrenza non si è rivelata all’altezza della sua forza e alla fine vince in maniera apparentemente facile. Unico cambiamento rispetto agli anni scorsi: corre in maniera diversa, sembra più spregiudicato. Il “Froome robot” delle scorse edizioni è sembrato essere più umano.

Peter Sagan: 9 – La vera stella della Grand Boucle 2016. Ottiene tre vittorie di tappa, vince per la quinta volta consecutiva la maglia verde della classifica a punti e viene premiato come il più combattivo. Davvero un campione del mondo all’altezza. Il nuovo che avanza.

Mark Cavendish: 8 – Realizza un bel poker e raggiunge quota 30 vittorie al Tour. Forse, alla vigilia, neanche lui immaginava un simile risultato. Scavalca Bernard Hinault nelle classifica dei plurivittoriosi e si mette in caccia di Eddy “il cannibale” Merckx. Si ritira prima delle ultime impegnative tappe per preparere al meglio la partecipazione alle Olimpiadi. L’opaco Cavendish delle ultime stagioni è solo un vago ricordo. Rinato!

Romain Bardet: 8 – Una vittoria di tappa colta grazie al coraggio e all’audacia. L’obiettivo era il podio ed è stato centrato. Di più non poteva fare. Concreto.

Adam Yates e Luis Meintjes: 7,5 – Giovani interessanti al Tour. Non attaccano mai, ma sarebbe ingiusto criticarli per questo. I margini di miglioramento ci sono tutti e con una squadra all’altezza un giorno potranno lottare per far classifica in un grande GT. Il futuro è già qui.

Richie Porte: 7 – Sarebbe stato podio se non avesse perso tempo prezioso in una delle prime tappe a causa di un incidente meccanico. Il pasticcio del Mont Ventoux, poi, ha condizionato fortemente la sua classifica: senza l’impatto con la moto e senza la neutralizzazione dei chilometri finali di salita, quel giorno avrebbe potuto fare la differenza. Penalizzato.

Alejandro Valverde: 7 – Non era facile fare un Tour ad alto livello, dopo il podio del Giro d’Italia. Il murciano parte per fare da gregario e nonostante svolge il lavoro in maniera esemplare, riesce pure a conquistare una fantastica sesta piazza finale. Ecomiabile!

Roman Kreuziger: 7 – Un’ultima settimana sempre in fuga. Il campione ceco dimostra temperamento ed energia. E alla fine la Top Ten lo ripaga del tanto vento in faccia preso.

Rafa Majka: 6,5 – L'obiettivo era la vittoria per la seconda volta in carriera della maglia a pois di miglior scalatore. Centrato.

Nairo Quintana: 6 – Esce da questo Tour fortemente ridimensionato. Appena sufficente solo grazie al podio finale di Parigi. Ma non basta.

Joaquim Rodriguez: 6 – Il suo ultimo Tour. Cerca di rifarsi del tempo perduto provando estemporanee azioni nelle fasi finale delle ultimissime tappe. Risale sino alla Top Ten e conmclude al settimo posto finale.

Andre Greipel: 6 - Centra il successo nella tappa più prestigiosa. Sui Campi Elisi il campione tedesco impallina tutti, dando in questo modo un senso alla sua corsa.

Fabio Aru: 5,5 – Crescerà e ritornerà al Tour per vincerlo, ma stavolta è stato respinto in maniera inesorabile. L’alibi dell’età e dell’esperienza non reggeno. Si poteva e si doveva fare di più. Rimandato.

 

Vincenzo Nibali: 5 – Parte come gregario di lusso, ma le prime due settimane le corre in maniera anonima. Si riscatta nell’ultima settimana, mettendosi a disposizione della squadra e cercando l’impresa a Morzine. Alla fine raccoglie poco o niente. Poco incisivo.

Marcel Kittel: 3 – Era il velocista più atteso della vigilia, ma solo in uno sprint riesce a sprigionare tutta la sua potenza vincente. Poco, troppo poco.

Alexander Kristoff: 2 – Niente vittorie. Solo piazzamenti. Una pagina da rimuovere in fretta per il dominatore del Giro delle Fiandre 2015.

(foto letour.fr)

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