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Aru - il podio non è un miraggio

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La cronoscalata (atipica) della 18esima tappa ha confermato la supremazia di Christopher Froome sul Tour n. 103 ma, contestualmente, ha dato a Fabio Aru la consapevolezza che il podio di Parigi non è più un miraggio. Uscito con le ossa rotte dalla precedente prova contro il tempo, il 26enne di Villacidro, come è nella sua natura non si è scomposto, anzi ha ripreso i cocci ed è ripartito con rabbia e convinzione dei suoi mezzi. Dopo i primi confortanti segnali nella tappa elvetica, nella seconda crono di questo Tour si è avuta la conferma delle doti di fondo di Aru. La prestazione maiuscola sui 17 km (terzo alle spalle di due specialisti come Froome e Dumoulin) lo ha riportato a quello che era l’obiettivo della vigilia: il podio di Parigi. Non dimentichiamo, però, che il corridore dell’Astana è alla prima esperienza sulle strade della Grande Boucle. Nelle ultime due stagioni la sua crescita è stata rimarchevole (3° al Giro e 5° alla Vuelta nel 2014; 2° al Giro e 1° alla Vuelta nel 2015), risultando il più costante nei GT. Ma il primo Tour fa spesso pagare un dazio molto salato anche a chi ha scritto poi pagine di storia. Alla partenza della 19^ tappa, Aru è ancora settimo (a 6’08” da Froome), ma da Mollema (secondo) in giù non sono imprendibili: l’olandese è lontano 2’16”; la maglia bianca Adam Yates 1’52”; Nairo Quintana 1’31”; Bardet 1’11”; Richie Porte 1’08”. Quindi nello spazio di poco più di due minuti, ci sono ben sei pretendenti ai due posti più bassi del podio (considerando la vittoria di Froome, a meno di incidenti o imprevedibili crolli, ormai in cassaforte)

Finale in crescendo. Al di là dei numeri, però, è la crescita di Aru nell’ultima settimana che fa ben sperare, a cui si aggiunge una squadra, l’Astana, che è di gran lunga la più forte e attrezzata dopo la Sky. I precedenti della passata stagione sono parecchio incoraggianti. Al Giro i successi di Cervinia (19^ tappa) e Sestrière (20^ e penultima tappa) permisero ad Aru (grazie anche al valido apporto di Mikel Landa) di recuperare ben quattro (!) dei sei minuti che rendeva alla maglia rosa Alberto Contador, e di concludere poi in seconda posizione. Alla Vuelta il perfetto lavoro di squadra nel penultimo e decisivo giorno di gara gli garantì la maglia roja, detronizzando Tom Dumoulin. E adesso? Non c’è due senza tre.

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