cyclingtime

ITALIANS DO IT BETTER - Gli italiani al Tour, tra eccellenze e mediocrità

tour de france

Non sarebbe stata una degna chiusura se al termine del Tour de France non avessimo dedicato alla rubrica "ITALIANS DO IT BETTER" le pagelle finali dei nostri maggiori atleti impegnati alla Grand Boucle. 16 alla partenza da Utrecht; qualcuno ha abbandonato per problemi fisici, altri per mancanza di condizioni. A Parigi si tirano le somme: qualcuno ha superato l'esame in maniera egregia, altri sono stati rimandati, altri ancora sono usciti impietosamente bocciati.

Vincenzo Nibali 8: Si dice che vincere è difficile e rivincere lo è ancora di più. Per conservare quel dorsale numero uno serviva un Tour perfetto, e invece, fin dall’inizio, alcuni imprevisti hanno frenato la marcia del siciliano. La caduta causata dalla sbandata di Tony Martin (poi costretto al ritiro), l’affanno sul Mur di Bretagnè, la batosta di La Pierre-Saint-Martin e i dissidi con il gran capo dell’Astana Alexander Vinokourov, sono gli inconvenienti che hanno compromesso le possibilità di vittoria del messinese, le grane e gli impedimenti che ad un certo punto hanno fatto pensare a un ritiro prematuro. E invece no, perché come conviene solo ai fuoriclasse più grandi, Vincenzo ha saputo reagire con convinzione e orgoglio non comuni. Le ultime rampe del Glandon ci hanno restituito lo “Squalo” del 2014, e quale che sia il parere di Chris Froome, a nostro avviso, quella è stata in assoluto l’impresa più bella di questo Tour. Alla fine non è riuscito ad “azzannare” il gradino più basso del podio, è finito “soltanto” quarto, ma aldilà delle appartenenze politiche, non si può che dare ragione al nostro presidente del consiglio, quando dice che "Vincenzo è stato uno splendido esempio per quella parte d’Italia che crede ancora in se stessa".

Michele Scarponi 7,5: Un antipatico virus intestinale ha rischiato di escluderlo anzitempo, ma una volta scongiurato il pericolo, ha dimostrato sulle alpi di avere la gamba dei giorni migliori. Sempre al fianco del suo amico e capitano Vincenzo, ha ricoperto come al solito un ruolo di fondamentale importanza in strada e fuori, dove il suo proverbiale humor, siamo sicuri abbia aiutato lo “Squalo” a ritrovare il sorriso e la serenità di cui necessitava.

Damiano Caruso, Daniel Oss, Manuel Quinziato 7: Votati per intero alla causa di Tejay Van Garderen, sono stati fedeli gregari finché l’americano non è stato costretto al ritiro. I primi due hanno provato a cercare gloria personale con qualche attacco sporadico, mentre Quinziato, oltre a scortare il capitano nelle tappe di pianura, è stato capace di scalare l’Alpe d’Huez con una birra in mano; ricevuta, manco a dirlo, al tornante degli olandesi. Tutti e tre hanno contribuito al successo della cronometro a squadre.

Matteo Trentin 7: Quest’anno la vittoria non è arrivata, ma la voglia di provarci non gli è certo mancata. In fuga per due giorni consecutivi, nella tappa di Valence è stato l’ultimo ad alzare bandiera bianca. La laurea e l’arrivo del pargolo hanno tolto del tempo prezioso agli allenamenti, ma questo, non gli ha impedito comunque di mettersi in mostra. Stiamo parlando di un corridore vero.

Jacopo Guarnieri 7: Ha messo da parte le ambizioni personali per studiare alla corte di un grande campione. In questo Tour si è “limitato” a tirare le volate ad Alexander kristoff, ma non è escluso, che un giorno, l’ultimo vagone di un treno possa essere lui.

Luca Paolini S.V: E' tornato a casa anzi tempo per le ragioni note a tutti. Ha chiesto scusa a tutti: compagni di squadra, organizzatori, e quel gruppo, di cui è uno dei rappresentati più autorevoli. L’ultima cosa che vogliamo, è fare della retorica, perciò ci limitiamo a fargli un in bocca al lupo.

Giampaolo Caruso 5,5: Si sa, il suo pane sono le Ardenne, ma francamente a questo Tour ha fatto troppo poco. Non esisteva nessun ordine di scuderia che potesse vincolarlo, per questo ci saremmo aspettati di vederlo almeno in qualche fuga. Evidentemente mancavano le gambe.

Matteo Bono 6: Considerata la nuova filosofia battagliera della squadra di Giuseppe Saronni, ci saremmo aspettati di vederlo all’attacco. Evidentemente gambe e testa non la pensavano allo stesso modo. Non ci sentiamo comunque di dargli un insufficienza, dato che siamo sicuri, non avrà fatto mancare il suo apporto alla squadra.

Davide Cimolai 6: Il nono posto di Valence è il suo miglior piazzamento. Questo Tour è un esperienza da far fruttare in futuro, anche se date le caratteristiche del corridore, non ci sarebbe dispiaciuto vederlo in qualche tentativo di fuga.

Filippo Pozzato 3: Intendiamoci, non è che avessimo qualche speranza di assistere alla resurrezione sportiva di Pippo proprio a questo Tour, ma vederlo sprintare baldanzoso sul Gpm dell'ultima tappa, è stato troppo anche per noi.

Adriano Malori 6,5: Forse ci aspettavano qualcosa di più nel giorno dell’esordio, ma la cronometro di Utrecht non era certo disegnata per le sue possenti leve. Per il resto, è stato un Tour corso all’insegna del sacrificio: nelle tappe di pianura, dove ha scortato fedelmente il capitano Quintana, e in quelle di salita, dove si è trovato in avanscoperta un paio di volte, con l’intenzione di fungere da possibile punto di appoggio.

Daniele Bennati 7: Uno dei gragari fidati di Alberto Contador, ha svolto egregiamente il suo compito, fino a quando è stato costretto a ritirarsi, causa una brutta caduta.

Matteo Tosatto 9: 41 anni e non sentirli. Porta a termine il suo undicesimo Tour de France ricoprendo il solito ruolo di gregario prezioso. Tutti quelli che volessero fare lo stesso mestiere, non hanno che da imparare da lui. Lo stesso Matteo Trentin, non ha fatto mistero, che qualora non dovesse diventare un corridore vincente (cosa di cui dubitiamo fortemente), il modello al quale aspirare sarebbe proprio quello di Matteo Tosatto.

Ivan Basso 8: Ha abbandonato il Tour tra una miriade di messaggi di conforto. Il motivo lo conosciamo; piuttosto, ci preme sottolineare che fino a quel momento, il Tour di Ivan era stato esemplare. Sempre nella testa del gruppo, sempre pronto a tenere fuori dai guai quel capitano che lo aveva tanto voluto. Ha dimostrato quanto prezioso può essere il suo appoggio, anche nelle tappe che meno gli si addicono. A Parigi c’era anche lui. Forza Ivan!

"Comunicazione ai sensi dir. 2009/136/CE: questo sito utilizza cookies tecnici anche di terze parti."

"L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser." Per saperne di piu'

Approvo
Per favore dimostra di essere umano!