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Tour 2015 - Le Pagelle

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In archivio il Tour 2015 cha ha incoronato per la seconda volta Christopher Froome (si è portato a casa anche la maglia a pois del Gran Premio della Montagna). Per vari motivi deludono Nairo Quintana (comunque secondo), Nibali e Contador. Sul podio anche Valverde. Re delle volate André Greipel, vincitore di ben 4 tappe.

 

Christopher Froome: 9. Ha corso un Tour in prima linea dall’inizio alla fine. A chi lo critica per essere un campione costruito in laboratorio, basta rivedere le sue defaillances delle ultime due frazioni alpine, in cui si è salvato grazie alla squadra (a proposito eccezionale Geraint Thomas fino al terz’ultimo giorno, lodevoli Porte e Poels). Fortissimo per due settimane, in calando nell’ultima (fotocopia del 2013), ma non dimentichiamo che già un mese e mezzo fa era al top a Delfinato, dove ha strapazzato la concorrenza. Pronto nella tappa del vento (Zelande), ispirato sul pavé, dove nell’ultimo tratto è uscito in seconda posizione, ha inferto un solo colpo da K.O., nella prima tappa pirenaica. È bastato per spaventare tutti e per assicurarsi il suo secondo Tour in tre anni (dopo il secondo posto del 2012 dietro Wiggins). “Frullate” o no, sgraziato a oltranza, ma poche chiacchere è un campione estremamente efficace. Ha sorriso più del solito, si è emozionato per la maglia gialla. Infami i gesti di gli ha lanciato urina e di chi gli ha sputato in un tratto in salita.

Nairo Quintana: 7. Poteva vincere questo Tour, ma ha corso troppo con il freno a mano tirato. Come due anni fa, è cresciuto alla distanza mettendo in grossa difficoltà Froome, ma alla fine è stato ancora una volta secondo (e senza vincere una tappa). Ha 25 anni e già un Giro e due secondi posti al Tour nel carniere, il futuro può essere suo.

Alejandro Valverde: 7,5. Ha corso bene, pilotando Quintana nelle frazioni meno congeniali al colombiano, riuscendo lui stesso a fare classifica e addirittura conquistare un podio quanto mai significativo. Un terzo posto che impreziosisce la sua ricca carriera.

Vincenzo Nibali: 6,5. Il Tour era il suo chiodo fisso e le prime due settimane sono state un incubo. Tutto quello che dodici mesi prima era filato alla perfezione, quest’anno è girato all’incontrario. Nell’ultima settimana ha dato un senso al suo Tour, dispensando spettacolo nel tappone alpino di La Toussuire che gli ha regalato una splendida vittoria. Resta la delusione di essere finito anche fuori dal podio. La Vuelta per un immediato riscatto?

Alberto Contador: 6. Da inizio stagione si sa che è l’unico ad aver provato quest’anno la doppietta Giro-Tour. Il progetto rimane incompiuto. Dopo il Giro, in cui ha speso tantissimo, non è riuscito a recuperare una condizione che lo ponesse in posizione di supremazia sui rivali diretti. Il cuore, l’orgoglio e una classe infinita gli hanno permesso di ottenere la quinta posizione con onore.

Peter Sagan: 7,5. Forse lo slovacco meriterebbe di più, ma non essere riuscito a centrare una tappa (cinque secondi posti) pesa sul giudizio finale. Per il resto grande forza, temperamento e classe. Per il quarto anno consecutivo padrone della maglia verde (solo Erik Zabel, sei volte re della “verde”, ha fatto meglio), combattivo come non mai, spesso in fuga per inseguire punti, la vittoria, in una parola a dare spettacolo.

André Greipel: 10. Sì il massimo dei voti, perché il “gorilla” è stato semplicemente perfetto, superando il record personale di vittorie (tre nel 2012) vincendo ben quattro tappe con la perla sugli Champs Elysées. Cosa chiedergli di più? Non dimentichiamo, infatti, che ha 33 anni ed ha realizzato il suo miglior Tour. È stato lui, e di gran lunga, il migliore sprinter del Tour offuscando il rivale di sempre, Mark Cavendish (voto: 6), fermo ad un solo successo.

Robert Gesink: 6,5. Erano tre anni che non centrava una top-ten in un GT. Vari infortuni ne hanno limitato i risultati, ma quest’anno è riuscito a recuperare la condizione migliore e giungere 6° alle spalle di campioni assoluti (i quattro favoriti della vigilia e un campione come Valverde). Non ha vinto nessuna tappa, ma concludere a ridosso dei top-five è comunque un bel risultato. A 29 anni esce rivitalizzato da questo Tour.

Bauke Mollema: 6. Regolare come sempre, senza alcun acuto (non è nelle sue corde). Aveva l’obiettivo della top-ten e l’ha centrato con un 7° posto (seconda migliore prestazione personale alla Grande Boucle dopo il 6° posto del 2013).

Romain Bardet: 7. Il migliore dei francesi, 9°, ma fuori sin dalle prime tappe dalla lotta per le prime posizioni. È riuscito con caparbietà a recuperare e concludere in una posizione che, va detto, rappresenta un passo indietro rispetto al 6° posto dello scorso anno. Ma, in più, è riuscito a vincere una bella tappa alpina e sfiorare la maglia a pois. È un classe ’90, non ha ancora 25 anni e tanti margini di miglioramento: il talento migliore del ciclismo transalpino.

Joaquin Rodriguez: 7. Sì Purito merita un bel “7” in pagella per essere un campione vero, mai banale. Puntava forte a questo Tour tutto salite con pochissimi chilometri a cronometro ma … è arrivato troppo tardi nella carriera del piccolo scalatore catalano. Ma il passivo delle prime tappe, la disastrosa prova della sua squadra nella cronosquadre e una tenuta non più all’altezza lo ha respinto non solo dal sogno di un podio, ma anche dai primi 10. Ma gli resta la soddisfazione non piccola di aver vinto due bellissime tappe: sul Muro di Huy e sui Pirenei a Plateau de Beille. Due segni tangibili su questo Tour.

John Degenkolb & Alexander Kristoff: 4. Solo piazzamenti per i due dominatori delle classiche di primavera.

Thibaut Pinot: 6. Una sufficienza per l’impresa sull’Alpe d’Huez ma 40’ (!) di ritardo in classifica per uno che l’anno scorso era salito sul podio (3°) e confidava di farlo anche quest’anno sono davvero un’enormità. Passo indietro.

Tejay Van Garderen: 5. Aveva preparato a puntino il grande appuntamento. Al Critérium du Dauphiné aveva sfiorato il successo, superato solo nell'ultima tappa dallo strapotere di Froome. Sin dalle prime battute si è dimostrato all'altezza, fino a sfiorare la maglia gialla nella trionfale cronometro a squadre vinta dalla sua BMC (che ha corso un grande Tour). Dai Pirenei è uscito in terza posizione nella generale. Molti lo davano già in calando, ma se non sul podio almeno un top-five doveva essere alla sua portata. Invece il crollo nella prima tappa alpina e il conseguente abbandono in lacrime. Forse aveva dato troppo a livello mentale ed è scoppiato. Brusco passo indietro.

Un saluto e un augurio di pronto recupero a Ivan Basso (voto: 10 per la maturità con la quale ha affrontato la salita più dura della sua vita).

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