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ITALIANS DO IT BETTER - Vincenzo è tornato, siamo pronti a divertirci

tour de france

Il 2015, almeno fin’ora, non è stata certo la miglior stagione di Vincenzo Nibali. Alle pressioni e agli appuntamenti istituzionali che spettano al campione uscente del Tour de France, si sono infatti aggiunte le illazioni, di chi non ha fatto nulla per nascondere il pensiero, che quelle vittorie potessero essere il frutto di un qualche illecito. Così, sotto una bordata disordinata di accuse ingiustificate, questa Grand Boucle, l’Astana ha rischiato persino di non correrla. Per quanto fossero vere o supposte, una cosa è certa: queste voci non hanno certo aiutato il siciliano a trovare quella serenità d’animo, da sempre tratto distintivo del suo modo di essere e di correre.

Quando poi si è iniziato a competere, le cose non sono migliorate. La generosa ma interlocutoria campagna delle Ardenne e un Delfinato di difficile interpretazione, non hanno fatto che aumentare le perplessità sullo stato di forma di un corridore, a cui va detto, non si è concessa nessuna attenuante. Così, nemmeno il successo del campionato italiano è bastato a lenire i dubbi e le tensioni accumulate. Dal nostro canto, arrivati alla vigilia del Tour, pensavamo che Vincenzo potesse ancora una volta stupire tutti. Credevamo che potesse far ricredere gli scettici come aveva fatto nella stagione passata. E invece, tutti sappiamo come è andata a finire. Scandagliare le ragioni per cui il messinese non sia riuscito ad esprimere tutti i cavalli del motore nei primi sette o otto giorni, è un compito che lasciamo volentieri ad altri.

Fin qui è stato detto di tutto: dall’ipotesi di una preparazione insufficiente a una maldigerita pressione mediatica, dalla sfortuna ai sanguigni e presunti diverbi con il massimo dirigente Astana Alexander Vinokourov. Ma in realtà, come abbiamo anticipato, ognuna di queste motivazioni può avere un senso; non si può stabilire con certezza che cosa abbia bloccato il campione siciliano, ma che siano stati i ventagli o la caduta, l’appannamento sulle severe pendenze del Mur di Bretagnè o il pesante affanno dei pirenei, quel che è certo, è che qualcosa l’ha bloccato. Ci sentiamo di dirlo, perché quello delle Alpi, ci è parso un altro Vincenzo Nibali. Un corridore molto più simile a quello dell’irripetibile Tour 2014; un atleta ritrovato nel corpo e nello spirito, nella testa e nelle gambe. Che cosa abbia determinato questa piccola metamorfosi lo può sapere solo lo “Squalo”; noi ci limitiamo a salutarne il ritorno con sincera sollevazione. Da qui a Parigi, Vincenzo proverà a farci divertire con tutte le forze che gli rimangono.

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