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ITALIANS DO IT BETTER - Carestia azzurra al Tour

tour de france

Scorrendo a ritroso le pagine di questo Tour non si può certo sostenere che il contingente italiano, almeno fino ad ora, sia stato particolarmente fortunato. Gli inconvenienti che hanno colpito il maggior rappresentate, Vincenzo Nibali, sono solo le prove più evidenti della maledizione che sta colpendo la compagine azzurra. Ma attribuire la ragione per cui ci troviamo ancora a quota zero nel tabellino delle vittorie, esclusivamente alla sfortuna, ci pare riduttivo oltre che fuorviante. Dunque, aldilà della malasorte, abbiamo scelto di elencare di seguito, quelle che a nostro avviso sembrano essere le ragioni principali di questa carestia di vittorie.

Un contingente ristretto: Sarà scontato dirlo, ma uno dei motivi risiede nel ristretto numero di partenti. A Utrecht, città da cui ha preso il via il Tour di quest’anno, igli italiani erano infatti solo 16. Inutile dire, che meno si è e meno possibilità di successo si hanno.

Al servizio del capitano: I numeri e le statistiche, però, bisogna saperli interpretare, e da soli certo non bastano. A quel numero 16, dunque, bisogna aggiungere la considerazione che gran parte dei ciclisti italiani sono in Francia, non per cercare gloria personale, ma bensì per dar manforte al capitano di turno. Una mansione che non può certo lasciare tanto spazio alle ambizioni dell’individuo.

Fattore Nibali: la seconda argomentazione è quella che ci sentiamo di abbracciare con maggior convinzione. Ma se è vero che tanti dei “nostri” sono stati costretti dal ruolo del gregario; c’è né un altro, che veste i “comodi” panni del capitano, oltre che quelli di detentore del titolo. Tutti voi avrete capito che ci stiamo riferendo a Vincenzo Nibali. Fin ora, e non lo ha nascosto nemmeno il fuoriclasse siciliano, il suo, è stato un Tour sotto le aspettative. Assodato questo fatto, e aggiungendo che le 4 vittorie di tappa della magnifica passata stagione ci mancano, non si deve fare l’errore di addossare ogni responsabilità sulle spalle larghe di Vicenzo. Perché oltre che fare un torto a un campione assoluto, ci si dimenticherebbe che “Lo Squalo” non ha ancora il potere di fare miracoli. Va aggiunto, poi, che il Tour non è ancora finito; anzi, se si dà retta al “Pirata”, il Tour inizia oggi, perché oggi inizia la terza settimana. E nei giorni più duri, quelli dove le sofferenze si accumulano e le gambe incominciano a vacillare sotto i colpi della fatica; siamo quasi certi, felici di essere smentiti, che se vittoria italiana sarà, verrà proprio dalle gambe, dalla testa e dal cuore di Vincenzo Nibali.

La fortuna aiuta agli audaci: A tutto quello che è stato detto fin’ora, va aggregata un'altra riflessione. Per quanto questa possa apparire parziale se confrontata con la seconda argomentazione; va detto, che almeno fino ad ora, l’audacia non è certo stata la prerogativa del nostro modo di correre. Nel ciclismo, gli audaci, sono quelli che attaccano, quelli che hanno il fiuto per la fuga giusta, quelli che uno scatto non se lo risparmiano mai, quelli che non smettono mai di crederci. Nella 15esima tappa Matteo Trentin è stato emblema altissimo del prototipo di questo tipo di corridore. Che molti dei “nostri” debbano sottostare a degli ordini di scuderia l’abbiamo già detto; possiamo solo auspicarci, che coloro che avranno la facoltà di muoversi liberamente, non la sciupino passando un ordinaria giornata in mezzo al gruppo.

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