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ITALIANS DO IT BETTER - Nibali, Bill Bernbach e la tensione

Vincenzo nibali

In questi giorni si è discusso parecchio sulla condotta di gara della Astana. Qualcuno sostiene che l’organico non è quello del Giro d’Italia, mentre altri azzardano l’ipotesi di una armonia di gruppo che sta vacillando. È vero, Landa, Aru e Tiralongo non ci sono, ma queste assenze non possono scalfire la convinzione, che quella di Nibali, sia comunque una squadra all’altezza. La sbavatura nella seconda tappa, quella dei ventagli - costata cara allo “Squalo” - è situazione non prevista, anche se in un grande Giro sono episodi da mettere in conto. Intendiamoci, dare la colpa alla squadra di quel minuto perso non è poi idea così peregrina, ma probabilmente la sfortuna ha fatto la sua parte. E l’ha fatta anche nel finale della sesta tappa colpendo il capitano della Astana, mediante la sbandata di Tony Martin (clavicola fratturata per il tedesco). Per fortuna, a parte la noia di rimanere incastrato sotto la bici del teutonico per qualche secondo, per il siciliano non ci sono state conseguenze rilevanti. È naturale che questo fatto non può far certo scemare una tensione che è innegabilmente palpabile.

Arrivati a questo punto s’impone una riflessione: chi ha detto che la tensione influisce negativamente sull’attività dell’uomo? Bill Bernbach, il genio di origini ebraiche che rivoluzionò la pubblicità americana con la sua agenzia, diceva che la tensione era elemento necessario per stimolare la mente dei creativi, ma guai se questa si fosse commutata in stress. Una metamorfosi, che per quanto ci riguarda, non potrà coinvolgere Vincenzo. Perché caro “Squalo”, ultimamente te ne staranno capitando di tutti i colori, ma noi continuiamo a credere che sei troppo esperto e troppo in forma, per cadere nella trappola di chi ti vuole stressare.

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