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ITALIANS DO IT BETTER - Il numero rosso di Nibali e la bici di Trentin

tour de france

Bisogna essere onesti, le pietre del pavé non hanno certo regalato lo spettacolo che tutti si aspettavano. Un po’ perché i blocchi di porfido non erano dei più sconnessi, un po’ perché la pioggia, la corsa l’ha solo sfiorata. E così, mentre l’anno scorso guardammo con stupore la leggendaria cavalcata di Vincenzo Nibali tra fango e pozzanghere, quest’anno, abbiamo assistito a quella che gli addetti ai lavori chiamano selezione naturale. A Cambrais, anticipato dalla classica azione da finisseur di Tony Martin, è arrivato un gruppo di una 40ina di unità, in cui erano compresi tutti gli uomini di classifica più importanti. Persino il più leggero dei Fab-Four (Nairo Quintana, NDR) è riuscito a cavarsela. Nonostante, e qui arriviamo al dunque, Nibali abbia ripetutamente testato la resistenza alle pietre dei suoi avversari. Alla fine, è vero, poteva rischiare di essere beffato dalla sua stessa generosità, ma quelle continue accelerazioni che gli hanno permesso di incollarsi il numero rosso sulle spalle (simbolo del corridore più combattivo), oltre che a dimostrare la completezza del corridore, sono il segnale che “Lo Squalo” non si è certo già rassegnato all’idea di dover passare in consegna quel dorsale numero uno, che ogni mattina graffetta geloso sulla divisa.

Se Vincenzo darà filo da torcere ai suoi avversari, e non c’era certo bisogno degli scatti sul pavè per comprenderlo, in un futuro prossimo anche Matteo Trentin potrebbe rappresentare uno spauracchio per gli specialisti dell’inferno del nord. Per ora rimane un gregario di lusso e anche nella quarta frazione ha dimostrato quanto può esser prezioso il suo ruolo, quando ha prontamente ceduto il mezzo meccanico all’appiedato Tony Martin. La maglia gialla del teutonico è un po’ anche sua.

Trentin

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