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Solo 16 italiani al via, 20 anni fa erano 60

tour de franceAl Tour de France del 1996 erano 62 gli italiani al via, con la partecipazione di ben 9 formazioni italiani al via. Nonostante i successi di Marco Pantanio e Vincenzo Nibali, negli ultimi è stato sempre il calo il numero di ciclisti e squadre italiani alla Grand Boucle. Un dato preoccupante, a cui nessuno, nelle alte sfere dirigenziali FCI e varie associazioni di categoria, sembra interessarsi. Male, molto male!

Andrea Tabacco per "Eurosport"

Da qualche anno a questa parte, la geografia del ciclismo è cambiata radicalmente. In un passato nemmeno troppo recente era (anche) l’Italia a farla da padrone nel mondo delle due ruote. E’ vero, abbiamo ancora il numero uno del Tour, ma è un dato di fatto che il movimento del ciclismo italiano – che comunque ha ripreso a pedalare nella giusta direzione – abbia smaltito la brillantezza di un tempo.

Prima c’erano molte più squadre italiane di alto livello, con sponsor molto più forti e convinti a investire nel ciclismo

Al via da Utrecht ci saranno solamente 16 corridori italiani. Rispetto al 2014, quando erano 17, ne abbiamo perso uno. La reale dimensione del cambiamento, però, arriva dal confronto tra i numeri di oggi e quelli di vent’anni fa. Nel 1995, anno da cui è partita la nostra ricerca, l’Italia ne aveva portati in Francia addirittura il quadruplo. Il motivo è presto spiegato, ed è da ricercare nella mancanza di investitori. Prima c’erano molte più squadre italiane di alto livello, con sponsor molto più forti e convinti a investire nel ciclismo: oggi, invece, anche quelli più innamorati del mondo delle due ruote, hanno deciso di portare altrove i loro soldi. E così si è assistito a una costante fuga di sponsor e a un progressivo calo dei nostri corridori alle corse più importanti a livello internazionale.

A oggi, 2015, all’Italia è rimasta una sola squadra con licenza World Tour. Si tratta della Lampre-Merida, ultima superstite del nostro ciclismo. La Cannondale, salutata da un anno dalla Liquigas, dall’inizio di questa stagione è diventata tutta statunitense. Più o meno la stessa mutazione vissuta dalla Domina Vacanze, che nel 2006 diventò Milram e che a partire dal 2008 passò completamente in mani tedesche. In questo senso il primo a lasciare fu Squinzi, che finì per portare via la sua Mapei a fine 2002. Il colpo decisivo, per il futuro patron del Sassuolo, fu la positività di Garzelli al Giro di quell’anno.

Nel 2001 - a causa del mancato invito a Mercatone Uno (per Pantani) e Saeco (per Cipollini) - toccammo per la prima volta quota 3

Nel 1995 le squadre italiane al Tour de France erano 8, poco meno della metà di quelle al via da Saint-Brieuc (22). Un anno dopo ne portammo addirittura 9 (con 62 corridori!), poi il progressivo declino. Le squadre scesero a 6 già nel 1997 (ultimo anno con la Saeco sanmarinese), e nel 2001 - a causa del mancato invito a Mercatone Uno (per Pantani) e Saeco (per Cipollini) - toccammo per la prima volta quota 3. Tornammo a salire per poco, poi però ecco una nuova discesa. Fino a quando ha retto la Milram “italiana” ne abbiamo mantenute tre, ma dal 2008 – quando cioè i tedeschi diventarono unici proprietari – all’Italia sono rimaste solo Lampre e Liquigas. Nel 2015 il punto più basso: con la Cannondale-Garmin del tutto statunitense, ad alzare la bandiera italiana è rimasta solo la Lampre-Merida.

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