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Porte – Il sogno giallo del canguro

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Quando nel 2010 (al primo anno da professionista) Richie Porte si fece conoscere al mondo del ciclismo indossando per 3 giorni la maglia rosa al Giro d’Italia (poi concluso in maglia bianca e al 7° posto assoluto), tutti pensavano che l’Australia avesse trovato già l’erede di Cadel Evans, campione del mondo in carica e star indiscussa del movimento del giovane Continente. Invece, le cose andarono diversamente, Evans continuò nella sua parabola conquistando il Tour de France nel 2011 e anche un podio al Giro prima di chiudere la carriera, mentre Porte, pur vincendo tappe e brevi corse a tappe, non è più riuscito a terminare nei primi 10 un GT. Per due stagioni alla corte di Contador (2010-11), nel 2012 è passato alla Sky, vivendo la strepitosa ascesa del team britannico al Tour. È lui, il tasmaniano di Launceston, è stato uno dei più fedeli scudieri dei trionfi di Wiggins (2012) e di Froome (2013-15), arrivando sempre a Parigi. Al termine del 2015, l’offerta della Bmc e la consapevolezza di provare, finalmente, le proprie chance.

Quinto nel 2016 – Il primo Tour da capitano lo vede contrapporsi al suo vecchio leader Chris Froome. Il keniano bianco porterà a casa il terzo Tour, mentre il suo ex luogotenente sarà protagonista di una condotta di gara regolare che gli consente di chiudere in quinta posizione a Parigi, prima top-ten al Tour de France (e seconda in un GT dopo il Giro 2010). Quest’anno vuole alzare l’asticella, il podio è l’obiettivo minimo, ma da molti è indicato come uno dei rivali più accreditati alla successione del trono di Froome. Il 2017 gli ha portato in dote, finora, ben sei successi: 2 tappe e la classifica finale del Tour Down Under, 1 tappa alla Parigi-Nizza,  il Giro di Romandia e 1 tappa al Delfinato, dove ha chiuso al secondo posto finale. La marcia d’avvicinamento al grande appuntamento è stata perfetta. Adesso bisogna completare il lavoro…

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