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Aru - La cabala è con te

La buona prestazione al Critérium du Dauphiné (dove rientrava alle competizioni dopo ben 84 giorni di assenza per il noto infortunio al ginocchio) e, soprattutto, il convincente successo al Campionato Italiano di domenica hanno rilanciato le quotazioni di Fabio Aru.

L’infortunio al ginocchio e la perdita di Scarponi - La dolorosa scomparsa di Michele Scarponi il 22 aprile scorso ha sconvolto l’ambiente, e Aru è stato senza dubbio uno di quelli che hanno subito maggiormente la prematura dipartita dell’indimenticabile Michele che, tra l’altro, nei programmi di gennaio avrebbe dovuto scortarlo al Giro che partiva dalla Sardegna. Ma si sa, il mondo e la vita non seguono sempre il cammino previsto. Così Aru, che già era stato costretto ad abbandonare i sogni rosa per un incidente al ginocchio, ha recuperato con nuove motivazioni concentrandosi sul Tour de France.

Il fallimento del 2016. Nella passata stagione, Aru aveva puntato tutto sul Tour, che lo vedeva esordire. Dopo una promettente vittoria di tappa al Delfinato in giugno, alla Grande Boucle aveva patito un inizio in salita, poi aveva ripreso a sognare e, infine, è stato respinto definitivamente nell’ultima tappa di montagna. Risultato? Un anonimo 13° posto assoluto a 19’20” da Chris Froome! Un bilancio scadente per uno che nelle precedenti due stagioni aveva ottenuto risultati eccellenti nei GT (3° al Giro e 5° alla Vuelta nel 2014; 2° al Giro e 1° alla Vuelta nel 2015).

Astana compatta. La formazione di Giuseppe Martinelli è la più vincente nei GT dal 2013: quattro vittorie (3 con Nibali e 1 con Aru), ma è soprattutto la compattezza e la capacità di gioco di squadra che danno ulteriori garanzie alle prospettive del corridore sardo. Grazie ad eccellenti prestazioni di squadra, lo stesso Aru ha potuto aggiudicarsi la Vuelta 2015 e Nibali il Giro 2016 nelle ultime giornate di gara. Quest’anno la formazione kazaka (seppure senza pilastri come Nibali, Scarponi e Tiralongo) è sempre competitiva e si stringe attorno a Fabio Aru con un Jakob Fuglsang galvanizzato dal trionfo meritato al Critérium du Dauphiné.

La cabala. Alcuni segni del destino spingono ulteriormente le quotazioni di Aru: nel 1965 si partiva dalla Germania (come quest’anno) e a vincere fu Felice Gimondi. Nel 2014 Vincenzo Nibali, dopo una prima parte di stagione anonima, conquista il tricolore e domina il Tour dall’inizio alla fine. Fabio Aru ha ripreso morale e grinta, che aveva smarrito nell’ultimo anno e mezzo e la maglia di campione d’Italia (vedremo con quale design…) è uno stimolo in più a crederci.

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