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Giancarlo Brocci e il Giro Bio

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Per cyclingtime Orsa Maggiore

Sabato scorso abbiamo parlato di "Eroica", dalla creazione sino al contezioso con RCS. Ma parlando con Giancarlo Brocci non si può non pensare all’altra sua “creatura”, il Giro d’Italia BIO”.

L’argomento ci appassiona in quanto coinvolge la cultura alimentare del ciclista come prevenzione rispetto all’utilizzo di sostanze sintetiche. In uno sport che si svolge a contatto con il territorio, con l’alternarsi delle stagioni, dovrebbe essere naturale giocare pulito altrimenti “quando il gioco è truccato i perdenti sono quelli giusti”.

Come nasce il Giro Bio?Nasce dalla voglia di dimostrare che si può fare ciclismo in modo pulito. Nasce dall’esigenza di contestare una “moda” che impone ciclisti sempre più magri che si sottopongono a diete drastiche per aumentare la potenza e la velocità. Imporre ai ciclisti una massa grassa intorno al 4-6% è una bestemmia in quanto un grasso corporeo di tali dimensioni è vicino alla soglia limite; a quel punto crollano le barriere immunitarie e aumenta il rischio di ammalarsi”.

Il Giro “Bio” ha una durata limitata nel tempo, dal 2009 al 2012; ad un certo punto “muore”; perché?Perché funzionava; perchè eravamo riusciti a dimostrare che si può praticare sport anche a livelli agonistici restando fedeli alla propria natura di esseri umani; durante le tappe del Giro Bio i ciclisti mangiavano come “Tribunali” ed apprezzavano la bellezza della fatica, quella vera. Nessuno guadagnava sulla loro pelle. Ciò ovviamente ha dato fastidio alle lobby del doping che ben presto hanno cercato di soffocare questo Don Chisciotte ostinato nel voler introdurre una cultura alternativa nel ciclismo; i firmatari della Convenzione promossa dalla Regione Toscana son venuti meno ed è iniziato il mio scontro con i Titani”.

Cosa tiene viva in te la voglia di continuare questa battaglia?La certezza che lo sport che si libererà dal doping è proprio il ciclismo, dove si può prospettare un’era in cui il rinoceronte guadagnerà da vivo e non da morto, con la vendita del corno. Il ciclismo insegna ad apprezzare la fatica vera, il sacrificio vero; è un modo per dire ai nostri giovani di riscoprire certi bisogni. In un’epoca in cui non si ha fame vera, sete vera, stanchezza vera, desiderio di una donna vera, perché ogni bisogno viene soddisfatto facilmente, prima ancora che il bisogno stesso nasca, riscoprire la bellezza della fatica significa riscoprire valori fondanti che devono rimanere fondamentali”.

Queste le parole di Giancarlo Brocci, padre de l’Eroica e dell’idea generale di un ciclismo autentico, pulito, appassionato. Le parole di “un perdente di successo”. Noi ci permettiamo di aggiungerne altro: solo sul dizionario la parola successo viene prima della parola sudore.

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