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Kruijswijk, un sogno svanito, riprovaci!

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Alzi la mano chi si aspettava, alla partenza del Giro dalla sua Olanda, un Kruijswijk in maglia rosa a tre tappe dal termine. Basta questo per porre l’accento sulla grande performance di cui è stato capace l’alfiere della Lotto NL-Jumbo. Ma il finale lascia un’enorme delusione per quello che pareva ormai a portata di mano, e che invece si è sciolto nella neve della discesa del Colle dell’Agnello. Prima di analizzare il Giro straordinario del tulipano, occorre fare un passo indietro.

Il feeling col Giro. Steven Kruijswijk non ha nelle corde le doti del vincente, appena due vittorie in sette anni di carriera, ma una corsa in particolare lo esalta: il Giro d’Italia. Sin dall’esordio nella massima categoria, ha mostrato particolare attitudine alla corsa rosa, correndola sempre ad eccezione del 2012. Il primo Giro (2010) lo ha concluso al 18° posto, poi un ottimo 9° posto nel 2011, 26° nel ’13, ritirato nel ’14, e nuova top-ten nel 2015 con un 7° posto che non gli rende quanto di buono espresse sulle salite decisive. Infatti, dopo avere beccato 8’, ha risalito la china portandosi a ridosso dei migliori e chiudendo secondo nella tappa dell’Aprica (primo sul Mortirolo). Al termine conquista un apprezzabile 7° posto che, senza la defaillance iniziale, gli avrebbe permesso di lottare per il podio. Quest’anno ha corso intelligentemente coperto fino alla tappa di Corvara. Sabato 21 maggio la sua carriera è giunta ad una svolta. Nel giorno del successo di Chaves, della lieve flessione di Nibali e della crisi di Valverde, è emersa la forza di questo longilineo corridore olandese dalle spalle appuntite. È maglia rosa! Il giorno dopo si conferma l’uomo più in forma, perde la cronoscalata per soli 16 centesimi di secondo, ma guadagna terreno su tutti i rivali (soprattutto su Nibali, che cede 2’10”). Dopo il giorno di riposo, conquista il terzo secondo posto consecutivo, battuto solo da un redivivo Valverde. Il Giro è nelle sue mani: Chaves è a 3’, Valverde a 3’23”, Nibali, sull’orlo del precipizio, a quasi 5’! Ma il destino gioca un brutto tiro al prode Kruijswijk nella terzultima tappa. Scendendo giù dal Colle dell’Agnello, nel tentativo di arginare uno scatenato Nibali, finisce sulla neve dopo una spettacolare capriola. Giro finito? No, perché si rialza e riprende, ma è l’inizio del crollo. La caduta gli ha provocato anche una frattura di una costola, ma lui resiste, anche se a Risoul deve cedere la maglia rosa. È ancora sul podio, ma nella tappa di sabato perde anche quello per la rimonta di Valverde. A Torino è quarto, suo miglior risultato in un Grande Giro, ma è una magra consolazione. Adesso bisogna ripartire, forse da una squadra che sappia sostenerlo meglio sulle salite, e poi sapremo se i 5 giorni in rosa e un Giro quasi vinto sono stati frutto della migliore forma della sua vita, o sono l’inizio di una nuova carriera per il regolarista “spalle appuntite”.

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