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Nibali, un posto tra i Grandi

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L’incredibile rimonta nelle ultime due tappe di montagna ha consegnato a Vincenzo Nibali un successo che, solamente venerdì mattina, sembrava ormai impossibile (quasi 5’ il passivo da recuperare a Kruijswijk, ma in ritardo anche rispetto a Chaves e Valverde). E, invece, il siciliano si è regalato un trionfo che lo proietta di diritto tra i grandi delle corse a tappe. Concluso il lungo inseguimento ai GT nel 2014, con la straripante vittoria al Tour de France, Vincenzo è diventato il sesto campione in ordine di tempo a conquistare Tour, Giro e Vuelta (gli altri sono Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault e Contador). Adesso è il momento di provare a ripetersi. Alla vigilia della corsa rosa, Nibali era il grande favorito e, a parte l’ex compagno di squadra Mikel Landa e l’eterno Valverde (esordiente al Giro a 36 anni!), poche chances venivano assegnate al resto dei partecipanti. Landa si è perso strada facendo, vittima di problemi gastrointestinali, Valverde ha confermato la sua grandezza, ma sono spuntati l’emergente Esteban Chaves e il sorprendente Steven Kruijswijk che, senza la caduta nella discesa del Colle dell’Agnello, forse non lo avrebbe detronizzato nessuno. Al di là delle valutazioni, resta l’impresa di Nibali che, trovatosi in difficoltà per oltre due terzi di corsa, stava per fallire il risultato pieno, arrivato poi in extremis. Adesso Vincenzo può compiacersi di quanto ha realizzato nella sua carriera. Una continuità ad alti livelli nei Grandi Giri veramente rimarchevole: 4 vittorie (Vuelta 2010, Giro 2013, Tour 2014 e Giro 2016) e altrettanti podi (3° al Giro 2010, ancora 3° nel 2011, 3° al Tour 2012 e 2° alla Vuelta 2013) lo pongono a livelli di eccellenza. Tornando all’ultimo Giro, essere riuscito a vincere da super favorito, ma dopo essere stato sull’orlo del precipizio (fuori dal podio e in preda a varie vicissitudini fisiche e non), rafforza l’entità del traguardo raggiunto. Adesso l’obiettivo è Rio (Olimpiadi), e se farà pure il Tour dovrebbe correre in appoggio a Fabio Aru, il talento emergente che ha in seno alla propria squadra. Certo che, a 32 anni (li compirà il 14 novembre), la sua parabola non sembra aver imboccato la parabola discendente, come molti pensavano (e pensavo …) dopo il Tour sottotono dello scorso anno (quarto) e la sconfitta che stava maturando al Giro. Un aspetto importante, per il proseguo della carriera dello Squalo, sarà certamente la decisione sul proprio futuro, che a giorni lui stesso dovrebbe comunicare. Rimanere all’Astana, dove ha realizzato le vittorie più belle in un quadriennio fantastico (2 Giri, Tour, Lombardia, 2 Campionati italiani, Tirreno-Adriatico), o aderire ad un nuovo progetto? Finora, a parte qualche frizione, l’Astana gli ha garantito un appoggio straordinario nelle corse a tappe (ad eccezione del Tour 2015) e trovare un ambiente del genere (e un ingaggio elevato) non è semplice. Con Aru si potrebbe continuare a seguire la strada seguita della differenziazione degli obiettivi. È una politica che ha dato frutti ad entrambi, perché cambiare?   

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