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Curiosità Rosa - Astana superstar

nibali

Si è parlato tanto, forse anche troppo di possibili dissapori in seno all’Astana. Ma il team kazako è abituato alle pressioni e, quando i risultati non arrivano, è logico mettere sul banco degli imputati i corridori più rappresentativi, salvo poi venire sempre smentiti dai risultati, che sono sempre arrivati. La storia inizia due anni fa.

Tour 2014. Nibali veniva da un inizio di stagione senza risultati, poi l’acuto al campionato italiano e la partenza inglese della Grande Boucle. Sappiamo bene come è andata. Il messinese ha schiantato la concorrenza e dominato da capo a fine, riportando in Italia il successo nella corsa a tappe più prestigiosa al mondo 16 anni dopo l’ultimo trionfo, firmato dall’indimenticato Marco Pantani.

Tour 2015. La storia non si ripete e Vincenzo Nibali, dopo un inizio sofferto, si ferma ai piedi del podio (quarto), dimostrandosi lontano parente del campione ammirato dodici mesi prima. Vuelta 2015. Il team kazako si presenta sulla carta con tre punte (Nibali, Aru e Landa), ma già al secondo giorno Nibali va a casa espulso dalla corsa per traino! La corazzata kazaka non si scompone e la corsa iberica consacra il talento del sardo Fabio Aru, al termine di una straordinaria prova corale al penultimo giorno di corsa, che gli permette di scalzare dalla vetta della classifica Tom Dumoulin. Per quanto riguarda Nibali, ferito nell’orgoglio, torna nella sua Sicilia per rigenerarsi e ritrova gli stimoli per un finale di stagione vincente. Vince alcune semiclassiche nazionali, ma soprattutto trionfa al Lombardia, cancellando un’astinenza dei corridori italiani nelle classiche monumento di ben 7 anni. Il resto è storia dell’ultimo mese. Il Giro 2016 aveva un grande favorito, Nibali, e lo sfidante più accreditato sembrava essere l’ex compagno di squadra Mikel Landa, che poi è stato costretto ad abbandonare. La crescita di Steven Kruijswijk, gli scatti del colibrì delle Ande Esteban Chaves e la regolarità di Valverde, avevano messo quasi al tappeto le speranze di Nibali, incupito da un presunto male oscuro (scadenza di contratto, le sirene per l’anno prossimo, la pressione di dover vincere a tutti i costi, o più semplicemente una condizione non al top). All’alba delle ultime decisive tappe di montagna il capofila dell’Astana pagava quasi 5’ alla maglia rosa Kruijswijk, che veleggiava verso un più che mai vicinissimo trionfo. Il resto è già storia. Nibali si è ripreso la scena con due giorni da leone, spalleggiato da una squadra semplicemente fantastica. Ancora una volta, come alla Vuelta 2015, il gioco di squadra è stato perfetto e Nibali ha dovuto solamente (si fa per dire) finalizzare un lavoro impeccabile.

I fatti parlano chiaro, una formazione che da due anni (crescita di Aru) si divide in due schieramenti, uno per il siciliano e uno per il sardo, con risultati eccezionali, al termine di prove corali che hanno fatto la storia recente dei Grandi Giri degli anni 2010. Giro 2013, Tour 2014 e Giro 2016 con Nibali; Vuelta 2015 con Aru (senza dimenticare il 3° posto al Giro 2014 e il 2° nel 2015, con Landa 3°). Altro che dissapori, questo team governato da quella volpe di Alexander Vinokourov e guidato con impareggiabile maestria da Giuseppe Martinelli, ha raggiunto l’apice e c’è rimasta.

Infine, meritano la citazione i compagni che hanno accompagnato Nibali nell’ultima cavalcata vincente alla corsa rosa: su tutti Michele Scarponi (37 anni!) semplicemente sontuoso, Jakob Fuglsang, Tanel Kangert, Davide Malacarne, Eros Capecchi, Valerio Agnoli, Andrey Zeits e Bakhtiyar Kozhatayev.

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