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Curiosità Rosa - Nibali, a corto di condizione o errore tattico?

nibali

Quando Vincenzo Nibali si è alzato sui pedali e con uno scatto si è involato lasciando tutti dietro, molti hanno rivisto il campione invincibile ammirato al Tour 2014. Ma, stavolta, il due volte campione d’Italia ha esaurito la sparata dopo poche centinaia di metri, “saltato” agevolmente dalla maglia rosa Dumoulin e venendo immediatamente risucchiato dal gruppo dei migliori. Vedendo e rivedendo il film degli ultimi chilometri, appare evidente l’errore tecnico (ammesso) dal direttore tecnico Martinelli: aveva un uomo (Fuglsang) in avanscoperta alle spalle di Wellens, che avrebbe sicuramente preso la maglia, e allora perché rischiare Nibali negli ultimi 3 km di una salita che non avrebbe potuto, per le pendenze modeste, fare la differenza? Certo a parlare si è tutti bravi, specie col senno del poi. Ma è anche vero che stiamo parlando di una delle squadre più forti e attrezzate per i GT, con un Nibali che è uno degli esponenti più forti dell’ultimo ventennio delle corse a tappe. Quindi, una riflessione va fatta: se si voleva prender ela maglia con Fuglsang, perché lanciare Nibali? Oppure, lo Squalo è a corto di condizione? Già al Trentino non aveva brillato, e se si eccettua il Tour of Oman a febbraio (tappa regina e classifica finale) non ha dimostrato un granché nel 2016. Certo, si dirà, l’obiettivo principe è il Giro la condizione bisogna possederla soprattutto la terza settimana, intanto, però, oggi il passaggio a vuoto è stato acuito dal fatto di aver perso secondi non solo da Dumoulin, ma anche da Majka, Chaves e Valverde. Non sarà certo una manciata di secondi a fargli perdere la corsa rosa, ma anche al Tour dello scorso anno cominciò a perdere terreno nelle prime tappe importanti. Sarà una pericolosa coincidenza, ma domenica Dumoulin avrà la ghiotta opportunità di allontanare ulteriormente il messinese, avendo dalla sua una cronometro di 40 km.

Dumoulin il più forte? Aspettiamo … Tutti a tessere le lodi dell’olandese della Giant. Sì è forte, dallo scorso anno è migliorato nelle tre settimane (ha sfiorato il colpaccio alla Vuelta, detronizzato solo al penultimo giorno da un attacco corale di Aru e i suoi), a cronometro sembra non avere rivali, ma attenzione. Non ha fatto niente di eccezionale oggi, anzi. Il meglio lo ha fatto vedere quando è uscito dal gruppo, ripreso e staccato Nibali, ma poi ha stentato (e non poco) all’ultimo chilometro, dove la pendenza si è inasprita e per poco non ha perso le ruote di Fuglsang e Zakarin. Quindi, da elogiare sicuramente per questo inizio di Giro, ma da qui a dire che è l’uomo da battere ce ne passa.

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