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GIRO 2015 – Le Pagelle: Contador imbattuto (3 Giri su 3!), il cuore di Aru, Landa la sorpresa. Porte e Uran respinti

giro d'italia

In archivio il Giro d’Italia 2015 edizione n. 98 con il trionfo di Alberto Contador. Sul podio Fabio Aru e Mikel Landa, avversari irriducibili e mai domi di una sfida entusiasmante lungo tutto l’arco delle tre settimane di corsa.

 Alberto Contador: 10. L’Italia c’è l’ha davvero nel cuore, è lui non ha tradito le attese con un Giro preparato in maniera meticolosa e corso in prima linea dal primo all’ultimo giorno. Classe, astuzia, lucidità nel gestire i momenti critici (la caduta di Castiglione della Pescaia, che poteva costargli il ritiro; la crisi sul Colle delle Finestre), tempismo nel capire i momenti in cui affondare i colpi (meravigliosa l’azione nella tappa di Verbania), e nel dispensare spettacolo (il recupero sul Mortirolo è già nella storia). Ha corso con una squadra che si è rivelata assai al di sotto delle aspettative (voto: 5,5) che, non dimentichiamolo, lo ha lasciato solo contro tutti in tutte le salite più importanti (e non solo) di questo Giro. Solo nell’ultima tappa di salita con arrivo al Sestrière è apparso vulnerabile, ma il patrimonio acquisito in classifica e la sua straordinaria capacità di controllare una situazione difficile gli hanno permesso di capitalizzare il grande lavoro svolto. Non ha vinto neanche una tappa (come nel 2008), ma è stato 2° nella cronosquadre di Genova (una delle poche volte in cui la squadra è stata all’altezza); 2° a Vicenza; 3° nella maxi crono di Valdobbiadene dove ha inferto un duro colpo agli altri pretendenti al successo finale; 3° a Madonna di Campiglio (dove ha vinto Landa, ma lui ha dato la sensazione di non affondare i colpi); 3° nel tappone con arrivo all’Aprica (con il già citato exploit del Mortirolo); e ha lasciato il segno anche nella tappa di Verbania con quell’affondo che gli ha permesso di allungare in classifica di quel tanto che poi si è rivelato necessario per mettere in cassaforte la corsa. Terzo Giro su tre disputati! Eguagliato il record del grandissimo Bernard Hinault. Anche se nell’albo d’oro uno (2011) è stato discutibilmente cancellato ex post pur avendolo corso e vinto (anzi stravinto) in modo assolutamente regolare. Adesso il Tour, unico dei grandi a puntare nel 2015 alla doppietta. Nibali, Froome e Quintana sono avvisati … Il Pistolero ha ancora dei colpi in canna.

Fabio Aru: 9,5. Stupenda l’ascesa del campioncino sardo, ormai pronto per scalare anche l’ultimo gradino del podio. Ha unito un’Italia intera che ha trepidato per lui. Un Giro che lo ha visto soffrire, ma con una grinta pazzesca è riuscito a superare più di un momento difficile e ottenere nelle ultime due tappe di montagna due splendide vittorie, a Cervinia e al Sestriere (oltre alla maglia bianca di miglior giovane), che aggiungono ulteriori certezze alla sua crescita. Spalleggiato da una squadra eccezionale (voto: 10) con su tutti un encomiabile Paolo Tiralongo (voto: 10), ha (assieme a Mikel Landa, grande sorpresa) regalato un secondo posto che vale, davvero, quanto una vittoria. Il futuro, anzi il presente, è suo. Forse andrà al Tour per acquisire esperienza e concludere il cerchio dei GT (dopo il 3° posto nel 2014 e il 2° di quest’anno al Giro; e il 5° posto, con due successi parziali, alla Vuelta 2014) prima di spiccare il volo dal 2016.

Mikel Landa: 9,5. Si alzi in piedi chi tre settimane fa prevedeva per il basco un Giro così. Doveva essere l’ultimo uomo in salita di Aru e invece lui, nei giorni di appannamento del sardo, si è rivelato perfetto vincendo a Madonna di Campiglio e poi sull’Aprica. Poi, sul Colle delle Finestre ha provocato il cedimento di Contador, salvo poi rialzarsi prima dell’ascesa finale al Sestrière. Visto come è andata (vittoria di Aru) è stato giusto, anche in considerazione del fatto che il compagno di squadra era il leader designato, ma lui recrimina per quello che poteva essere e non è stato. Di certo un terzo posto che lo lancia nel gotha dei big delle corse a tappe. È giovane (classe 1989) e molti lo cercano. Da rivedere con i gradi di capitano sin dall’inizio.

Andrey Amador: 8. Stesso discorso di Landa, nessuno all’inizio del Giro poteva immaginare una corsa di vertice per il corridore della Movistar (a proposito generoso nelle fughe Giovanni Visconti, che non è riuscito a vincere una tappa, ma ha centrato la maglia Azzurra di leader del Gran Premio della Montagna). Regolare, il più regolare di tutti a parte i primi tre rivelatisi fuori dalla portata di tutti.

Ryder Hesjedal: 8. Grinta e carattere da vendere per il canadese che, dopo un inizio sottotono, è risalito in classifica pedalando a testa bassa, spesso in fuga, in quasi tutte le tappe dell’ultima settimana. Alla fine un quinto posto più che onorevole, che nobilita il trionfo insperato nella corsa rosa di tre anni fa. Il coraggio premia.

Leopold Konig: 7. La Sky puntava al bersaglio pieno con Richie Porte, ma dopo le ripetute debacle e il conseguente ritiro dell’australiano, è spuntato questo atleta ceco molto tosto, senza acuti ma molto regolare che conclude il cerchio delle top-ten nei GT: 9° alla Vuelta 2013, 7° al Tour 2014 e adesso 6° al Giro. Gli manca l’acuto, ma a 27 anni può ancora crescere.

Steven Kruijswijk: 7. Piacevole sorpresa, soprattutto in salita dove spesso è stato con i migliori (su tutte la performance sul Mortirolo). Seconda top-ten nei Grandi Giri in carriera, curiosamente sempre al Giro: 9° nel 2011 e 7° quest’anno.

Damiano Caruso: 7. Anche lui senza acuti, ma sempre a ridosso dei primi. Capitano per la generale della BMC, non ha tradito le attese con un ottavo posto, prima top-ten al Giro (seconda in carriera dopo il 9° posto alla Vuelta 2014). Il ragusano ha 27 anni, dalla Vuelta dello scorso anno ha palesato una bella continuità sulle tre settimane, l’augurio è che possa crescere ulteriormente.

Philippe Gilbert: 8. Ha fallito le classiche delle Ardenne, ma alle spalle ha una carriera imponente. A 33 anni (li compirà il prossimo 5 luglio) ha corso un Giro bellissimo che gli ha regalato due gemme, a Vicenza e, soprattutto, a Verbania dove ha realizzato un autentico capolavoro. “Mister Cauberg” esce rivitalizzato da questo Giro.

Sacha Modolo: 7. Non aveva mai vinto al Giro, ha centrato due tappe che confermano le sua grandi qualità, ancora non del tutto espresse.

Elia Viviani: 6. Anche per il velocista della Sky prima di Genova nessuna vittoria di tappa nella corsa rosa. Vince la prima tappa in linea, poi solo qualche piazzamento, ma le occasioni per i velocisti sono state davvero poche.

André Greipel: 6. Minimo sindacale per il grande velocista tedesco, che porta a casa una tappa.

Michael Matthews: 6. Un bel successo di tappa con la maglia rosa addosso è la sua cartolina del Giro 2015.

Daviede Formolo: 6,5. Qualcuno, dopo il successo a La Spezia il quarto giorno di corsa, lo pronosticava sul podio a Milano (sic). Ha talento, ma deve crescere e molto (a Milano ci arriva, ma 31° a quasi 2 ore …).

Diego Ulissi: 6,5. A Fiuggi ha idealmente ripreso dove aveva lasciato un anno fa. La squalifica di nove mesi è alle spalle, lui si è ritrovato, anche andando diverse volte all’attacco.

Richie Porte: 3. Era uno dei quattro favoriti (assieme a Contador, Aru ed Uran), ha fallito clamorosamente. Cadute, crisi, cambio di ruota per una foratura aiutato da un avversario (Simon Clarke) e conseguente penalizzazione di 2’. È saltato nella crono che lo doveva rilanciare e poi si è ritirato. Da inizio anno era a tutta vincendo diverse corse a tappe (l’ultima in Trentino da dominatore), per lui un brusco ridimensionamento delle ambizioni nei GT dove non ha mai brillato a parte un 7° posto al Giro 2010.

Rigoberto Uran: 4,5. Rispetto a Porte ha concluso la gara, ma lontanissimo in classifica. Solo nelle ultime tappe in salita si è rivisto ai livelli che gli competono (terzo a Cervinia e al Sestrière). Già in ritardo nella prima settimana, subisce una involuzione dopo i podi del 2013-14.

Androni Sidermec: 7. Onore e merito ai ragazzi di Gianni Savio, che non vincono nessuna tappa, ma vanno in fuga tutti i giorni. Molte squadre minori dovrebbero imparare da questo geniale team manager per non rendere anonime le loro partecipazioni.

Percorso: 10. Nulla da eccepire all’Organizzazione di un Giro disegnato benissimo e reso memorabile dai corridori. Lo spettacolo non è quasi mai mancato, la corsa la rendono dura i corridori, ma sul tracciato poche storie, anche sulla discussa crono di 60 km, peraltro bellissima e spettacolare. Un GT con così tante salite giustifica tanti km contro il tempo (a chi fa polemiche sterili un invito a ripassare la storia e i km delle cronometro al Giro e al Tour).

Domenico Pozzovivo & Daniele Colli: arrivederci a presto. Sfortunati entrambi per le rovinose cadute, ma già pronti ad un imminente recupero.

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