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Benedette siano le fughe, entusiamo e fascino del ciclismo

giro d'italia

Ancora una fuga vincente al Giro d'Italia. Tappa dopo tappa si assiste ad azioni a lunga e media gittata. Molte sono state le fughe giunte in maniera vittoriosa al traguardo. Questo ha reso questo Giro entusiasmante e affascinante, perchè, un uomo in fuga è una sfida al destino, una dichiarazione di libertà, un anelito di speranza.

Arriveranno? Ce la faranno? Fuggitiv. Razza speciale di corridori. Schegge impazzite e puntuali, si scalzano il plotone di dosso a suon di fatica. Gambe e cuore in avanscoperta, protesi verso speranze di gloria. Enfants du pays, gregari in licenza, giovani in rodaggio, campioni alla ricerca di conferme, promesse mancate bisognose di riscatto. Motivazioni differenti, forze unite nel segno di  una possibilità.  

Fuggitivi. Razza speciale di sognatori, irriducibili e scalpitanti , spesso abituati  all’ esercizio della sconfitta ben più che a quello della vittoria.  Che talvolta, però, arriva. Rara ed immensa. Perché se è vero che ogni successo è combattuto, agognato e  guadagnato, quello conseguito da un corridore evaso dal gruppo da l’ impressione d’ esserlo ancor di più.

È  una simpatia spontanea e viscerale quella che si prova assistendo agli ultimi colpi di pedale di un corridore che tagli  il traguardo per primo in barba al plotone lanciato all’ inseguimento. Sulla linea d’ arrivo,  la gioia sofferta dell’atleta braccato dal gruppo si unisce a  quella di chiunque si sia gettato  in un’impresa temendo di non farcela. Insieme alle braccia del vincitore, si leva al cielo l’ orgoglio di chiunque, a dispetto di ogni avversità, ce l’ abbia invece fatta. Nello sport come nella vita.  Meravigliosa e liberatoria catarsi collettiva.

È un sentimento di solidarietà irrefrenabile quello che, ogni volta, ci porta a sperare con ogni forza che la fuga possa arrivare, nonostante l’ incalzare degli inseguitori : Charles Bukowski scriveva che “la ragione per cui di solito la gente va alle corse  è che si è lasciata fottere dal giro di vite, dalla prepotenza del padrone di casa, […]; da tasse, cancro, depressione” e “proprio perché la sconfitta è un’ esigente  compagna di strada -  gli fa eco un noto giornalista - vorremmo che qualcuno si prendesse il compito di vincere per noi.” Vorremmo proprio che un uomo in fuga, contro tutto e contro tutti,  vincesse anche per noi.

Nel trionfo del fuggitivo, malgrado le previsioni di fallimento, si manifesta la ribellione a tutto ciò che talvolta appare ineluttabile. Imposto. Prestabilito, contro ogni sforzo e a dispetto di ogni ambizione.

Un uomo in fuga è una sfida al destino, una dichiarazione di libertà, un anelito di speranza.

Abbiamo infinitamente bisogno che “qualcuno vinca per noi”, che un corridore sfugga ai ranghi, stravolgendo i piani, portando a termine quest’atto sovversivo e meravigliosamente irrazionale che è l’andare in avanscoperta inseguendo un sogno. Abbiamo tutti bisogno che, di tanto in tanto, la vittoria di un fuggitivo ci ricordi che nulla è deciso e che vale la pena rischiare. Sempre.

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