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STORIE AL GIRO - Forlì

ForlìDopo il primo giorno di riposo Giro riparte con la X tappa pianeggiante di 200 km da Civitanova Marche a Forlì che è già stata, per 8 volte, città di arrivo: 1925 (Girardengo), 1928 (Binda), 1930 (Guerra), 1937 (Bini), 1939 (Servadei), 1960 (Van Looy, Bel), 1977 (Maertens, Bel) e nel 2006 (McEwen, Aus).

Il nome di Forlì deriva da Foro Livio fondato all’inizio del II secolo a.C., ma gli storici non sono concordi sulla data e sul fondatore della città. Con i Romani e la costruzione della Via Emilia, la città visse in pace e fu un centro di raccolta e smistamento della produzione agricola. 

Forlì è posta fra i fiumi Rabbi e Montone, e nel 1050 fu progettato il sistema idrico per evitare l’allagamento dovuto all’esondazione degli stessi. Data la sua posizione geografica, una volta caduto l’Impero Romano, Forlì fu distrutta dai vari popoli che invadevano il territorio italico: Visigoti, Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi.

Gli storici indicano che intorno all’889 Forlì si schierò con il Sacro Romano Impero Germanico contrastando così la Chiesa, divenendo una città ghibellina.

Nel XIII secolo la città entrerà in conflitto con le città guelfe di Faenza e Bologna. Nel 1241 aiutarono l’imperatore Federico II nella lotta contro Faenza e questi, in segno di riconoscenza, concedette di adornare il simbolo cittadino con l’aquila sveva.  Con la caduta della Casa di Svevia, Guido da Montefeltro fuggì a Forlì. Qui assunse la carica di Capitano del Popolo e guidò l’esercito in varie battaglie uscendone vittorioso. La più importante di queste fu la battaglia di Forlì nel Calendimaggio del 1282, dove la città si guadagnò la celebre citazione di Dante nell’Inferno, XXVI canto, 43-44: “la terra che fe già la lunga e prova e di Franceschi sanguinoso mucchio”.

Successivamente all’abbandono di Guido da Montefeltro sale al potere la famiglia degli Ordelaffi, che guiderà la città per quasi due secoli. Con la morte, forse per avvelenamento, dell’ultimo rappresentante della famiglia, la città passò a Gerolamo Riario, marito di Caterina Sforza. Il regno di Caterina durò poco segnato dall’ascesa di Cesare Borgia, ma con la fine del potere di quest’ultimo la città passò sotto il potere dello Stato Pontificio.

Dal 1500 in poi Forlì cadde in un sonno lungo quasi due secoli. La città fu “destata” nel giugno del 1796 con l’ingresso delle truppe giacobine e di Napoleone nel 4 febbraio 1797. Durante il periodo delle guerre che portarono all’Unità d’Italia, vi furono molti personaggi che si distinsero nella vita politica come Piero Maroncelli, che fu compagno di prigionia di Silvio Pellico allo Spielberg.

Durante la Grande Guerra partirono da Forlì centinaia di volontari, fra i quali si ricorda la Medaglia d’Oro Fulcieri Paolucci De’ Calboli.

A Forlì, negli anni 20 del secolo scorso, Benito Mussolini inizia la sua lunga ascesa politica che porterà all’entrata in guerra dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. La città fu liberata il 9 novembre 1944 dalle Armate Alleate insieme ai combattenti della Resistenza forlivese (8° Brigata Garibaldi, Gruppo Mazzini, Battaglione Corbari e gruppi e squadre d'Azione patriottica). Nel Centenario della Grande Guerra è possibile visitare alcune mostre:

“I Forlivesi e la Grande Guerra”, nel Palazzo del Monte di Pietà, fino al 2 giugno; 
“Arte in trincea - Maceo Casadei (1899-1992), nel Palazzo Romagnoli, fino al 31 maggio;
“La Grande Guerra nei Fondi Antichi della Biblioteca Saffi”, nel Palazzo del Merenda, fino al 2 giugno;

Nella Casa del Mutilato - Passato e futuro di un luogo museale”, nella Sezione Provinciale ANMIG, fino al 2 giugno; “La conquista del vento - Velocipedi, bicicli e biciclette tra Ottocento e Grande Guerra”, nell’Oratorio di San Sebastiano, fino al 24 maggio.

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