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Strade e scenari unici, il Giro non ha eguali

Giro d'italiaInfuocata, palpitante e senza un briciolo di pianura che possa concedere un attimo di tregua ai corridori e al pubblico a casa. La Chiavari-La Spezia rappresenta un magnifico spot pubblicitario per la Corsa Rosa.

Una gara a tappe che a volte sarà stata anche compressa dalla grandeur del Tour, ma che a quest’ultimo, può e deve invidiare solo la sua enorme notorietà. Perché per il resto, il Giro d’Italia è in grado di offrire strade e scenari unici. Irripetibili altrove. Ogni luogo è vero, ha alle spalle una storia e un patrimonio artistico-culturale da raccontare, ma ciò che si trova nelle nostra penisola è difficilmente imitabile e impossibile da riprodurre.

Il carrozzone Rosa che ogni anno attraversa il “bel Paese” ci invita implicitamente a salvaguardare questa storia, fornendoci istantanee e riprese indimenticabili. Dai monumenti delle grandi città d’arte, alle meraviglie della miriade di centri abitati resi grandi dall’età dei comuni, dagli appennini alle alpi, dalla piacevole brezza marina al clima incerto delle montagna più belle, le dolomiti.

La tappa odierna che si è servita della scenografia delle Cinque Terre non fa che dare valore alle parole che sono state spese fin qui. Ma forse aggiunge qualcos’altro, ci dice che le strade che si affrontano nella corsa ideata da “La Gazzetta dello Sport” possono essere imprevedibili e spettacolari come poche altre. Quella con arrivo a La Spezia è stata una di quelle frazioni. Si potrebbero dire tante cose: ci sarebbero da cantare le gesta atletiche di un superlativo Davide Formolo, come ci sarebbe da riflettere sull’approccio di Tinkoff-Saxò e Astana, ma francamente difronte alla “Grande Bellezza” del Giro, non si può che contemplare. L’alternativa è svenire come fa quel turista giapponese, che nell’omonima pellicola di Paolo Sorrentino, cade a terra stordito dal fascino della Città Eterna inquadrata dall’obbiettivo della sua macchina fotografica. Oppure, senza arrivare a tanto, basterebbe limitarsi a ringraziare gli organizzatori delle ultime edizioni; che si, saranno pure stati facilitati dalla morfologia variegata dell’Italia, ma hanno pur sempre il merito di aver proposto altimetrie mai scontante e tracciati quasi sempre esigenti.

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