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Giro 2014 - Le pagelle

giro 2014

Il Giro va in archivio con il successo di Naro Quintana, che rispetta le attese, la conferma di Uran, la splendida ascesa di Fabio Aru; ma anche le volate mozzafiato di Kittel e Bouhanni, gli scatti di Arredondo, Rolland e Pozzovivo e tanto altro ancora.

Nairo Quintana. Puntuale con il pronostico della vigilia, il piccolo grande scalatore della Movistar centra il suo primo GT all’esordio sulle strade del Giro d’Italia, regalando in un colpo solo anche il primo acuto nella corsa rosa ad un colombiano e, più in generale, ad un sudamericano. Partito in ombra nelle prime due settimane, ma sempre attento a non perdere terreno (semmai gli altri non ne hanno approfittato abbastanza) per presunti problemi respiratori, nella terza settimana ha assestato i colpi giusti, a partire dal tappone di Gavia e Stelvio, con il blitz in discesa dallo Stelvio e il trionfo a Val Martello; quella tappa è stata, purtroppo, segnata dalle polemiche per la scarsa intesa tra Giuria e Organizzazione e, in un certo senso, l’impresa di Quintana è stata non macchiata, ma comunque influenzata negativamente (e questo non gli permette di avere il massimo dei voti). Conquistata la “rosa”, lo scalatore sudamericano ha legittimato a leadership conquistando la cronoscalata del Grappa e controllando la situazione sullo Zoncolan. Praticamente il suo successo non è stato messo in discussione più da nessuno. A 24 anni è già stato secondo al primo Tour e vincitore al primo Giro. Cosa chiedergli di più? Puntuale. Voto: 9

Rigoberto Uran. La cronometro “del vino” è il suo fiore all’occhiello, una maglia rosa conquistata e mantenuta per quattro giorni una cornice importante, poi il cedimento nella discusso tappone dolomitico. In calo dopo la crono dominata, si rifà parzialmente sullo Zoncolan arrivando assieme a Quintana. Il secondo podio consecutivo (sempre in seconda posizione) vale molto e conferma le qualità dell’esponente della Omega Pharma-Quick Step, finalmente competitiva per la classifica dei Grandi Giri. Voto: 8

Fabio Aru. L’anno scorso aveva fatto vedere sprazzi di classe al fianco del suo capitano Nibali, ma quest’anno nessuno si aspettava un’ultima settimana così spettacolare: il successo di Montecampione, la stupenda cronoscalata battuto solo da Quintana, dando distacchi sensibili a tutta la concorrenza, leggermente in flessione sullo Zoncolan dove, comunque, si  gestito da veterano (la mano di Beppe Martinelli c’è e si vede) e infine il terzo posto sul podio di Trieste sono una bella cartolina per il futuro di questo campioncino sardo. Apparso subito a suo agio con la popolarità, l’Italia sembra aver trovato una valida alternativa a Nibali nei GT. Voto: 10

Pierre Rolland. Generoso, protagonista in salita, ha recuperato il gap iniziale arrivando ad essere terzo (poi scalzato da Aru). Alla fine è quarto, dichiarandosi innamorato dell’Italia e del Giro. Ma per favore non diciamo che è lui il francese in grado di vincere il Tour (dai tempi del mitico Hinault, dopo trent’anni di digiuno) nel futuro: troppo scarso a cronometro e senza il colpo da k.o. in salita. Un buon coridore, ma nulla più. Voto: 7

Domenico Pozzovivo. Anche lui generoso e combattente, ottiene un quinto posto finale (suo miglior risultato in un GT); gli manca, però, un successo di tappa. Voto: 7

Diego Ulissi. Ridimensionato sulle Ardenne, il toscano alza la testa (e la voce) rivendicando la bontà delle sue qualità. Risultato? Un po’ Argentin, un po’ Bartoli, vince due bellissime tappe e si piazza sorprendentemente secondo nella prima cronometro. Vorrebbe provare pure la classifica ma una caduta e la febbre lo costringono ad un prematuro abbandono. I suoi limiti non sono ancora chiari. Ma certo il suo Giro è stato brillante. Voto: 8

Nacer Bouhanni. Battuto sonoramente da Kittel nelle prime due tappe, si prende lo scettro di velocista principe del 97° Giro d’Italia: 3 tappe e maglia rossa di leader della classifica a punti a Trieste. È un classe ’90, è tosto in volata ma aspettiamo a paragonarlo a Cavendish… Voto: 8

Marcel Kittel. Al via da Belfast è il velocista più atteso. Le prime due tappe in linea nella verde Irlanda confermano la straordinaria potenza del tedesco: due vittorie su due. Appena scesi in Italia la febbre (e un bilancio già ottimo) gli consigliano di non partire da Bari. Praticamente, corre il Giro solo all’estero, vince due tappe, senza aver corso in Italia, un record. Voto: 7,5

Julian Arredondo. Lo scalatore colombiano punta dritto al GPM e centra in pieno l’obiettivo, in più si aggiudica la tappa con arrivo al Rifugio Panarotta. Bravo e combattivo, anche se, ancora una volta, il re degli scalatori finisce lontanissimo nella Generale (addirittura 61°!). Lo diciamo da anni, qualcosa non va in questa graduatoria prestigiosa. Voto: 7,5

Michael Rogers. Della sua storia (clenbuterolo) si è detto e scritto abbastanza. Lui, serio e professionale non si smonta per il forzato e ingiusto stop nei primi mesi dell’anno. Torna a gareggiare alla Liegi e si presenta al Giro senza aver praticamente corso. Risultato? Un Giro perfetto, come uomo squadra del leader Majka, e come uomo vincente. Prima a Savona e poi la ciliegina sullo Zoncolan. Perfetto. Voto: 9

Michael Matthews. Dopo l’involuzione di Matthew Goss, è lui il velocista della formazione australiana Orica-GreenEDGE) e lui si supera, conquista la rosa al secondo giorno, vince a Montecassino in un rosa splendente e mantiene la leadership per ben sei giorni. voto: 8

Rafal Majka. L’anno scorso aveva chiuso in settima posizione, quest’anno scala un posto. Regolare ma senza acuti. Voto: 6,5

Wilco Kelderman. Regolare anche lui, ma il suo settimo posto (dopo il 17° dello scorso anno) pesa di più essendo un classe ’91. Voto: 7

Cadel Evans. Il successo al Giro del Trentino lo poneva tra i grandi favoriti e lui non si è risparmiato sin dai primi giorni, lottando da par suo. Secondo a Viggiano, battuto da Ulissi, poi terzo a Montecassino, superato da Matthews, poi in rosa a Montecopiolo. Forse troppo presto, ma lui fiutando una terza settimana in calando, ha dato spettacolo e mantenuto quella maglia (che aveva conquistato per un solo giorno nel 2002 e nel 2010) per quattro giorni. Proprio nella tappa che doveva arridergli (la cronometro) ha ceduto la maglia a super Uran. Da lì in poi è stato un calando, riuscendo comunque a rimanere nella top-ten (8°); a 37 anni suonati non è poco. Lottatore. Voto: 7

Ryder Hesjedal. All’inizio del Giro non siamo stati teneri con questo atleta canadese dandogli poco credito. Dopo la disastrosa cronometro a squadre (a proposito, sfortunatissimo il capitano della formazione Daniel Martin, subito costretto al ritiro), ha risalito la china, superandosi nel tappone con arrivo a Val Martello dove è stato battuto solo da Quintana. Al termine riesce a strappare con i denti un nono posto che non è male per le qualità del corridore della Garmin. Voto: 6

Robert Kiserlovski. Puntava ad un piazzamento nei 10, è giunto decimo. Voto: 6

Franco Pellizotti. Lotta anche lui contro la carta d’identità (36 anni), solo Rogers lo precede sulo Zoncolan, altri piazzamenti e fughe da lontano. Generoso. Voto: 6,5

Enrico Battaglin. Vittoria al cardiopalmo ad Oropa. È un talento. Grande la Bardiani-Csf dei Reverberi che ottiene ben tre successi di tappa, con Canola, Pirazzi e Battaglin. Voto: 7 (9 alla squadra).

Giacomo Nizzolo. Grande voglia e tanta rabbia per i quattro secondi posti. Prima Kittel, poi Bouhanni, infine anche Mezcec lo battono allo sprint. Il successo è vicino. Voto: 6

Colombia. Una volta gli scalatori di questo Paese erano guardati con allegria e curiosità, ora le suonano a tutti. Quintana primo (due tappe, sei giorni in rosa e maglia Bianca), Uran secondo (una tappa e quattro giorni maglia rosa), Arredondo (una tappa e GPM), Duarte piazzato in alcune tappe. Dominatori. Voto: 10

Ivan Basso. Lo abbiamo detto ad inizio Giro: per lui sarebbe stato già tanto giungere a ridosso dei top-5. Ha chiuso in quindicesima posizione… perché ostinarsi a perseverare quando, da tre anni, è l’ombra del corridore che fu. Ha la stessa età di Evans (anzi è più piccolo di nove mesi), ma l’australiano almeno è competitivo e l’anno scorso, non dimentichiamolo, seppe ancora conquistare un podio in un GT. Voto: 4

Damiano Cunego. Stesso discorso di Basso, seppur molto più giovane (non ha ancora 33 anni). Al tramonto. Voto: 3

Moreno Moser. Sinceramente non capiamo cosa stia succedendo al trentino. Di certo i risultati non arrivano più. Dopo l’esordio scoppiettante di due anni fa, si è totalmente perso nelle ultime due stagioni. Voto: 3

Elia Viviani. Peggio, molto peggio di Nizzolo. Solo qualche piazzamento, ma dopo i due acuti in Turchia (battendo Cavendish!) non era in forma? Voto: 4,5

Joaquin Rodriguez. La sfortuna lo perseguita dalla classiche ardennesi. Al Giro esce di scena per le cadute. Sfuma, forse, l’ultima occasione di vincere un GT, peccato. S.v.

Infine, due parole sul percorso. Davvero duro, con un’ultima settimana da paura. Peccato per il pasticcio organizzazione-giuria-squadre dello Stelvio. In un’epoca in cui la tecnologia ha raggiunto livelli incredibili, è possibile realizzare ancora simili brutture che rischiano di falsare i risultati di tante fatiche. Dopo le bufere doping, ci mancava pure questa.

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