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Il cuore di Froome sullo Zoncolan!

chris froome

Una delle tappe più attese del Giro n. 101 con l’arrivo sullo Zoncolan. Lungo 186 km ben cinque GPM in programma: il Monte Ragona (2,8 km con pendenze sempre oltre il 10%, max 16%); Avaglio (4,550 km con punte al 15%); Passo Duron (addirittura un pezzo al 18% nella prima parte); Sella Valcada (7,6 km con punte al 12%); infine, il piatto forte di una giornata durissima con lo spauracchio rappresentato dai 10,1 km del Monte Zoncolan (1.730 m), pendenza media 11,9%, con alcuni punti al 20 e al 22%!

Cronaca - Non parte Tim Wellens (vincitore della tappa con arrivo a Caltagirone) febbricitante. Sul Monte Ragona passa primo Valerio Conti. All’attacco quattro atleti: Conti, Mads Pedersen (2° al Giro delle Fiandre), Francesco Gavazzi ed Enrico Barbin. Ma ben presto rientrano su di loro altri tre: Jacopo Mosca, Matteo Montaguti e Laurent Didier. In sette, dunque, al comando verso la seconda salita di giornata.

Corsa bloccata - Nonostante il terreno favorevole alla bagarre non succede praticamente nulla fino ai piedi del “kaiser”, ovvero la temutissima ascesa all’erta finale. La Mitchelton-Scott scorta molto bene il suo leader e la sfida si concentra tutta negli ultimi 10 km..

Zoncolan, il momento della verità - Conti e Barbin sono i superstiti della fuga iniziale, e approcciano la salita definita “la più dura d’Europa” con meno di un minuto di vantaggio sul gruppo. Il primo a prendere l’iniziativa dal gruppo è Igor Anton (vincitore nel 2011). Dopo il primo chilometro di salita, registriamo che ancora una volta Fabio Aru non appare al meglio, dimenandosi sulla bici a centro gruppo. In testa ci sono gli Astana per preparare il terreno a Miguel Angel Lopez, ma non è solo Aru a rimanere dietro. Anche Froome è nella seconda parte di quello che rimane del gruppo. Valerio Conti rimane da solo, ma il vantaggio è ridotto. Anton riprende il battistrada quando mancano 7,1 km al termine. I due di testa si inerpicano su pendenze impossibili, mentre il plotone perde pezzi metro dopo metro. A -6,6 Michael Woods si riporta sui primi e poi parte in avanscoperta.

Selezione naturale - Si procede senza scatti, ma perdono contatto sempre più corridori. Aru (e non è una novità), ma anche Dumoulin sembra in affanno. Ripreso Woods ai -5,6 da Wout Poels con Froome in scia, poi Yates, Pozzovivo, Lopez, Dumoulin, Pinot e Reichenbach. La maglia bianca di Carapaz è poco distante. Si entra negli ultimi 5 km e ancora non ci sono scatti tra i migliori, ma straordinario il lavoro in testa di Poels, che già l’anno scorso sulle pendenze dell’Angliru alla Vuelta fu determinante per il suo capitano.    

Froome prova - Prima frullata del vincitore di 4 Tour a 4,3 km dal termine! Una nuova rasoiata ai -4 e il keniano bianco è solo! Alle sue spalle il gruppetto si rompe, all’inseguimento restano la maglia rosa, Pozzovivo e Lopez. I distacchi sono esigui: 11” il margine di Froome a 3,4; Dumoulin e Pinot a 24”. Scatta Yates! Era nell’aria, la maglia rosa parte a -3,2 lasciando sul posto Lopez e Pozzovivo. Froome dà tutto, con le gambe e col cuore, non è l’imbattibile attore del Tour, ma riesce ad essere molto efficace.

Ultimo km - Simon Yates recupera ed è un appassionante sfida tra i due britannici! Il cuore di Froome, che resiste e vince! Ma Yates è ugualmente grande, guadagnando terreno su Dumoulin e tutti gli altri pretendenti alla vittoria finale.

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