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Nibali e Quintana - bicchiere mezzo vuoto

giro 100

Il Giro100 è ormai in archivio ma, a tre giorni dalla conclusione, alcuni temi vanno sottolineati. Assodata l’impresa di Tom Dumoulin, da grande cronoman a uomo da corse a tappe, focalizziamo l’attenzione su coloro lo hanno accompagnato sul podio di Milano. Nairo Quintana e Vincenzo Nibali. Due campioni avvezzi alle grandi sfide sulle tre settimane, che portano via un piazzamento importante che lascia, ad entrambi, l’impressione di un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Sesto podio in un Grande Giro. Quintana era il grande favorito del Giro d’Italia 2017, più dello stesso Nibali, vincitore lo scorso anno. Il successo alla Vuelta 2016, davanti a quel Chris Froome, che lo ha relegato per ben tre volte (due secondi e un terzo posto) sui gradini più bassi del Tour de France, sembrava facesse affiorare un campione finalmente più maturo. E in effetti la prima parte del 2017 ha messo in chiaro un Quintana molto convincente nelle brevi corse a tappe disputate come marcia d’avvicinamento alla corsa rosa. I successi netti alla Vuelta Valenciana a febbraio e, soprattutto, alla Tirreno-Adriatico (con il timbro sul Terminillo) a marzo e, infine, il secondo posto alla Vuelta a Asturias (con un acuto in salita) poco prima del Giro, lo ponevano in cima alla lista dei pretendenti più accreditati alla vittoria finale. Il condor non ha fatto mistero, già a gennaio, di voler puntare quest’anno alla storica accoppiata Giro-Tour. E il Giro si era messo bene con una prima settimana soft e poi la perentoria dimostrazione di forza sul Blockhaus che gli ha consegnato la leadership. Si era appena alla 9^ tappa e con tutte le salite ancora da affrontare in molti credevano che il Giro fosse finito. E invece… invece da quel giorno (era il 14 maggio) la luce dei suoi scatti irresistibili ha cominciato a spegnersi. Intanto,  subito dopo il giorno di riposo, ha preso una bella botta nella cronometro del Sagrantino, dove Dumoulin oltre che dominare gli ha pure sfilato la maglia rosa. Quintana, ha continuato con una corsa regolare, ma senza sussulti. Nelle tappe più attese ha deluso, e non poco. Qualche timido allungo, ma niente rispetto agli sfracelli che si pensava dovesse compiere. Al termine della terz’ultima tappa, però, è tornato in rosa. Il vantaggio minimo su Dumoulin non gli ha consentito di resistere allo strapotere di uno specialista come l’olandese nella decisiva crono conclusiva. Alla fine è giunto secondo, e ha rivelato che negli ultimi giorni ha sofferto fisicamente a causa della febbre. Tuttavia, Resta forte l’impressione che Nairo abbia aggiunto un’altra incompiuta alla sua lista che comprende già le ripetute sconfitte alla Grande Boucle. La rivincita al Tour?

Sfumato il primo GT con il nuovo team. Questo Giro aveva una grande rilevanza per Vincenzo Nibali, passato alla fine della passata stagione al neonato Team Barhain-Merida. Tutto il 2017 ruotava attorno alla conferma in rosa per il siciliano, che ha corso poco e senza risultati fino alla vigilia del grande appuntamento di maggio. Solo un sussulto nel modestissimo Giro di Croazia, che gli ha regalato la prima vittoria con la nuova casacca. Anche per Nibali il primo momento verità (dopo uno scatto telefonato sull’Etna) era sul Blockhaus. Fino ai -4 ha resistito all’urto degli scatti di Quintana, poi al quarto assalto ha dovuto mollare subendo il ritorno di altri avversari (tra i quali Dumoulin e Pinot), che lo hanno pure staccato. È tornato alla mente il Giro sofferto di dodici mesi fa, ma stavolta Vincenzo ha reagito bene nella cronometro facendo ben sperare nella terza e decisiva settimana. Le sue grandi doti di fondo e di recupero, unite alla fantasia, sono subito emerse nella tappone di Bormio (Mortirolo e doppio Stelvio) che hanno regalato l’unico successo parziale all’Italia in questo Giro. Una tappa fortissimamente voluta, andando a scattare sullo Stelvio e poi con una magistrale discesa si è riportato su Landa e quindi ha avuto la meglio nello sprint a due. Nibali c’è! Il ritardo da Dumoulin si era dimezzato e l’ultimo scorcio di Giro strizzava l’occhio al suo estro. Invece, al di là di qualche scatto, non è riuscito a pungere più di tanto subendo, come Quintana, lo strepitoso ritorno di Dumoulin nella crono di Milano. È arrivato terzo, che comunque non è cosa da poco. Ma lui stesso, già vincitore di 4 GT in carriera (2 Giri, 1 Tour e 1 Vuelta) non ha fatto mistero che gli interessava solo vincere, visto che l’anagrafe comincia ad essere pesante (33 anni a novembre). Ora, un periodo di riposo, prima di concentrarsi su nuovi obiettivi. Difficilmente sarà al Tour, più facile che torni alla Vuelta.

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