cyclingtime

Lo spettacolo della Granfondo del Mar Morto

Sono da poco stati ufficializzati gli ordini d’arrivo della Gran Fondo del Mar Morto, che si è conclusa a Ein Bokek, ed ha visto la partecipazione di 550 atleti. A vincere i portacolori del team TACC, con l’israeliano, Zohar Hadari che ha battutto il connazionale Roy Goldstein (500 WATT) dopo una lunga volata sul rettilineo finale.

Al terzo posto, distanziato di pochi secondi, Ido Zilberstein (TACC). I concorrenti, al 90% israeliani si sono dati battaglia in un percorso affascinante nel deserto e che ha visto come maggiore asperità di giornata la Salita degli Scorpioni, un’ascesa di circa 8 km suddivisa in 2 parti, una prima parte di 5 km ed una successiva di 3 km. Tra i partenti anche l’ex campione del mondo 2005 della categoria Under 23, l’ucraino Dimitri Gabrowskyy, che ha militato per alcuni anni anche tra i professionisti, in Quick Step e Neri Sottoli-ISD. La cornice, irripetibile, era la depressione terrestre (421 sotto il livello del mare) che ospita il Mar Morto, il bacino idrografico a maggiore densità salinica del mondo. Partenza e arrivo a Ein Bokek. In tutto 155 chilometri tra deserto, roccia, viste mozzafiato all'ombra della millenaria fortezza di Masada dove si consumò una delle pagine più drammatiche di resistenza israeliana alla conquista di Roma nel primo secolo. Inizialmente previsto per metà dicembre, l'evento è stato fatto slittare di alcune settimane a causa dell'ingente nevicata che ha coperto Israele generando inaspettati problemi logistici in un paese poco avvezzo a tali manifestazioni climatiche. Anima della Gran Fondo l'israeliano Harel Nahmani, una passione sfrenata per il Giro d'Italia che commenta così l’edizione che si è appena conclusa: “C’è grande soddisfazione. Per l’evento, per le sensazioni che sono scaturite, per aver proposto un modello organizzativo vincente. Adesso l’obiettivo è quello di internazionalizzarci sempre di più”.

COMMENTI:

EIN BOKEK (ISRAELE): Harel Nahmani, organizzatore della Gran fondo del Mar Morto ci aiuta a capire meglio lo spirito che anima un Paese che da poco si è affacciato al movimento ciclistico. Uno stato, quello israeliano che spesso viene dipinto come luogo di contrasti, che di fatto esistono, ma che non impediscono alla bicicletta di crescere e trovare terreno fertile per dar vita ad un movimento giovane, in tutti i sensi, ma con molta voglia ed energia per fare.

“Non abbiamo sicuramente la cultura europea nel ciclismo. Paesi come Italia, Spagna, Francia e Belgio sono per noi inavvicinabili. Lì è stata fatta la storia di questo sport. Però 5 anni fa abbiamo registrato l’esplosione dello sport legato alla bike, in tutte le sue forme. E’ un fattore strano da spiegare visto che non abbiamo campioni olimpici o mondiali. La gente in Israele però guarda il Giro, il Tour e la Vuelta. Ora tutti gli appassionati capiscono di tattica di corsa, acquistano biciclette da più di 10.000 euro e si interessano all’alimentazione”.

Il concetto di ciclismo è arrivato forse in maniera diversa rispetto all’Europa. “Amiamo questo sport perché ci diverte e perché vogliamo essere in forma. A questo si aggiunte il fatto che viviamo in una realtà che è considerata tra i 7 miracoli della terra per bellezza e ricchezza storica. Grazie ad un mezzo ecologico e straordinariamente moderno come la bicicletta possiamo farlo al meglio”.

Da queste basi stanno nascendo i primi eventi sportivi. “Molti di noi hanno preso parte alle gare italiane ed ora vogliamo a provare a creare anche qui degli eventi di ciclismo. Mettiamo la nostra professionalità, maturata anche in altri campi, come quello dello spettacolo dove esistono già molti festival”.

Il percorso è iniziato a piccoli passi nel 2008. “Nel 2008 siamo riusciti, con fatica, a dar vita al primo club di Israele. L’anno seguente, nel 2009, abbiamo preso parte con 25 atleti alla Transalp, in mountain bike. Non avevamo professionisti iscritti ovviamente, ma ci siamo distinti per organizzazione di squadra. Il passo seguente, dopo aver vissuto il ciclismo pedalato, era quello di provare ad allestire qualcosa in Israele. Una sfida stimolante”.

L’avventura è iniziata lo scorso anno con la prima Gran fondo del Mar Morto, e nel 2014 è arrivata la 2^ edizione. “Sappiamo che si tratta di un percorso di crescita lungo, ma la nostra politica dei piccoli passi credo possa dare buoni frutti. Pensiamo che la nostra sia un’interessante opportunità durante l’inverno. Ne abbiamo avuto la conferma 2 anni fa, quando è ventua ad allenarsi la Saxo Bank di Alberto Contador. Strade e percorsi si sono confermati di buonissimo livello ed anche i prof sono rimasti sorpresi”.

Anche in questa occasione sono stati sfatati alcuni falsi miti, come quello legato alla sicurezza. “Come in tutto il mondo succedono delle cose, ma il nostro Paese ha un livello di qualità della vita tra i più alti al mondo, quindi non si deve aver paura di venire in Israele come noi non perdiamo occasione di venire in Italia. Abbiamo già un gruppo numeroso che ha prenotato le vacanze in Italia per seguire gli ultimi 10 giorni del Giro d’Italia, ovviamente in bicicletta. Lo scorso anno siamo stati a seguire le tappe del Sud, quest’anno privilegeremo il Nord. Speriamo solo che non ci sia la neve”.

Yuval Golan è uno dei pochi ex corridori di Israele ed ha cullato il sogno di diventare un ciclista professionista. Oggi lavora nell’Esercito, è manager sportivo del Megiddo Regional Council. E’ lui che ci aiuta a fotografare meglio gli scenari di sviluppo per il settore bike israeliano: “Attualmente credo che per noi sia il secolo del ciclismo. Possiamo vantare su una popolazione molto giovane che ci permette di allargare la base dell’agonismo. Non è semplice creare dei buoni atleti, la bici necessita di educazione ed in tutto lo stato stiamo costruendo piste ciclabili. Ci sono progetti molto importante finanziati dal governo su vasta scala. Credo che nel giro di pochi anni si vedranno importanti frutti”.

Quello che potrebbe interessare molto, ad esempio le aziende italiane è l’alto potere di acquisto degli appassionati. “Credo che in Israele si possano trovare tutti i tipi di attrezzatura e gadget ciclistici. I cicloamatori sono attentissimi agli oggetti che vedono utilizzare dai professionisti e corre ad acquistarli, anche se non vi è l’assillo della performance a tutti i costi”. Golan ripete un concetto già espresso anche dal Presidente di Saxo Bank,  Lars Seier Christensen. “Per noi la bici è il nuovo golf. Siamo molto interessati al ciclista anche dal punto di vista turistico. Abbiamo fatto delle valutazioni.  Riteniamo come target, che il biker sia a livello dello sciatore e gli sciatori spendono molto per la loro attività”.

ORDINE DI ARRIVO: 1. Zohar Hadari (TACC) 2. Roy Goldstein (500 WATT) 3. Ido Zilberstein (TACC)

"Comunicazione ai sensi dir. 2009/136/CE: questo sito utilizza cookies tecnici anche di terze parti."

"L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser." Per saperne di piu'

Approvo
Per favore dimostra di essere umano!