cyclingtime

Condanna al razzismo o ipocrisia di facciata

mosconQuarta tappa del Tour de Romandie. Finale convulso. In gruppo tutti cercano di portare nella miglior posizioni il proprio velocista. Tra chi cerca di pilotare il proprio uomo veloce ci sono anche Gianni Moscon e Kevin Reza. Tra i due non ci sono solo scodate e gomitate, ma anche parole. Quelle rivolte dal corridore italiano all’atleta di colore della FDJ sono a sfondo razzista. Reza a fine tappa va da Moscon e a muso duro lo redarguisce.

La questione sembra finita e invece in serata un post di un compagno di squadra di Reza riporta a galla la problematica. Sebastian Reichenback scrive: "Sono rimasto sorpreso nel sentire insulti razzisti. Sei una vergogna per il nostro sport". Il riferimento a quanto accaduto qualche ora prima è chiaro. Il caso diventa di dominio pubblico. Ognuno cerca di trovare in tutta questa vicenda un colpevole e nonostante Moscon avesse già provveduto a scusarsi con Reza, viene additato come personaggio razzista.

Provvedimento – La SKY è spiazzata. La formazione inglese, recentemente coinvolta in scandali poco chiari di doping, cerca un appiglio per dare una condanna esemplare. Una decisione, insomma, da applausi. E così sospende Moscon per sei settimane. Senza entrare nel merito del provvedimento e condannando gli insulti razzisti di Moscon, una domanda è stata sollevata "Ma se invece di chiamarsi Moscon si fosse chiamato Froome?"

Precedente – La domanda potrebbe sembrare senza senso e invece un senso lo ha. Froome lo scorso anno si rese protagonista di un pugno scagliato contro un tifoso nello svolgimento di una tappa del Tour de France. Il tifoso, troppo focoso nell’incitare (o forse sarebbe meglio dire  “danneggiare”) i corridori venne messo KO dal corridore britannico. Strano a dirsi, ma in quel caso nessun provvedimento venne preso. Niente di niente. Silenzio dalla SKY, silenzio dagli organizzatori, silenzio dai giudici di gare, silenzio dai dirigenti UCI.

Due pesi e due misure – Per questo la domanda “Ma se invece di chiamarsi Moscon si fosse chiamato Froome?” non è fuori luogo. La violenza fisica non è forse condannabile in egual maniera? Giusto, giustissimo punire un atteggiamento razzista, ma altrettanto giusto sarebbe condannare la violenza fisica, così come recentemente ha fatto l’Unione Ciclista Internazionale nei confronti di Grivko, reo di aver colpito con un pugno Marcel Kittel. La sospensione di Moscon sia da monito, ma non facciamo in modo che diventi solo una “ipocrita decisione di facciata”.

Tagged under: Gianni Moscon,

"Comunicazione ai sensi dir. 2009/136/CE: questo sito utilizza cookies tecnici anche di terze parti."

"L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser." Per saperne di piu'

Approvo
Per favore dimostra di essere umano!