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Gracias Alberto - Le ultime imprese fino all’Angliru

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Il ritorno alle gare alla Vuelta 2012, dopo la discutibile squalifica di 6 mesi dello stesso anno, con perdita retroattiva di tutte le vittorie ottenute nei 18 mesi precedente alla squalifica (Tour 2010 e, soprattutto, Giro 2011), accresce in Alberto Contador la voglia di tornare a primeggiare al Tour de France.

L’ascesa di Froome e Nibali, Tour stregato - Ma proprio la Grande Boucle rimarrà un sogno nella seconda parte della carriera di Contador. Nel 2013 decide di incentrare tutta la stagione sul grande appuntamento di luglio, saltando sia il Giro che la Vuelta. Solo un successo prima di luglio (1 tappa al Tour de San Luis). Ma quell’anno c’è un nuovo astro che ha deciso di fare della Grande Boucle il suo terreno preferito di caccia: Christopher Froome. Già secondo l’anno prima (alle spalle del proprio capitano Bradley Wiggins), il keniano di nascita e britannico di passaporto vola letteralmente in salita e a cronometro. Le sue “frullate”, brutte a vedersi ma estremamente efficaci, mettono al tappeto la concorrenza. E Contador? Il madrileno si scontra con la dura realtà: non è più il migliore in salita. Coadiuvato da un ottimo Roman Kreuziger (6° assoluto), lo spagnolo si ferma ai piedi del podio concludendo al quarto posto a 6’27” da Froome. Nel 2014, dopo una prima parte di stagione che lo vede trionfare alla Tirreno-Adriatico (spettacolo puro, con 2 successi di tappa consecutivi) e al Giro dei Paesi Baschi, è in grande condizione. Ma un Nibali stratosferico sin dall’avvio in Inghilterra, il pavé indigesto e una caduta che gli procura una microfrattura alla tibia destra lo costringono ad abbandonare anzitempo la sfida allo scatenato campione italiano. Nel 2015, nonostante abbia già superato le 32 primavere, punta all’accoppiata Giro-Tour. Vince in Italia ed è uno dei grandi favoriti in Francia. Ma contro Froome e la sua supersquadra (SKY) non c’è niente da fare. Tanto più che in salita (oltre che a cronometro) il britannico si dimostra più forte dell’iberico. Così, Contador è costretto ancora alla sconfitta terminando al 5° posto (con quasi 10’ di distacco) di una classifica stellare (1° Froome, 2° Quintana, 3° Valverde, 4° Nibali). Nel 2016 ancora cadute e nuovo abbandono, quest’anno qualche sprazzo della sua classe infinita ma lontano dai primi (9°). Colpisce anche il fatto che dopo il Tour 2010 (il terzo vinto e poi revocato), Contador non solo non ha più vinto la Grande Boucle, ma non è riuscito nemmeno a salire sul podio, a vincere una tappa e ad indossare la maglia gialla.

Il tris alla Vuelta - Dopo i trionfi del 2008 e 2012, Contador corre e vince la sua terza Vuelta! È il 2014, e con un bendaggio rosso a protezione della tibia infortunata a luglio al Tour si presenta nella corsa di casa. C’è Froome, e ci sono pure gli eterni Valverde e Purito Rodriguez, oltre che il rampante Fabio Aru. Con una condotta intelligente e due stoccate vincenti in altrettanti arrivi in salita (nella 16^ e nella 20^ e penultima tappa) sempre lasciando sul posto Froome, conquista la massima corsa iberica con 1’10” sul britannico, 1’50” su Valverde, 3’25” su Purito Rodriguez e 4’48” su Aru.

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Vuelta 2014

 

Il Giro nel cuore. Un’altra vittoria significativa è il Giro d’Italia 2015 quando, nonostante una caduta e una squadra inferiore all’Astana di Aru e Landa, conquista la maglia rosa in avvio (perdendola per un solo giorno a favore di Aru) e grazie a qualche “invenzione” con attacchi da lontano mette nel sacco i due giovani rivali conquistando il suo terzo Giro in altrettante partecipazioni.

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Eloquente il gesto alla fine del Giro 2015: 3 vittorie (anche se il successo del 2011 è stato revocato)

L’ultima stagione inseguendo una vittoria, fino all’apoteosi de L’Angliru - Tutto il 2017 (corso con la Trek-Segafredo, dopo l’abbandono non senza polemiche di Oleg Tinkoff, padrone dell’omonima formazione con cui gareggiava dal 2014) è stato un lungo inseguimento al successo. Battuto ripetutamente da Alejandro Valverde, rivale storico di una vita, in Andalusia, al Catalogna e al Paesi Baschi; sconfitto con onore anche alla Parigi-Nizza; al Tour si è detto; fino alla Vuelta che ha rappresentato la sua ultima corsa. La vittoria sembrava stregata, nonostante una serie incredibile di attacchi che hanno mandato in visibilio tutti per la sua ultima recita. Ma come il grande tenore che chiude nel teatro più glorioso, l’agognato trionfo è arrivato sul traguardo leggendario de L’Angliru, al penultimo giorno di corsa! Gracias Alberto, Campione di fantasia, estro, coraggio e improvvisazione.

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