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A rompere la lunga striscia negativa (ben 34 sconfitte!) ci ha pensato lui, Vincenzo Nibali, il campione azzurro più rappresentativo dell’ultimo quinquennio, capace già di entrare nella ristretta cerchia dei fuoriclasse in grado di vincere tutti i GT (Tour, Giro e Vuelta), che ha assaporato la gioia di un successo storico per lui e per il ciclismo italiano. Una stagione che volge al termine che, seppur non ha dato a Nibali i trionfi delle ultime due (Giro 2014 e Tour 2015), con l’amaro 4° posto alla Grande Boucle, prima della cocente esclusione per traino al secondo giorno della Vuelta, gli ha riservato un finale d’autore, dove il trionfo al Lombardia è la ciliegina sulla torta dopo i brillanti successi nella Coppa Bernocchi e nella Tre Valli Varesine delle ultime settimane. A questo punto, rinfrancato da un trionfo pesantissimo (che vale una carriera), il siciliano riparte per il 2016 con rinnovate ambizioni (Giro e Olimpiadi) anche per via di una ritrovata serenità all’interno della formazione kazaka della Astana, dove negli ultimi mesi aveva vissuto dei momenti di tensione. Il trionfo di Fabio Aru alla Vuelta (a cui si aggiunge il brillante secondo posto al Giro) non deve essere una spina nel fianco per Nibali: i due campioni isolani hanno già dimostrato di poter coesistere e, soprattutto, di dividersi gli obiettivi. Ma adesso spazio e onore all’impresa di Vincenzo Nibali, che ha aggiunto un tassello importante al suo bel mosaico che è la sua magnifica carriera.

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