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Moscon sulle orme dello "sceriffo"

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La Parigi-Roubaix 2017, appena consegnata agli archivi, verrà ricordata per la manifesta superiorità di Greg Van Avermaet, per l’addio alle gare di Tom Boonen e … perché no anche per la rivelazione Gianni Moscon.

Atleta solido, già tra i dilettanti Moscon si fece notare vincendo il Piccolo Giro di Lombardia (2014) e giungendo 2° al Giro delle Fiandre (2015), senza dimenticare un titolo nazionale (2015). Risultati che gli hanno spalancato le porte di uno dei team più forti e blasonati al mondo: SKY! E lui è subito entrato in sintonia con lo squadrone che ha dominato quattro degli ultimi cinque Tour de France. Atleta potente, si è subito messo in mostra all’esordio nella massima categoria ben figurando alla prima esperienza in classiche monumento come Fiandre e Roubaix. Ma il 2016 non è stato solamente classiche (da rilevare pure il 6° posto al G.P. di Montréal, gara World Tour), visto che ha pure colto le prime vittorie da pro’ conquistando una tappa e la classifica finale della Artic Race of Norway.

Trentino come Moser. Gianni Moscon è nato nel minuscolo comune di Livo (meno di 1000 abitanti!) il 20 aprile 1994: compirà dunque 23 anni tra pochi giorni. Trentino come Francesco Moser, che proprio alla Parigi-Roubaix ha firmato uno straordinario tris consecutivo (1978-79-80), sembra volerne ripercorrere le gesta nelle classiche del pavé, vista l’attitudine verso queste corse dal fascino unico e intramontabile. Pur avendo atleti di esperienza (Ian Stannard su tutti), la Sky ha dato libertà al ragazzo e lui ha ripagato correndo già un ottimo Fiandre (15°) e superandosi alla Roubaix.

5° all’Inferno del Nord, alla seconda partecipazione. La prova di domenica è stata veramente rimarchevole. Il ragazzo si è mosso con la lucidità di un veterano tra i vari spunti che hanno caratterizzato la gara, emergendo nel finale nel gruppetto con Van Avermaet & co. All'attacco con atleti più esperti, non ha mai corso al risparmio dando il suo contributo alla riuscita della fuga. Pur perdendo contatto da Van Avermaet, Stybar e Langeveld negli ultimi settori in pavé (Camphin-en-Pévèle e Carrefour de l’Arbre), ha dimostrato grande tenuta atletica e capacità di recupero riuscendo a rientrare sui tre di testa assieme a Stuyven (altro giovane talento per le classiche) proprio all’interno del velodromo! A quel punto, mancavano 300 metri al termine, ha tentato di sorprendere gli avversari, ma ormai non ne aveva più, ottenendo comunque un eccellente 5° posto. Moser alla prima esperienza (1974) colse un incredibile seconda posizione alle spalle di Roger De Valeminck, poi fu 5° alla seconda partecipazione l’anno successivo, esattamente come Moscon quest’anno. Le premesse ci sono tutte, Moscon è tagliato per le infami rotte del pavé. Dopo tanti anni di digiuno (l’ultimo successo di un italiano risale addirittura al 1999 e porta la firma di Andrea Tafi) l’Italia sembra aver trovato l’uomo giusto per il pavé. Il futuro lo aspetta.  

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